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Una prima ipotesi di indagine sul Patrimonio Architettonico a San Martino di Castrozza.

Com’è gigantesco l’hotel, come un enorme castello incantato illuminato. Tutto è cosi gigantesco. Anche le montagne. Ci sarebbe da avere paura1.
Così descrive la povera signorina Else, nell‘omonima novella dello scrittore viennese Arthur Schnitzel del 1924, il paesaggio notturno, affascinante quanto inquietante, di San Martino di Castrozza, in una notte d‘estate dei primi del Novecento.

Villa per vacanze, 1956 A. Mangiarotti, B. Morassutti

Villa per vacanze, 1956
A. Mangiarotti, B. Morassutti

In poche parole, con la solita raffinatezza stilistica, lo scrittore austriaco coglie i tratti salienti del paesaggio naturale e artificiale di quella che allora era una delle località più ambite dalla ricca borghesia viennese. La drammaticità del paesaggio dolomitico, da poco svelatosi alle conquiste degli alpinisti europei, andava allora a combinarsi a San Martino di Castrozza con quelle forme e infrastrutture di servizio ad una industria turistica che ormai aveva raggiunto una sua prima maturità. Gli ultimi decenni del Diciannovesimo si rivelano infatti cruciali per l’affermarsi e il consolidarsi del turismo su tutto l’arco alpino. Un processo che vede San Martino di Castrozza coinvolta in prima fila nello scrivere la storia dell’alpinismo e del turismo alpino: nel 1865 viene effettuata la prima attraversata del Gruppo delle Pale a parte degli alpinisti inglesi W. D. Freshfield e F. F. Tucket, nel 1870 viene conquistata la cima del Cimon della Pala per opera di E. R. Witwell accompagnato dalla guida cortinese Santo Siorpaes e Christian Launer. Imprese rese possibili solo dallo sviluppo in contemporanea delle prima infrastrutture turistiche: nel 1871 viene aperta la strada militare che collegava, attraverso il Passo Rolle e San Martino, il Primiero con la Val di Fiemme mentre l’anno successivo viene aperto il primo albergo moderno, presente due anni più tardi col nome di «Albergo Alpino» nell’annuario della Società degli Alpinisti Tridentini2, che va ad affiancarsi alle prime locande già presenti in loco. La località trentina si afferma così come uno dei Kurort alpini preferiti dall’alta borghesia mitteleuropea, viennese in particolare, tanto da annoverare tra i propri ospiti illustri, oltre a Schnitzler, l’architetto Adolf Loos e il compositore Richard Strauss che trovò qui ispirazione per la sua Alpensymphonie. All’inizio del ventesimo secolo inizia così a consolidarsi lo sviluppo e la ricerca di un turismo di qualità che, a San Martino di Castrozza come in altre località dolomitiche, durerà, salvo le interruzioni delle due guerre mondiali, fino al periodo del boom economico, e oltre.

Su questi presupposti, l’analisi della storia di San Martino di Castrozza ha un valore paradigmatico: lo sviluppo architettonico della località trentina è interamente legato allo sviluppo di una moderna industria turistica, e viceversa. Se, fino alla metà dell’Ottocento, nessun abitante risiedeva infatti in modo permanente nella località, tra il 1909 e il 1913 San Martino registrava un afflusso medio di persone di circa 4.743 persone all’anno.3 È quindi evidente come, a differenza di altre località nelle quali le infrastrutture turistiche si erano insediate in un contesto in parte già storicamente formato, nel caso di San Martino l’intero sviluppo del territorio è stato determinato ed influenzato esclusivamente dalle dinamiche e dalle oscillazioni dell’industria turistica. Questa specificità storica ed ambientale consente quindi una prima valutazione delle linee di sviluppo del turismo alpino da cui, nel caso specifico della località trentina, emerge in particolare una costante e diffusa qualità architettonica, improntata alla ricerca di una cifra assolutamente moderna che già Schnitzler aveva intravisto nella spregiudicatezza dimensionale dei grandi alberghi di inizio Novecento. Caratterizzati tanto da un rifiuto di un falso kitsch pseudo-vernacolare così come da una spiccata capacità di interpretate in chiave prettamente contemporanea temi spesso marginali del dibattito architettonico come quelli dell’edilizia residenziale turistica, alcuni progetti tra quelli realizzati nel Dopoguerra a San Martino indicano la presenza di un felice connubio tra una committenza esigente quanto illuminata e una colta professionalità architettonica attiva sul territorio, in grado di definire indissolubilmente l’identità turistica della località ai piedi delle Pale.

Condominio Fontanelle B. Morassutti

Condominio Fontanelle
B. Morassutti

Due case per vacanze, 1957-60 B. Morassutti
Case a schiera per i fratelli Gallo, 1992 W. Schweizer, M.G. Piazzetta
Residence Sass Maor, 1968 W. Schweizer, M.G. Piazzetta

Due case per vacanze, 1957-60
B. Morassutti


Case a schiera per i fratelli Gallo, 1992
W. Schweizer, M.G. Piazzetta


Residence Sass Maor, 1968
W. Schweizer, M.G. Piazzetta

Accanto all’attività di Rolando Toffol, tratteggiata a partire dal suo progetto per il Cinema Bucaneve in questo stesso numero di “a”, posto particolare merita quella dell’architetto padovano ma milanese d’adozione Bruno Morassutti (1920–2008), autore di un’ architettura «d’accordo con le montagne» come ebbe a definirla un altro amante della Pale, lo scrittore bellunese Dino Buzzati dalla pagine di Domus.4 Morassutti ebbe infatti avuto un rapporto privilegiato con San Martino, facendone presto territorio di sperimentazione architettonica, come testimonia la propria casa di vacanza, realizzata nel 1956 in collaborazione con Angelo Mangiarotti, che mostra evidenti riferimenti all’opera di Frank Lloyd Wright5, o nel linguaggio più spregiudicato, dai toni quasi brutalisti e strutturalisti, del Residence Fontanelle, realizzato tra il 1963 e il ‘66 come assemblaggio di dodici unità residenziali a due livelli in una struttura in cemento armato nella parte sud del paese. Tra il 1957 e il ‘60 Morassuti costruisce anche una casa gemella, le “Due Case”, per due nuclei famigliari, lungo la strada che dal paese sale al passo Rolle, sintesi tra un sapiente uso dei materiale della propria casa di vacanza e della raffinata scomposizione volumetrica che, come nelle Fontanelle, rompe la possibile monotonia di un complesso basato della ripetizione di due unità identiche. 
L’opera più nota di Morassutti e quella già citata di Toffol non sono però le uniche tracce di una diffusa qualità architettonica che ha accompagnato lo sviluppo turistico della regione. In tale contesto, non si può non menzionare l’attività dello studio locale di Willy Schweizer e Maria Grazia Piazzetta che, accanto alla più volte pubblicata casa a schiera per i fratelli Gallo, completata nel 1992 e inserita idalla DARC (Direzione generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea) nell'elenco delle opere protette di rilevante interesse storico-artistico dal 1945 ad oggi, come Morassutti hanno trovato, ai piedi delle Pale, un terreno ideale per una personalissima reinterpretazione critica del genius loci locale, come nella facciata assolutamente moderna in quanto a uso di materiali e disegno delle aperture del residence Sass Maor del 1968, o nella complessità volumetria e formale della sede della APT di San Martino del 1970.
Accanto a queste opere troppo brevemente accennate, anche altri progetti (primo esempio tra tutti la casa realizzata nel 1970 per la famiglia Basaglia da Nani Valle e Giorgio Bellavitis) indicano la presenza di un diffuso quanto non ancora indagato patrimonio architettonico di tutto riguardo che meriterebbe un accurato approfondimento, a ricostruire le vicende di una delle stagioni più feconde della produzione architettonica italiana del Novecento, ma anche una delle fasi più interessanti e ricche dell’industria turistica novecentesca. In un momento in cui San Martino di Castrozza e l’intera regione del Primiero si trovano di fronte ad un bivio sulla propria vocazione turistica, un passo forse ancora più urgente. 


1. Cfr. Arthur Schnitzel, La signorina Else, Vienna 1924

2. M. TOFFOL, San Martino di Castrozza. La storia, Edizioni DBS, Trento 2016, p. 9

3. A. Leonardi, «La rilevanza economica del turismo nel contesto alpino tra XIX e XX secolo», in Archivio Trentino, I, 2015, p. 69

4. D. Buzzati, D’accordo con le montagne, Domus, 435, 1966.

5. Cfr. G. Barazzetta, R. Dulio (a cura di), Bruno Morassutti 1920-2008. Opere e progetti, Electa architettura, Milano 2009.

Villa Basaglia, 1970 N. Valle, G. Bellavitis

Villa Basaglia, 1970
N. Valle, G. Bellavitis

MATTEO TRENTINI:
(1980) studia architettura a Milano e Vienna, città dove ha collaborato in numerosi studi. Dal 2013 al 2019 è stato prima assistente poi docente alla Accademia di Architettura di Mendrisio, dove nel luglio del 2018 ha conseguito il dottorato in storia e teoria dell‘architettura. Sempre a Mendrisio è stato per un biennio ricercatore associato presso il Laboratorio di Storia delle Alpi. Dal 2018 è ricercatore presso la Facoltà di Architettura di Stoccarda.