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Vittoriano Viganò, Residenza “Le Case”, Palù di Madonna di Campiglio, 1972

Percorrendo via Mandron, la strada di Palù di Campiglio che costituisce il bordo tra il nucleo abitato e i folti boschi di Spinale, risalta, tra le altre costruzioni, la Residenza “Le Case”. Risalta in modo discreto, pacato, rivelando una cifra progettuale alta, riconoscibile per alcuni accenti.

Colpisce l’abilità che il suo progettista sembra aver avuto nell’articolazione delle masse costruite che, a partire dalla volumetria disponibile, vengono scomposte in parti minori, ruotate di 45 gradi, riaggregate e caratterizzate da un'accentuata falda di copertura a generare un organismo dinamico.

Vittoriano Viganò, Residenza “Le Case”, Palù di Madonna di Campiglio, 1972

Il condominio oggi visto da sud con le logge e i ballatoi di distribuzione in primo piano, foto di Davide Fusari

Colpisce la dialettica tra pesantezza e leggerezza che sembra rivelarsi sia nel rapporto tra la matericità dei corpi edilizi rivestiti in granito a spacco e il librarsi aereo dell’estroverso sistema distributivo e degli sbalzi dei balconi, sia nel delicato ma deciso appoggiarsi della composizione sul pendio, mediato da un’asola vetrata che la sospende in un ricercato equilibrio.

Colpisce l’attacco a terra dell’edificio che sembra inserirsi deciso nel terreno calzando la sua impronta, rivelandosi poi al piano della strada attraverso un elegante padiglione posto a copertura dell’accesso carrabile e del duplice ingresso pedonale.

Colpisce il mai lezioso svolgersi dei dettagli costruttivi: il raccordo tra la muratura in pietrame e le finestrature mediato da un elegante scuretto, il dinamico intreccio delle aste lignee del padiglione d’ingresso e dei parapetti dei balconi e delle scale, l’enfasi posta nei pluviali che -molto distaccati- scendono liberi nello spazio circostante il volume da loro servito rinnovano di volta in volta il non lineare rapporto tra i singoli elementi e il loro concorrere all'unità dell'opera.

Sviluppato da Vittoriano Viganò su commissione di un gruppo di imprenditori bresciani, il progetto per la Residenza “Le Case” è stato elaborato nel 1972 in due fasi immediatamente successive che recepiscono le prescrizioni della Giunta Provinciale particolarmente rivolte a perseguire una miglior armonizzazione delle volumetrie che si prescrivevano suddivise in due unità delle quali solo una verrà realizzata.

Le piante rivelano il principio distributivo che regge la composizione: al piano della strada il sistema dei percorsi parzialmente ipogeo si dipana a partire dal padiglione d'ingresso conducendo alle autorimesse, ad una serie di spazi comuni e ai vani scala aperti che, salendo verso l'alto ed uscendo dallo spessore del terreno, costituiscono gli intervalli tra i corpi edilizi, servendo ciascuno due di loro.

Il piano tipo, invece, restituisce la riflessione progettuale svolta dal progettista attorno ai caratteri tipologici appropriati ad un condominio per le vacanze in montagna. Ad una zona giorno passante, caratterizzato alle due estremità da due ampi affacci vetrati, vengono affiancate due fasce laterali composte da vani destinati alla zona notte e alle funzioni accessorie che, affacciando sul soggiorno, lo configurano come spazio pubblico dell’alloggio. Spazio che, come avviene in scala diversa nelle piante tipiche di rifugi e bivacchi, permette di ritrovare una dimensione comunitaria in una tipologia abitativa altrimenti destinata alla fruizione stagionale e carente sotto il profilo delle interrelazioni sociali.

Pur non divulgato nelle pubblicazioni dedicate all’autore, l’edificio conferma quei tratti generali associati alla sua opera che si rivela soprattutto, come ha scritto Sergio Crotti, “nei modi della riduzione dello spazio a volumi essenziali, della distinzione analitica dei piani, nell'esibizione dei materiali crudi”1 manifestandosi attraverso “tratti che non sempre si traducono in una decantazione del risultato spaziale, poiché la prepotente volontà di forma sospinge talvolta a una moltiplicazione degli elementi espressivi che non giungono a prevalere secondo una preordinata gerarchia delle parti, ma piuttosto a integrarsi secondo una modulazione di ruoli che investono gli aspetti primari quanto i secondari”2.

Vittoriano Viganò, Residenza “Le Case”, Palù di Madonna di Campiglio, 1972
Vittoriano Viganò, Residenza “Le Case”, Palù di Madonna di Campiglio, 1972
Vittoriano Viganò, Residenza “Le Case”, Palù di Madonna di Campiglio, 1972

Il condominio oggi visto da nord, foto di Davide Fusari

Planivolumetrico e prospetto ovest, fonte Archivio Ufficio tecnico comunale di Tre Ville

Pianta del piano tipo, Archivio Ufficio tecnico comunale di Tre Ville

L’autore
Vittoriano Viganò (1919-1996), figlio del pittore Vico, si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1944 dove, dopo un diploma di perfezionamento in costruzioni in cemento armato conseguito nel 1947, insegna prima Architettura degli Interni e Allestimento e poi Composizione Architettonica.

Appartenente alla “generazione di mezzo” del Razionalismo italiano, la sua poetica si rivolge ben presto all'esplorazione del valore espressivo dei materiali e alle loro potenzialità nella caratterizzazione dello spazio architettonico, attenzioni che lo portano ad essere considerato esponente del cosiddetto Brutalismo.

Tra le opere, oltre a numerosi allestimenti e interni residenziali e commerciali, si segnalano l'Istituto minorile Marchiondi Spagliardi a Milano (1954/57), la casa “La Scala” per André Bloc a Portese del Garda (Brescia, 1956), l’ampliamento dello stabilimento del Mollificio Bresciano a San Felice sul Benaco (Brescia, 1968/81), l'ampliamento della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano (1975/80), la riqualificazione di Parco Sempione e dell’area dell’Arco della Pace a Milano (1979/87) e il lungolago di Salò (Brescia, 1983/96).

Su di lui si segnalano Vittoriano Viganò. A come Architettura (Electa, Milano 1992); A. Stocchi, Vittoriano Viganò. Etica brutalista (Testo&Immagine, Torino 1999); Vittoriano Viganò. A come asimmetria (a cura di A. Piva e E. Cao, Gangemi, Roma 2008); L'Istituto Marchiondi Spagliardi di Vittoriano Viganò (a cura di F. Graz e L. Tedeschi, Mendrisio Academy Press, Mendrisio 2009).

1. S. Crotti, Attraverso l’architettura: testimonianza del moderno in Vittoriano Viganò. A come Architettura, Electa, Milano 1992, p. 13

2. Ivi, p. 14