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Tavolo revisione della normativa urbanistico edilizia provinciale

Il Tavolo permanente dell’urbanistica, composto dai soggetti Istituzionali, Ordini e Collegi professionali, Consorzio dei Comuni Trentini, Tecnici Comunali, associazioni e categorie economiche di settore, si è nell’ultimo anno occupato della stesura del “Regolamento urbanistico edilizio unico provinciale”, che rappresenta lo strumento attuativo della Legge provinciale per il governo del territorio n.15/2015. Il Regolamento ha lo scopo precipuo di disciplinare in maniera organica la materia edilizia ed urbanistica, oggi contenuta in numerose delibere provinciali.

Già nelle prime fasi gli Ordini professionali hanno posto l’esigenza di pervenire ad un testo completo, chiaro e funzionale sia nei contenuti che nella scrittura, con il dichiarato intento di ottenere una importante semplificazione del sistema delle regole. Si è così chiesta con forza una importante innovazione metodologica e di contenuti, che proprio partendo dalle sfide odierne dell’architettura e dell’urbanistica, fosse capace di produrre una visione diversa del quadro regolamentare.
Che un cambiamento in questo senso fosse auspicato da tutti era fuori dubbio, meno scontata era la direzione da intraprendere per determinare una nuova visione delle regole. In questo riteniamo che il contributo dato dall’Ordine degli Architetti sia stato di fondamentale importanza, non solo per dare idee, forma e contenuto ad un rinnovamento della disciplina, ma anche per determinare una visione su cui aggregare le varie posizioni espresse dagli interessi rappresentati al tavolo.
Nel merito e soprattutto nei contenuti riteniamo di essere risusciti a guidare la discussione portandola sui temi reali e concreti della progettazione architettonica e urbanistica, le cui norme (indubbiamente indispensabili) siano espressione di un’idea di abitare una città e un territorio, criterio efficace per fissare obiettivi condivisi di qualità del progetto. In questo senso l’innovazione più importante portata al tavolo è rappresentata dalla trasformazione del criterio di misurazione degli indici edificatori dal volume lordo al nuovo criterio di misurazione a superficie utile netta (SUN).
Con la SUN non verranno più conteggiati negli indici i muri perimetrali, i solai e le coperture; ciò garantirà una maggiore flessibilità progettuale (sia nelle dimensioni che nelle scelte tecnologiche e dei materiali) per favorire le reali esigenze del progetto, volte in primis a garantire maggiore isolamento termico invernale ed estivo e migliore isolamento acustico. Con la SUN anche i vani scala non saranno conteggiati nell’indice, favorendo la realizzazione di spazi dimensionalmente adeguati, fondamentali per garantire soprattutto negli edifici plurifamiliari occasioni d’aggregazione e socializzazione.
In buona sostanza la SUN peserà il netto delle costruzioni, ovvero le superfici che realmente determinano carico urbanistico e antropico, favorendo una maggiore qualità del costruito e dell’abitare, soprattutto in una visione che deve sempre più favorire e premiare il recupero del patrimonio edilizio esistente. Non da ultimo la SUN rappresenta un passo importate anche per la semplificazione, perché sarà l’unico indice attraverso il quale parametrare sia le capacità edificatorie che gli standard e gli oneri concessori.
Un secondo aspetto importante riguarda la misurazione dell’altezza. È indubbio che l’altezza a metà falda è risultato un parametro rigido, difficile da controllare, che male si adatta alle diverse condizioni orografiche del nostro territorio e che ha nei fatti favorito tipologie edilizie quantomeno discutibili, nonché il proliferare di abaini. Riteniamo invece che l’altezza misurata in numero di piani, ancorché introdurre un altro elemento di semplificazione, rappresenti un cambiamento concettuale per l’architettura e il paesaggio.
Importante è sottolineare che attraverso il parametro dell’altezza misurata in numero di piani si afferma un principio: gli strumenti urbanistici non devono individuare altezze, ma tipologie edilizie. Unitamente alla SUN si vuole così superare il criterio asettico del mero controllo geometrico, per indicare tipologie di edifici che siano coerenti con la loro funzione, passo fondamentale per garantire quel grado di libertà progettuale indispensabile se si vuole avere qualità architettonica e qualità dell’abitare.
A seguito della definizione dei sottotetti come piani utili, potranno essere realizzati con altezze congrue a garantire condizioni di abitabilità ottimali, assicurando la possibilità di avere affacci laterali senza la necessità di ricorrere ad artifici come gli abaini, offrendo quindi una semplificazione nelle forme, con positive ricadute anche sotto il profilo energetico.
Un terzo aspetto fondamentale per la semplificazione e sostenuto con forza dall’ordine riguarda l’adozione di una distanza unica fra le fronti degli edifici di 10 metri. Si tratta, in qualche modo, di un ritorno al passato nella formulazione originariamente dettata dal D.M. 1444/68. Avere una distanza unica per tutte le zone (sono escluse solo le zone “C”) rappresenta un elemento di forte semplificazione, sia architettonica che procedurale. Va precisato che il testo definitivo sulle distanze non fa parte del regolamento e da quanto appreso sono in corso degli approfondimenti giuridici per introdurre distanze anche inferiori ai 10 mt. al fine di garantire un giusto grado di flessibilità per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente.
In generale possiamo dire -ed in questo il contributo dell’ordine riteniamo sia stato fondamentale- che sono state aperte le maglie rigide nelle quali ci si era infilati con la precedente disciplina, non per deregolare la materia, ma per garantire un controllo sostanziale dell’attività edilizia, coerentemente con le sfide che attraversano il nostro tempo. Attraverso questi parametri si è voluto ridefinire lo scopo dell’attività di controllo per renderla funzionale a una visione della pianificazione più moderna e attuale, che guarda alla sostenibilità, alla difesa dell’ambiente, assicurando elevati standard abitativi.
Si è stabilito anche un nuovo patto fra pubblico e privato, ma una maggiore libertà determina maggiore responsabilità per tutti gli attori. Per il pubblico perché deve saper declinare questi principi anzitutto negli strumenti urbanistici locali e, in secondo luogo, nell’attività amministrativa di controllo dell’attività edilizia, lasciando inalterato il principio che li ispira, senza fughe in avanti e interpretazioni che possano alterane le finalità e lo scopo. Per il progettista, perché maggior flessibilità non garantisce da sola una maggiore qualità, ma richiede capacità e competenze professionali per utilizzarla al meglio e rispondere alle esigenze del tempo e dello spazio in cui si costruisce, senza dimenticare l’etica.
Il lavoro del tavolo non si conclude qui: oltre al tema delle distanze di cui si è dato cenno, il recepimento nella disciplina provinciale della riforma “Madia” porta con se l’esigenza di definire alcuni nodi legati all’informatizzazione dei procedimenti edilizi, la loro circolazione e la loro gestione per i quali è stata chiesta una nuova modulistica, sintetica, dinamica ed incrementale in rapporto al titolo edilizio utilizzato.

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