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Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67

“Quando Kessler aveva saputo che avevamo in mente di farci un buen retiro in Val Gardena aveva decretato che sarebbe stato un intollerabile schiaffo al Trentino e aveva insistito prima che comprassimo al Tonale, che era allora squallido e deserto, poi aveva ripiegato su un appezzamento della Società del Golf a Campo Carlo Magno. Pareva che il momento fosse favorevole a investire a credito, e così Nino pensò di far costruire lì un piccolo condominio di pregio. La cosa fu messa in mano allo studio di architettura BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) nella persona di Lodovico Barbiano di Belgiojoso. Ne venne fuori il residence di cui ho già avuto modo di parlare, nove appartamenti uno diverso dall’altro, con raffinatezze costosissime: graniti in enormi lastre, travi di legno a vista di cinquanta centimetri di spessore, finestroni all’inglese a doppia altezza con riquadri bianchi, eccetera. Nessuno li voleva, perchè la zona era relativamente isolata e fu merito della mamma se non lo chiamammo “le Strie” (streghe, in trentino), nome che avrebbe fatto fuggire i pochi potenziali acquirenti, ma “Pian dei Frari”, dalla località su cui sorgeva, Mondifrà”1.

Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67

Il condominio oggi visto dalla strada, foto di Davide Fusari

Così annota nel suo romanzo familiare Giana Petronio, moglie del citato Nino, il Beniamino Andreatta giurista, economista, statista trentino che, per il nostro piccolo mondo moderno è, con lei, il committente di questo condominio costruito tra il 1965 e il 1967 poco oltre il Passo Carlo Magno, verso la Val di Sole.

E se allora la sua posizione era isolata, parzialmente lo è ancora oggi. Solo lambita dall’edificazione che ha notevolmente ingrandito la stagionale località turistica, continua a presidiare la curva che ne segna il margine, protetto dai rigogliosi boschi a nord e preservato, a sud, dall’ampio estendersi dei campi da golf.

Immaginando per un momento come si doveva presentare il lotto all’occhio dei progettisti -sgombro dall’edificazione; brano di natura selvaggia ma al contempo prossima ad una strada di una certa rilevanza territoriale; in curva; mai percepibile di fronte ma sempre in posizioni d’angolo- esso si rivela nella sua difficoltà ma al contempo in quelle sue potenzialità così ben espresse nella soluzione adottata, una composizione piuttosto articolata che risulta comprensibile nelle sue molteplici sfumature soltanto dopo averci girato tutt’attorno.

Questa articolazione, che contribuisce all’inserimento dell’edificio in un contesto così caratterizzato, potrebbe essere riassunta quale esito dalla progressiva dialettica tra l’unitarietà di un tetto che tutto riassume, la suddivisione del volume in due corpi edilizi ed, infine, dalla complicazione del perimetro della pianta. E forse questa dialettica sarebbe stata ancor più ricca se il tempo avesse dato ragione alle previsioni dei progettisti che avevano previsto due ulteriori corpi edilizi, contingui a quello realizzato, a generare una sorta di semicorte aperta verso il paesaggio. Un esito che, tuttavia, la radura determinata tra i folti abeti ci fa intravedere e godere.

La ruvida buccia dell’intonaco a grana grossa color ocra, i raffinati serramenti bianchi e le più consuete persiane in legno scuro racchiudono i citati nove appartamenti distribuiti su due piani più mansarda. La loro pianta, sempre diversa, è in realtà organizzata a partire da una ricorrente struttura distributiva. Struttura che, ad una asciutta fascia di servizio, contrappone generose zone giorno, sempre affacciate sull’angolo, grazie ad una continua rotazione dello schema. I bow-windows, che ne caratterizzano gli affacci, proseguono verticalmente a congiungere gli spazi dei soggiorni ai luminosi ballatoi della zona notte, ora più stretti ora più larghi ad ospitare piccoli boudoirs proiettati sul paesaggio tramite grandi finestre trapezoidali.

La distribuzione comune, tutta esterna, muove dal basamento in conci di granito affondati nel modellato del terreno e sale all’interno della profonda fenditura coperta che separa i volumi. Al suo interno si rivela la pur lieve massività delle grandi travi in legno che culminano nell’appoggio al di sopra dell’altissimo e svettante setto posto a segnare, virtualmente, l’ingresso principale. Al suo fianco, il grande camino delle caldaie per il riscaldamento comune è iconicamente rappresentato pur senza ostentazione.

Presso l’ingresso, sul fronte verso strada, una targa in granito riporta, in un inaspettato e sgargiante color fucsia, l’incisione “Progetto Studio BBPR”.

La cifra di uno degli studi di architettura più significativi della via italiana al Moderno (e alla sua critica “positiva”) è riconoscibile già in alcuni tratti: nell’equilibrata declinazione del volume; nell’articolazione della pianta e degli alzati attraverso progressivi “scalettamenti”; nell’apertura dell’angolo, nella “spettinatura” delle finestre che qui sembra come investire anche gli aggetti di gronda contribuendo a diluire l’altrimenti ingente mole del tetto; nel dosato e mai pittoresco impiego dei materiali.

Tratti, tuttavia, che non sono riducibili a lemmi di vocabolario ma che costituiscono possibili declinazioni di un pensiero più ampio e complesso come quello sviluppato dallo studio che, al di là del rogersiano slogan delle “preesistenze ambientali”, potrebbe essere riassunto, nel caso dei progetti residenziali (ma anche non), nel “tener conto dell’ambiente storico senza mimetizzarsi in esso; ricuperare all’architettura quella discrezione formale e quella scala umana che erano state della migliore produzione borghese dell’Ottocento; ricuperare gli elementi familiari dell’architettura domestica -finestre, cornicioni, gronde, tetti- non come pure citazioni ma come oggetti stabili del disegno d’architettura”2.

Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67
Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67
Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67
Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67
Studio BBPR, Condominio “Pian dei Frari”, Campo Carlo Magno, 1964/67

Il condominio appena ultimato visto dai campi di golf innevati, Archivio Belgiojoso

Il condominio oggi visto dalla radura interna al lotto, foto di Davide Fusari

Un boudoir affacciato sul soggiorno a doppia altezza e illuminato dalla finestra “all’inglese”, Anni ‘70, Archivio Belgiojoso

Pianta del piano rialzato nella versione presentata al Comune e autorizzata. Gli ulteriori due fabbricati che, nella proposta dei progettisti, avrebbero potuto completare il complesso si sarebbero dovuti ubicare uno contiguamente all’edificio costruito e l’altro dirimpetto generando una conca interposta paesaggisticamente caratterizzata (cfr.: S. Maffioletti, BBPR, Zanichelli, Bologna 1994), fonte Archivio Ufficio tecnico comunale di Pinzolo

Prospetti nella versione presentata al Comune e autorizzata, fonte Archivio Ufficio tecnico comunale di Pinzolo

Gli autori
Gian Luigi Banfi (1910-1945), Lodovico Barbiano di Belgiojoso (1909-2004), Enrico Peressutti (1908-1976) e Ernesto Nathan Rogers (1909-1969) costituiscono nel 1932 lo studio BBPR, attivo sin da subito nella ricerca di una via italiana al Razionalismo, di respiro internazionale, alimentata tanto dal lavoro di gruppo quanto dalla partecipazione alla scena culturale del tempo. Fortemente segnati dalla tragedia della guerra che vedrà la reclusione nel campo di concentramento di Gusen di Belgiojoso e Banfi (che vi morirà) e l’esilio per motivi razziali di Rogers, lo studio si riorganizzerà al suo termine mantenendo la prima iniziale in memoria del collega. L’attività dello studio si contraddistinguerà quindi per una aggiornata organizzazione professionale, una progressiva revisione critica dei canoni del Razionalismo più ortodosso nonchè per il continuativo impegno editoriale e didattico dei suoi membri.

Tra i progetti più significativi si ricordano, a Milano, il monumento ai caduti nei campi di concentramento presso il Cimitero monumentale (1946), il restauro e l’allestimento del Castello Sforzesco (1956), la Torre Velasca (1958), l’Edificio della Chase Manhattan Bank in piazza Meda (1969), il complesso residenziale di via dei Cavalieri del Santo Sepolcro (1971). Nell’ambito dell’architettura per il turismo si segnala, tra gli altri, il complesso di Castel Paradiso a Gabicce (Pesaro, 1971).

Tra le pubblicazioni E. Bonfanti, M. Porta, Città, museo, architettura. Il gruppo BBPR nella cultura architettonica italiana 1932-1970, Hoepli, Milano 1973 e S. Maffioletti, BBPR, Zanichelli, Bologna 1994 (in cui è citato l’edificio qui presentato). Il condominio Pian dei Frari compare, come esempio significativo di architettura alpina moderna, anche in L. Bolzoni, Architettura moderna nelle Alpi italiane dagli anni Sessanta alla fine del XX secolo, Priuli&Verlucca, Ivrea 2001 e Architettura e paesaggi della villeggiatura in Italia tra Otto e Novecento, Franco Angeli, Milano 2015.

1. G. Petronio Andreatta, È stata tutta luce, Bompiani/Giunti, Firenze/Milano 2017

2. L. Patetta, L’edilizia residenziale tra il 1933 e il 1970 in BBPR a Milano, Electa, Milano 1982, pp. 27-28