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Una breve storia

Per una storia futura dell’Ordine: verso la nuova sede

Anche l’Ordine degli Architetti PPC -insieme all’Ordine degli Ingegneri- sarà coinvolto in un importante tassello della rigenerazione urbana ed architettonica di un significativo comparto della ormai prima periferia storica di Trento, ovvero la riqualificazione del Centro culturale Santa Chiara, dove troverà spazio la nuova sede dell’Ordine.

Da alcuni anni era attiva una riflessione sul futuro di quell’area e quando il Comune ha mostrato la volontà di intervenire l’Ordine aveva evidenziato il suo interesse a prenderne parte attiva sia attraverso la disponibilità a spostarvi la propria sede che a compartecipare la gestione della progettazione. Già dalla scorsa consiliatura si era ipotizzata per la nostra sede l’avvio di una procedura concorsuale al fine di coinvolgere gli iscritti e di valorizzare “a casa nostra” un tipo di strumento cui tanto teniamo. Con l’inserimento dell’intervento complessivo all’interno del “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia - Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2016” la situazione ha subito una svolta: è venuta la possibilità di lavorare in autonomia rispetto alla globalità dell’intervento e si è resa necessaria una pianificazione integrale e urgente coordinata dagli Uffici tecnici comunali.
L’intervento così come è stato approvato -denominato Santa Chiara Open Lab- è finalizzato alla riattivazione della ormai decaduta plurifunzionalità degli spazi aperti e costruiti caratterizzanti questa parte di città al fine di realizzare un hub multidisciplinare che la renda viva e vitale.
Data la strutturata natura dei luoghi e dei manufatti che vi insistono sono previsti 8 moduli funzionali tra cui i principali riguardano, rispettivamente: il recupero della ex RSA (modulo 1); recupero dell’ex mensa da destinare a urban center, sede degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti, centro giovani (modulo 2); ristrutturazione edificio ex sede degli uffici della Civica di Trento da destinare a centro anziani, asilo nido, co-housing (modulo 3); restauro della ex chiesetta del Redentore da destinare ad attività culturali (modulo 4); riqualificazione delle aree verdi e degli spazi aperti (modulo 5).
All’interno di questo piano, dunque, troverà spazio la nuova sede dell’Ordine degli Architetti che sarà collocata nella ex Mensa universitaria, già riqualificata ed ampliata nel 1986 su progetto di Alberto Cecchetto e Roberto Ferrari, venendosi cosí a situare in una posizione baricentrica rispetto alla rinnovata struttura relazionale che caratterizzerà l’insieme, reso maggiormente poroso e accessibile dalla città ma al contempo più dinamico e presidiato grazie alle nuove funzioni insediate e al coinvolgimento all’interno del progetto anche di alcuni lotti affacciati su via San Giovanni Bosco.
La molteplicità di destinazioni e utenze che si prevede arricchiranno l’intervento contribuiranno ad incrementare l’uso degli spazi sia interni che esterni -condivisi tanto con la collettività (Urban center, Centro giovani) quanto con l’Ordine degli Ingegneri- dando vita ad un polo ricco di potenziale.
La convenzione approvata per l’Ordine degli Architetti dal Consiglio in data 12 giugno 2017 -previo parere dell’Assemblea degli iscritti- e stipulata tra il Comune e gli Ordini interessati il 2 maggio 2018 ha durata di 29 anni dal momento della messa a disposizione dei locali da parte del Comune che realizzerà il recupero dell’immobile -per un importo complessivo di spesa pari a € 2.500.000,00. Gli Ordini, sulla base di un protocollo in fase di elaborazione da parte di apposite Commissioni, si faranno successivamente carico della gestione degli spazi, compreso l’Urban center, e delle manutenzioni.
Così come descritto dalla relazione tecnica del Comune, “il corpo centrale dell’edificio storico sarà atrio comune, ingresso per l’Urban Center a piano terra, per la sede degli ordini sviluppata sui diversi piani e per l’area formazione a servizio degli ordini, realizzata a sud nella attuale zona a servizi del piano terra dell’edificio del 1986: è stata prevista una sala da 100 posti e una da 30, con ingresso da sud che ne renda potenzialmente autonomo l’utilizzo.
L’atrio centrale, anche nel suo sviluppo verticale, sarà il luogo dedicato all’accoglienza: il progetto vuole valorizzare questo spazio con funzione di rappresentanza e di incontro tra gli ordini professionali, destinato anche ad allestimenti in collegamento con l’Urban Center.
Al piano superiore della parte nord dell’edificio storico sarà la sede dell’Ordine degli Architetti: l’attuale ambiente unitario che verrà articolato in più uffici con partizioni leggere, conservando le strutture metalliche esistenti e staccate dalle murature perimetrali. È quindi prevista la costruzione di un nuovo ulteriore solaio al secondo piano, dove realizzare la sala per il Consiglio: questa struttura non coprirà l’intera superficie, rimarrà staccata dalla muratura finestrata a ovest e consentirà di conservare in parte la doppia altezza al primo piano dove sarà quindi preservata la visuale della copertura. La sala realizzata al secondo nuovo livello sarà raggiungibile attraverso una passerella che verrà realizzata anche nell’atrio centrale per garantire lo sbarrieramento di tutti livelli dell’edificio tramite l’ascensore centrale”.
La presenza dell’Urban Center all’interno della nuova sede renderà necessario per gli Ordini un parziale ripensamento del loro ruolo rispetto alla città e alla società quali incubatori di visioni, proposte e idee da progettare e divulgare relativamente tanto alla conservazione e alla valorizzazione quanto allo sviluppo e all’incremento delle potenzialità del nostro territorio e della nostra architettura. In questo sarà importante riuscire a stabilire partnership esterne con il mondo della scuola e dell’università; della politica e delle amministrazioni locali; degli enti pubblici preposti; dell’economia di settore avendo cura, però, di non chiudersi all’interno di confini disciplinari o geografici bensì di coinvolgere la popolazione e altre realtà proseguendo quella tradizione di apertura che l’Ordine ha già promosso e praticato negli anni.