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Una breve storia

È assolutamente difficile datare la nascita del Ordine degli Architetti di Trento. Dall’istituzione degli Ordini con regio decreto del 1925 fino al 1940 non esiste una documentazione certa se non l’obbligo di iscriversi al sindacato fascista delle arti e delle professioni. 

Una breve storia

Con l’emanazione dei provvedimenti che ampliavano il potere di controllo dei sindacati dei fasci e delle corporazioni sulle organizzazione professionali le procedure per le elezioni dei consigli e dei presidenti degli Ordini non erano rispettate. Il primo Albo professionale è quello della Confederazione fascista dei professionisti e degli artisti del 1940 al quale erano iscritti 49 architetti dei quali molti optanti per la Germania e diversi cancellati perché soggetti alle leggi razziali fasciste. Il primo iscritto ufficiale è l’arch. Giuseppe Abfalter ma in quell’albo compaiono i nomi di Gino Pollini, Adalberto Libera, Guido Rasmo, Guido Segalla, Giovanni Tiella, Efrem Ferrari e Renzo Masè.

In conseguenza degli effetti dell’epurazione post-bellica molti documenti inerenti la gestione degli Ordini furono occultati o eliminati. Per tali motivi i nomi dei presidenti degli ordini professionali ante guerra attualmente non sono reperibili. Il periodo post bellico, superata la fase dell’emergenza, vide lentamente un nuovo protagonismo degli architetti trentini i quali cercarono di darsi una struttura democratica così come prevista dalla originaria legge istitutiva degli Ordini. Il primo consiglio dell’Ordine eletto è del 1958. Lo presiede Renzo Masè che riprende l’attività istituzionale. Gli iscritti sono 31 che partecipano alla fase di ricostruzione degli anni ’50 e allo sviluppo degli anni ’60. Nella fase espansiva degli anni ’60 e ’70 gli architetti trentini dimostrarono tutta la loro capacità di urbanisti e progettisti, si pensi solo alla collaborazione di Sergio Giovannazzi al primo PUP ma anche gli interventi residenziali di Marcello Armani, di Gianleo Salvotti, di Giulio Cristofolini, di Bruno Brunelli e di Pierfrancesco Wolf.  Dal 1962 al 1975, gestendo la non facile fase degli eventi del 1968, la presidenza fu retta da Marco Tiella. Nel 1970 gli iscritti erano 65 e contribuirono alla costruzione della città nella fase del boom economico ed edilizio.

Gli anni ’80 e ’90 videro invece fasi alterne che si intrecciarono con le vicende politiche del paese. L’Ordine degli architetti della Provincia di Trento, presieduto dal 1975 al 1993 da Gianleo Salvotti, si trovò a gestire il fenomeno dell’aumento esponenziale dei nuovi iscritti. Gli iscritti si triplicano in un decennio. Si passa dai 180 iscritti del 1980 ai 600 del 1990. Con la presidenza di Gianleo Salvotti -che dura dal 1975 al 1993- l’Ordine si muove principalmente su due fronti: quello sindacale con l’approvazione nel 1995 del primo protocollo d’intesa con la Provincia Autonoma di Trento per gli incarichi pubblici e quello culturale con l’inaugurazione nel 1982 della mostra degli architetti trentini “Idee e progetti per la città” e con la messa in campo di tutta una serie di iniziative culturali. In questo solco si muovono anche Roberto Ferrari, presidente dal 1993 al 2001, e Roberto Bortolotti, presidente dal 2001 al 2005, che cercano da una parte di approfondire l’azione sindacale dall’altra di incentivare la funzione di stimolo culturale. Sono di questo periodo la mostra organizzata dall’Ordine su Richard Mayer, gli interventi del premio Prizker Glenn Murcut, di Fumiko Maki e Paulo Mendes da Rocha. Si rinsaldano in questo periodo i legami con l’Ordine della Provincia di Bolzano Suedtirol e con gli Ordini del Triveneto e si firma il nuovo protocollo d’intesa con la Provincia autonoma di Trento in materia di incarichi professionali.

Con l’avvento delle “liberalizzazioni” e della crisi i compiti dell’Ordine divengono più difficili, il contenzioso ed il dialogo con l’ente pubblico più aspro. Ma questa è storia recente che, in parte, è ancora tutta da scrivere.

Presidenti dell’Ordine dal Dopoguerra ad oggi.

Presidenti dell’Ordine dal Dopoguerra ad oggi.