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Valore e tutela del paesaggio alpino: lo sguardo contemporaneo di Edoardo Gellner

La figura di Edoardo Gellner vive da quasi un decennio una stagione di riscoperta. L’architetto istriano, nato nel 1909 e scomparso nel 2004, si è confrontato per quasi mezzo secolo con il paesaggio dolomitico delle Alpi orientali. La sua notorietà è ancora oggi legata alle opere realizzate a Cortina d’Ampezzo nell’ambito del piano regolatore del 1950-51 e dei giochi olimpici invernali del 1956, sebbene l’intervento più conosciuto, e ad oggi più studiato, rimanga senza dubbio il Villaggio Eni di Borca di Cadore, il complesso voluto da Enrico Mattei per le vacanze dei dipendenti del gruppo: un successo di integrazione tra paesaggio e costruito. Al termine della tesi di dottorato dedicata al suo lavoro, ritengo di poter confermare il carattere innovatore del contributo di Gellner, soprattutto in rapporto al tema del paesaggio montano, una modernità che può essere davvero colta solo se si guarda al suo lavoro globalmente, in tutte le sue componenti di lettura, studio e conoscenza che anticipano – o confermano – i suoi progetti sempre attenti alla tutela del paesaggio.

Il lago di Misurina prima del 1899. In chiusura del bacino si nota la collina del Maserè, completamente distrutta nei lavori di costruzione dell’Hotel Misurina, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

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Il lago di Misurina prima del 1899. In chiusura del bacino si nota la collina del Maserè, completamente distrutta nei lavori di costruzione dell’Hotel Misurina, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

Gellner dedica molta attenzione al tema dei rapporti tra le trasformazioni del turismo e quelle del paesaggio anche al di fuori dei progetti: ad esempio partecipa attivamente ad alcuni convegni, tra cui quello organizzato dalla Camera di Commercio di Trento, L’insediamento turistico e residenziale dell’ambiente montano, nel 1970. All'interno di questo appuntamento multidisciplinare, che coinvolge naturalisti, ecologi, esperti di scienze forestali, giuristi, urbanisti e architetti, Gellner espone la relazione dal titolo La trasformazione del paesaggio nell’uso turistico della montagna. L'interesse per l’ecologia del paesaggio e le scienze forestali, presente nel suo intervento, risale a pochi anni prima, quando viene chiamato da Lucio Susmel, professore di ecologia e selvicoltura all’università di Padova, a tenere un corso di storiografia paesaggistica alla scuola di ecologia montana di San Vito di Cadore. L’analisi della relazione di Gellner al convegno di Trento, posta a confronto con quella dell’ecologo Valerio Giacomini, presentata nella stessa occasione, fa emergere un’interessante convergenza di posizioni. Sebbene Gellner non approfondisca teorie scientifiche in campo ecologico o forestale matura nei suoi lavori e nelle sue ricerche una sensibilità non comune per l’epoca e la capacità di mettere a fuoco una riflessione sui legami che intercorrono tra ecologia, pianificazione e tutela del paesaggio che ritroviamo anche nel dibattito contemporaneo. L’ecologia è proposta come modello di integrazione multidisciplinare in grado di ampliare la collaborazione tra componenti scientifiche e umanistiche di architetti, ecologi, urbanisti per incidere positivamente sul territorio alpino, superando la mera applicazione di norme tecniche, e per costruire una presa di coscienza condivisa del valore del paesaggio. 
I valori del paesaggio sono infatti preminenti nella strategia di tutela portata avanti da Gellner e sono i termini di riferimento per stabilire quantità e posizione dei nuovi inserimenti. Gellner imposta la sua metodologia di intervento sulla tutela attiva, non ancora molto diffusa nella pratica urbanistica e paesaggistica italiana degli anni Settanta. Gellner aveva compreso, a partire dal piano regolatore di Cortina del 1950 e dall’esperienza del villaggio ENI, che una politica territoriale limitata a prescrizioni quantitative e morfologiche non contribuisce a costruire una cultura del paesaggio, ma si pone come ostacolo da aggirare in nome di uno sviluppo egoistico-speculativo; visione opposta allo sviluppo comunitario delle vallate del passato. Il problema non è rappresentato dal turismo o dalle nuove costruzioni, bensì dalla modalità di attuazione degli interventi: le singole azioni non coordinate e mosse da interessi locali provocano “il consumo ambientale” e il degrado, proprio di quei luoghi di cui si vorrebbe sfruttare la bellezza. 
Gellner si chiede anche quale sia la differenza tra un intervento di consumo ambientale e un intervento di razionale fruizione dell’ambiente. La sua risposta operativa prevede innanzitutto la necessità di scegliere, a seconda della scala dell’intervento, i luoghi più adatti all’insediamento, quelli che consentono di conservare gli aspetti formali per cui l’ambiente era parso bello e appetibile. Perciò suggerisce la scelta delle parti più degradate, i terreni meno facili o più alterati, come le “pietraie aride” per collocare un nuovo edificio o i complessi edilizi di dimensioni maggiori, invece di occupare i punti di maggiore suggestione panoramica, le aree più in vista, le porzioni di territorio in cui più intatte e significative sono le connotazioni naturali.
Consente di cogliere l'orientamento di fondo maturato da Gellner, non indifferente ai problemi di tutela e di conservazione, il suo progetto di recupero del lago di Misurina. In esso, non realizzato, è evidente la capacità di Gellner di recuperare il valore dei paesaggi preesistenti e di interpretarli in chiave progettuale. È un’esperienza importante e molto sentita, oltre ad essere molto estesa cronologicamente (1966-1984); è sua intenzione, fino alla fine, mettere a disposizione le riflessioni qui maturate negli anni, in una pubblicazione della cui preparazione si trovano numerose tracce d’archivio. 
Il lavoro di Gellner sul lago di Misurina connette recupero e restauro ambientale nel ricomporre il paesaggio, allo stesso tempo progetta moderne e rispettose modalità di fruizione. Alcune delle proposte da lui messe in campo oltrepassano i limiti del suo ruolo di architetto, sconfinando nell’utopia, con il fine di rendere ancora più forte il suo messaggio. 
Obiettivo dichiarato del suo lungo studio è individuare una linea metodologica per una progettazione a scala di territorio, in montagna. Applica il suo procedimento induttivo: da un caso particolare e per certi versi eccezionale come quello di Misurina si propone di trarre spunti di riflessione per una visione più generale, sia per quanto riguarda lo sviluppo e le conseguenze del turismo in montagna, sia i problemi che la pianificazione territoriale è chiamata ad affrontare nelle interdipendenze delle differenti scale e dei vari ambiti di competenza.
Il contributo di Gellner alle vicende del lago di Misurina inizia nel maggio 1966 con l’incarico, affidatogli dal Consiglio comunale di Auronzo, per la redazione di un nuovo piano regolatore. Poiché l’area del lago era già protetta dal vincolo paesaggistico nonché già sottoposta a forte pressione turistica, l’architetto prevede la necessità di un piano particolareggiato, del quale viene pochi anni dopo incaricato. Per Gellner il piano diventa innanzitutto l’occasione per raccogliere le informazioni per un approfondito studio sulle cause del degrado edilizio ed ambientale del lago e del suo intorno. 
Egli analizza con attenzione nascita e sviluppo del turismo a Misurina. Non si limita ad aspetti architettonici, ma studia anche i fattori storico-culturali che, uniti a quelli economici, hanno messo in moto gli investimenti e i processi di edificazione. La costruzione del Grande Albergo di Misurina (Savoia), nel 1899, rappresenta per Gellner “la prima macroscopica alterazione dei connotati naturalistici” del lago; esempio eloquente di come queste enormi strutture si imponessero sul paesaggio invece di rispettarne i caratteri. Tra fotografie e antiche cartoline turistiche raffiguranti il lago, ne trova una, rara, che mostra il lago prima delle trasformazioni. Dal confronto tra questa e la situazione contemporanea a Gellner appaiono evidenti le alterazioni: la distruzione della collina “Maserè” che formava la naturale conclusione del lago; le rettifiche, tramite un rigido sbarramento; della riva meridionale del lago nel punto di uscita del fiume emissario; la massiccia presenza dell’edificio che si staglia davanti al gruppo montuoso del Sorapis.

La stessa veduta ripresa in uno scatto di Edoardo Gellner documenta la situazione delle sponde del lago dopo l'avvento del turismo, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

Figura 2
La stessa veduta ripresa in uno scatto di Edoardo Gellner documenta la situazione delle sponde del lago dopo l'avvento del turismo, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

Edoardo Gellner, fotomontaggio del lago dopo il ripristino secondo la “soluzione ideale”, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

Figura 3
Edoardo Gellner, fotomontaggio del lago dopo il ripristino secondo la “soluzione ideale”, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 393

Oltre al disordine architettonico, Gellner sottolinea le criticità derivanti dai percorsi automobilistici, altrettanto lesivi dei valori paesaggistici. L’intervento stradale, per lui più incisivo sul paesaggio, è la strada panoramica delle Tre Cime di Lavaredo, che porta il turismo di massa in alta montagna. 
La sua preoccupazione, a proposito del degrado ambientale, non riguarda soltanto i problemi relativi al traffico automobilistico; egli reputa altrettanto gravi le alterazioni ai danni dei caratteri fisici del lago e dei suoi ecosistemi. Descrive il grave problema dei rinterri di parti del bacino, soprattutto a partire dall’ occasione delle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, quando la superficie ghiacciata del lago viene utilizzata per le gare di velocità senza tenere conto che le zone umide sono essenziali per il mantenimento dell’equilibrio biologico.
Il grave livello di compromissione della situazione ambientale e paesaggistica del lago lo porta a formulare due ipotesi di intervento: la soluzione ideale, che ha valore di utopia culturale e legislativa, e la soluzione realistica, compromesso effettivamente presentato nel piano particolareggiato esecutivo. 
La soluzione ideale è estremamente interessante perché mostra le idee di Gellner sulla tutela del paesaggio in un caso concreto, senza condizionamenti economici e fondiari. Egli è cosciente del fatto che essa è irrealizzabile, dati gli strumenti urbanistici a quel tempo a sua disposizione e senza la diffusione di una cultura paesaggistica di adeguato supporto; tuttavia non rinuncia a indicare, suo tramite, obiettivi avanzati per stimolare una riflessione sul recupero degli ambienti naturali compromessi. Gellner propone la deviazione della strada lungolago in un percorso a quota più alta e in galleria, e con due zone di parcheggio, alle estremità del lago, in modo da non alterarne i valori percettivi e consentirne una fruizione completamente pedonale. Prendendo spunto dalla teoria dei vuoti e della sottrazione applicata in ambito urbano da Samonà, suo maestro a Venezia, Gellner ragiona sull’eliminazione di tutti gli edifici prospicienti il lago sul ripristino integrale delle rive e, allo stesso tempo, sulla progettazione unitaria di nuovi insediamenti turistici, moderni e ben inseriti nel paesaggio. Al posto del Grand Hotel Misurina, oramai abbandonato, egli ipotizza di ricostituire la collina del Masarè, con interventi di ingegneria biotecnica naturalistica, tecnica all’epoca consolidata nell’area di cultura tedesca, ma ancora quasi sconosciuta in Italia.
La proposta realistica tiene invece conto dei vincoli e dei tempi di esecuzione del piano particolareggiato. Al contrario di quanto auspicato nel programma ideale, Gellner è costretto a conservare le strutture esistenti e a limitarsi a prescrivere interventi migliorativi delle facciate, tuttavia prevede la formazione di un rialzo erboso, con l’obiettivo di ridurre l’impatto visivo dell’ex Grand hotel Misurina e di correggere l’andamento rigido e artificiale della riva meridionale. Anche in questo piano è forte la volontà di ripristinare, dove possibile, sia la vegetazione, per salvaguardare gli ecosistemi lacustri, sia la percezione dei valori paesaggistici; predisponendo nuovi parcheggi defilati rispetto alle visuali, cercando di attenuare l’incidenza della strada, conservando e ripristinando il verde prossimo alle rive e disegnando percorsi solo pedonali, laddove la natura è rimasta più intatta. 
Il sito per la costruzione del nuovo insediamento turistico, individuato alle spalle del Col Sant’Angelo (a nord del lago), viene scelto per la “minima interferenza con la percettibilità dei valori paesaggistici dalle visuali esterne”, per la presenza di vegetazione tale da poter “assorbire gli interventi edilizi” e per la “massima fruibilità delle visuali dall’interno”. La tipologia edilizia indicata per i nuovi edifici fa riferimento alle consuetudini del costruire in montagna, soprattutto per quanto riguarda le falde orientate secondo la pendenza del terreno, che assicurano ordine e omogeneità nella visione complessiva del nuovo inserimento. 
Gli interventi elencati sono tutti essenziali, poiché solo la realizzazione dell’intero piano può avere un effetto incisivo sul territorio. Infatti, per Gellner, l’obiettivo è non soltanto salvaguardare una visuale, predisporre un intervento scientifico sull’ecologia lacustre o progettare nuovi edifici per il turismo, ma permettere anche una fruizione più completa dell’ambiente e dello spazio alpino, rispettando le sue vocazioni e il suo sviluppo. I criteri adottati da Gellner, messi a punto in cinquant’anni di vita e professione tra le valli dolomitiche, rimangono in gran parte attuali: l’analisi ambientale e delle preesistenze, la valorizzazione dei paesaggi degradati, l’attenzione alla percezione multi-angolari della montagna, la ricerca di un linguaggio proprio, coerente con l’ambiente circostante, non asservito alla richiesta commerciale del “finto rustico” guidano ancora oggi le nostre ricerche e i nostri progetti per sostenere la resilienza dei territori di montagna.

Edoardo Gellner, planimetria generale di progetto del nuovo centro turistico e dei terminali di parcheggio arretrato rispetto alle sponde del lago per minimizzare le interferenze, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 389

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Edoardo Gellner, planimetria generale di progetto del nuovo centro turistico e dei terminali di parcheggio arretrato rispetto alle sponde del lago per minimizzare le interferenze, in MANCUSO Franco, Edoardo Gellner: il mestiere di architetto, Milano, Electa, 1996, p. 389

ANGELA GAGLIARDI:
Architetto, originaria di Trento, vive e lavora Marsiglia. Specializzata nel campo del restauro ha di recente approfondito temi legati al paesaggio rurale alpino e alla tutela di quest’ultimo, anche attraverso la ricerca su opera progettuale e studi dell’architetto Edoardo Gellner, portando a termine un dottorato di ricerca in Conservazione dei Beni architettonici presso il Politecnico di Milano con una tesi dal titolo Conoscenza, interpretazione progettuale e tutela del paesaggio rurale alpino. L'attualità di Edoardo Gellner.