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Urbanistica e politica in Bruno Kessler

Trento 1 novembre 2017

Il piano urbanistico provinciale (PUP) trova il suo riferimento nel programma di legislatura -il primo nella storia dell'autonomia- presentato in Consiglio Provinciale nella primavera del 1961 dal Presidente della giunta Bruno Kessler, in coincidenza con il primo bilancio della legislatura.
Questo documento -diffuso in molte copie con una copertina del pittore Guido Polo- viene materialmente steso dal sottoscritto sotto dettatura congiunta di Bruno Kessler e di Beniamino Andreatta, in ostentata polemica contro una politica che, per difendere la Regione -si era al tempo del los von Trient- riteneva di non dare risalto anche alle Province.
Il documento programmatico, sfidando le preoccupazioni della maggioranza, si apre con una puntigliosa e documentata rivendicazione giuridico-politica della speciale autonomia statutaria della Provincia -risale a quel periodo la scritta “Provincia autonoma” sul frontone del palazzo di piazza Dante- e dentro questa autonomia si colloca la volontà di elaborare un “patto territoriale” che comprendesse e disciplinasse anche la ricaduta sul territorio delle competenze regionali.

Una vera e propria sfida giuridico-politica a quanti si attardavano a difendere l'impianto regionale secondo lo Statuto del 1948.
Su questo presupposto che, come sosteneva qualcuno, di fatto “svuotava” la Regione quasi ancor più di quanto facevano i sudtirolesi -Kessler già nell'ottobre del 1961 portò in Giunta una delibera nella quale i professori-urbanisti Giuseppe Samonà e Giovanni Astengo vengono incaricati nella progettazione di un “piano territoriale” ai sensi di una legge provinciale allora vigente.
Astengo si ritira quasi subito, e a partire dal 1962 inizia la progettazione di quel piano che sarà approvato, come è noto, nel marzo del 1964.
Per Kessler il piano, prima di un documento tecnico, doveva essere un messaggio politico che, come tutti i messaggi politici, si fondava su una prospettiva ideale, e quindi utopica.
Questo senso dell'utopia -che Leonardo Benevolo declina in termini di “tecnicamente fondata”- seguirà Kessler per tutta la sua vita, fino all'ultimo profetico monito su un “Trentino piccolo e solo” del 1989.
L'utopia ruotava attorno alla prospettiva di un “equilibrio territoriale” fra centro e periferia, per una comunità che, di fatto, viveva in contesti territoriali fra loro “squilibrati”, dentro un quadro economico nazionale, nel quale il Trentino figurava come “area depressa del centro nord”, con un reddito pro capite attorno all'ottantesimo posto nella graduatoria delle province.
L'obiettivo politico-costituzionale era quello di consentire un rapporto tra “centro e periferia” in termini tali da ridurre il deficit della periferia nei confronti del centro, mediante un decentramento non solo di funzioni ma anche di “poteri”: il “potere delle periferie”.
La declinazione urbanistica di questo riequilibrio di potere andava poi costruita attorno al concetto di “campagna urbanizzata” un paradosso a valenza tutta politica.
Questa prospettiva supponeva poi l'identificazione di una dimensione sovra comunale -il comprensorio- governato dalle espressioni originariamente proprie del potere decentrato, cioè i sindaci associati.
Un ritorno alla dimensione già sperimentata del “Bezirk” tirolese, ripreso da Kessler in termini politici come “potere della periferia” non contrapposto ma visibile e distinto dal potere del centro.
La maturazione di questo schema istituzionale intorno al potere della periferia avviene attraverso una consultazione ininterrotta della comunità trentina, con periodici incontri con i sindaci, presenti i responsabili tecnici -Samonà, Andreatta e Giovanazzi- con il coinvolgimento delle categorie economiche e dei centri culturali in confronti pubblici e con il supporto di uno staff di tecnici fra i quali ricordo Romano Prodi, Bernardo Secchi, Ettore Calcaterra, Franco Demarchi, Umberto Pototschnich, Giannantonio Venzo, Gino Tomasi ed altri.
I sindaci vengono convocati secondo i futuri comprensori, restituendo alle comunità periferiche l'identità di un tempo con il seguito alla sera, dopo le riunioni, di interminabili partite alla morra, rituale d'obbligo quando c'era Kessler.
Questo il Piano urbanistico nella sua sostanza politico-giuridica, e nella sua esperienza civile ed umana.
Vorrei aggiungere ora alcune considerazioni di contesto, con riferimento in particolare alla nascita dell'Università ed alla rivolta sudtirolese del “los von Trient”. Quasi in coincidenza con la delibera di nomina dei progettisti del piano “Territoriale di coordinamento”, a S. Vincent si tiene un convegno sugli “equilibri territoriali” nel nostro paese, promosso dal prof. Pasquale Saraceno e governato da Beniamino Andreatta, al quale partecipa Kessler come Presidente di una Provincia compresa fra le zone depresse del centro nord.
Al convegno intervengono parecchi sociologi, portatori a quel tempo di una scienza quasi sconosciuta nel nostro paese.
Il fatto incuriosisce Kessler, tutto preso dall'idea dell'equilibrio delle periferie, che chiede al gesuita Luigi Rosa, suo amico e direttore di una rivista di studi sociali, di poter approfondire con lui la questione sociologia, per un eventuale indefinito impegno a Trento.
Tramite padre Rosa, dopo qualche tempo, Kessler va dal prof. Marcello Boldrini, all'epoca presidente dell'ENI, e si avvia quindi uno studio che porterà all'istituzione dell'Istituto trentino di Cultura -ora fondazione Bruno Kessler- e quindi all'Università di sociologia.
Non posso non ricordare il fatto che questa iniziativa fu l'unica nata e maturata da Kessler senza il parere di Andreatta, che non aveva allora una grande considerazione per i sociologi.
Kessler informò Andreatta a cose fatte a Venezia prima della sua partenza per l'India con un gruppo di economisti promosso dal governo americano.
Dopo lo sbandamento di sociologia del '68, con un Kessler che valutava la possibilità di sospendere le iscrizioni al primo anno, sarà poi Andreatta con Bobbio e Boldrini a recuperare una situazione da lui non provocata e consentire quindi l'apertura verso i tempi di Paolo Prodi e Fabio Ferrari.
Per quanto riguarda i riferimenti con la crisi sudtirolese, va riconosciuto che in quel contesto se c'era una parte sconfitta, questa era Trento e il Trentino.
In questa situazione Kessler -escluso dalla commissione di studio per la riforma dello statuto del 1948, detta dei 19- si pone come obiettivo non tanto quello di salvare qualche competenza della Regione, quanto piuttosto quello di garantire in via di fatto un ruolo a Trento e al Trentino dentro un sistema che, a suo giudizio, ai sensi dell'Accordo Degasperi-Gruber oltre a Trento in qualche modo comprendeva anche Innsbruck.
Un salto, come si vede oltre l'ostacolo, che trova subito ascolto nel capitano del Tirolo Eduard Wahlnofer.
Il PUP, per Kessler, era infatti funzionale sia al rafforzamento strutturale del Trentino sia alla identificazione della sua identità, come soggetto parte organica del sistema autonomistico.
Devo aggiungere in proposito che Kessler, su questa lunghezza d'onda, trovava il consenso di ampi settori dell'economia sudtirolese, a cominciare dagli Amon, con i quali era venuto a contatto attraverso la sua esperienza presso la Banca di Trento e di Bolzano con filiali da Merano a Cortina d'Ampezzo.
E concludo: in occasione del primo anniversario della morte di Kessler, Nino Andreatta a Malè chiedeva la istituzione di una fondazione a lui intitolata “perchè -letteralmente- nei decenni la eccezionale inquietudine di Kessler potesse trovare un confronto”.
Era il marzo dl 1991 e la proposta veniva sottoscritta da tutti i sindaci della valle di Sole, compreso l'attuale assessore all'urbanistica Carlo Daldoss, all'epoca sindaco di Vermiglio.
La fondazione Bruno Kessler oggi è una realtà; io penso tuttavia che sia necessario completare l'opera, ricordando accanto a Kessler, Beniamino Andreatta: c'è, fra l'altro, un debito verso le comunità periferiche: nelle valli, a cominciare dalla val di Sole, Kessler infatti veniva chiamato Bruno di nome e Beniamino di cognome.

 

GIANPAOLO ANDREATTA:
Direttore generale della Provincia di Trento, responsabile della redazione del PUP e collaboratore del Presidente Bruno Kessler per la fondazione dell’Università di Trento tra gli anni ’50-’70.