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Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa

Il centro ricettivo alberghiero Solaria in Val di Fassa, progettato e realizzato tra il 1972 e il 1976 da Loris Macci, Piero Paoli, Bianca Ballestrero, Anna Grazia Corradini e Giorgio Pedrotti, può essere considerato a tutti gli effetti come un vero e proprio prodotto di Scuola Fiorentina. Questo, non solo perché tutti i suoi autori si sono laureati a Firenze tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, ma perché incarna al meglio quelle caratteristiche che nel tempo sono andate a definire l’essenza dell’idea di quella stessa scuola. Ovvero, delle caratteristiche che piuttosto che identificarsi in una ben precisa autonomia linguistica, riconoscibile ed esportabile, si sono basate e continuano tutt’ora a basarsi, su una consonanza di temi che si manifestano inalterati nello spazio e nel tempo, indipendentemente dalle diverse declinazioni linguistiche attraverso le quali vengono espressi.

Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa

I temi di questa appartenenza sono riconducibili prioritariamente al senso del luogo quale determinatore di ogni processo interpretativo; un luogo che induce un dialogo con la tradizione che diviene portato di continuità, mai di citazione e mai di pura conservazione. A questo va ad aggiungersi la figurazione della sua caratteristica più evidente, ovvero, la massa, sempre espressa attraverso la solida murarietà dei volumi. Non scordando poi, come a Firenze, la pratica del progetto d’architettura possieda da sempre una dimensione morale forte, come se il fare architettura altro non fosse che l’esercizio etico di un percorso che intende l’uomo quale suo soggetto-oggetto di riferimento. Un uomo universale ma al contempo anche reale, espresso e risolto attraverso le molte relazioni che con le cose e gli altri uomini è capace di intessere. Per questo, nella genesi della forma, proprio le relazioni, divengono flussi, percorsi, rapporti, bilanciamenti, connessioni e collegamenti, e la costruzione delle cui immaterialità, ha dato origine a quell’impareggiabile concetto che è la variabilità. Espressione tutta fiorentina di un modo di intendere il progetto, grazie alla quale la forma non è raggiunta in seguito all’uniformarsi a degli a priori, bensì, “trovata”, proprio nella fisicizzazione di questa mutevolezza, come se le relazioni, i flussi, le connessioni che la sottendono e che la informano, prendessero vita diventando esse stesse sostanza e corpo dell’architettura. Quindi non è la pianta lo strumento che gestisce questa complessità, ma la sezione, a testimonianza del battito vitale che innerva uno spazio vivo di relazioni.
Ma la intuibilità che questo approccio può contenere, viene subito mitigata dalla presenza forte di una dimensione certa, ovvero scientifica, capace cioè di riportare all’interno dello spessore teorico e operativo del progetto, anche la dimensione del procedimento. La presenza del controllo e della sua trasmissibilità, subentra a riportare la progettualità fiorentina al ruolo di “sistema”, al quale si aggiunge la tematica della sintatticità delle espressioni architettoniche prodotte, che conduce alla discretizzazione e alla successiva esaltazione delle sue singole parti, evidenziando elementi e nodi di accentuazione qualificativa.
Sulla percorrenza di questi temi attraverso una loro sensibile applicazione, si basa il progetto e la realizzazione di Solaria, esprimendo con evidenza, oltre all’appartenenza a questa riconoscibilità di scuola, anche un vero e proprio punto di soglia tra un progetto tipologico e un progetto urbano. Ovvero, un progetto da intendersi come formalizzazione ricorrente di una memoria spazio-temporale, capace di riassumere le tre componenti di struttura-forma-funzione, e attraverso la cui comprensione è possibile effettuare sulla città, ma anche sull’ambiente, la lettura dei termini tecnologico-funzionali e formali dello spazio costruito, insieme alla lettura fenomenologica dei diversi aspetti fisici dell’ambiente. Ma allo stesso tempo, un progetto che si iscrive nella tematica generale del disegno urbano, anche se siamo in un ambiente prevalentemente naturale lontano dalle dinamiche della città. Ovvero, un disegno, quello di Solaria che superando il consueto concetto di scala, esprime un approccio in grado di innescare trasformazioni sull’ambiente. Lavorando sull’abbattimento della consueta bipolarità tra l’architettura e l’urbanistica, trasforma la dimensione ambientale in indicazioni e tematiche spaziali, convogliandone le diverse istanze, in una globale organicità e simultaneità nei confronti dell’architettura. In altre parole, un disegno urbano in grado di superare il salto di scala normalmente presente tra una visione di architettura come produttrice di oggetti emergenti e una urbanistica vista come depositaria di una propria potenzialità progettuale, ovvero, lo strumento del passaggio da metodo a sistema in grado di esprimere quella concretizzazione dello spazio esistenziale che ogni architettura incarna.
A ben vedere, l’intero complesso di Solaria, altro non è che un vasto sistema di relazioni che si traducono in forme che partendo dai caratteri del luogo, ritornano al luogo adeguandovisi, innescando cioè, un processo interpretativo di grande efficacia formale, la cui dialettica non scivola mai nel banalizzante ambito della citazione, mantenendosi invece, sul solo piano dell’allusione.
Come acutamente ha osservato Giovanni Klaus Köenig1, primo commentatore dell’intervento, la cosa che più colpisce della straordinaria architettura di Solaria – straordinaria per dimensioni, per approccio compositivo, ma anche per la commistione di tipologie diverse che spaziano dai residence, agli alberghi, al centro di servizi, commerciale e sportivo – è sicuramente la qualità del rapporto che si riesce ad innescare con il luogo. Un inserimento ambientale attento e partecipe che viene ottenuto indipendentemente dalle sue vaste dimensioni e che riassume in un segno compatto l’intera volumetria concessa dagli strumenti urbanistici su quel territorio al momento della progettazione. Una volumetria che evitando la soluzione della dispersione del vecchio Piano, lascia attorno a se la maggior quantità possibile di superficie naturale intatta.
L’intero complesso non scade, infatti, sul facile piano di una connotazione vernacolare, lasciando alla sola volumetria il ruolo di mediazione con l’intorno. Un’architettura-villaggio, ovvero, una volumetria macrostrutturale, dietro alla quale non è difficile leggervi in filigrana la lezione di Giovanni Michelucci, di Italo Gamberini, di Leonardo Ricci e Leonardo Savioli e che pur apparendo composta in più corpi di fabbrica, risulta profondamente articolata secondo una volontà unificante.

Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa
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Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa
Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa
Immagini Multiple Iniziali Visualizza i pesi delle righe Informazioni sul file	Operazioni Informazioni sul file	Operazioni    Image icon a_3:2019_solaria_03.jpg (369.91 KB) Testo alternativo Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa Questo testo verrà usato da screen reader, motori di ricerca, oppure quando l'immagine non può essere caricata. Titolo Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa Il titolo è usato come tooltip quando l'utente posiziona il mouse sopra l'immagine.

Tutto questo, permette di ricondurre la complessità del tema, all’applicazione dei molti aspetti su cui si struttura l’idea di progetto, intesa in questo caso come commistione di relazioni tra l’idea dell’edificio e l’idea del paesaggio, che come abbiamo visto, occupa da molto tempo – e continua ancora a farlo nella sua evoluzione – lo spessore teorico e operativo delle produzioni architettoniche di Scuola Fiorentina. Rispetto agli esempi-manifesto di questa variabilità, l’architettura di Solaria si offre in una declinazione meno brutalista, anche se la sua definizione esterna è interamente in cemento armato faccia a vista, lasciando che l’osmosi tra i diversi volumi e le molte relazioni che li informano, sia scandita piuttosto che dall’accomunante plasticità dell’insieme, dall’esaltazione di alcune matrici figurali, prima fra tutte la sezione, che diviene, strumento di prefigurazione e al contempo di verifica.
È infatti dalla sezione che affiora la matrice primigenia dell’intervento, espressa attraverso una complessa compenetrazione di spazi e di volumi che reiterati e variati a seconda delle diversità orografica del contesto, impostano l’intero itinerario di progetto nell’identificazione con l’idea della concrezione del suolo, piuttosto che nell’elaborazione di una volumetria dialetticamente contrapposta ad esso. Quasi una nuova topografia, piuttosto che un consueto dialogo sfondo/figura.
E in questo procedimento, i prospetti non rispondono ad un disegno prestabilito, ma appaiono come il risultato di una spazialità legittimata da altri valori, come quelli di internità e di relazione tra le parti. I vari corpi “a cascata” che seguono la naturale pendenza dei fianchi della valle, offrono una compenetrazione interna ricchissima, fatta di piani di vita che si susseguono in una infinità di affacci, di ballatoi e doppi e tripli volumi e trasformano la fruizione degli ambiti collettivi e privati, in una intensa esperienza spaziale.
L’architettura di Solaria, figlia di una visione del mondo nel quale la dimensione collettiva dell’abitare è messa sullo stesso piano di quella privata, riesce a tenere insieme la regola e il suo superamento, l’ambiente e la sua traduzione, l’assoluto e il quotidiano, la via minima e quella ontologica, testimoniando come nelle dinamiche di Scuola Fiorentina il progetto prima di essere un progetto di forme sia un progetto di relazioni.
E questo, anche quando il luogo dell’intervento, come in questo caso, da Firenze ne è fisicamente lontano.


LORIS MACCI (Firenze 1937)
Si Laurea a Firenze nel 1961 con Adalberto Libera e Ludovico Quaroni. Già Professore Ordinario di Progettazione Architettonica vive e lavora da oltre 50 anni con studio a Firenze. Inizialmente ha lavorato con Italo Gamberini realizzando, tra gli altri, la Clinica Veterinaria di Pisa e la sede RAI-TV di Firenze. Vincitore di numerosi concorsi tra cui l’Archivio di Stato di Firenze, ha realizzato il restauro dello Stadio Comunale e della Torre del Gallo a Firenze. Recentemente tra le molte opere si ricordano l’Impianto di Compostaggio a Borgo San Lorenzo e la nuova Sede Universitaria nel Palazzo dei Servi dell’Annunziata a Firenze.

PIERO PAOLI (Firenze 1933, Firenze 2014)
Si laurea a Firenze con Adalberto Libera nel 1958. Già Professore Ordinario di Progettazione Urbana, è stato coordinatore del Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana a Firenze. Temi centrali della sua attività di ricerca sono quelli relativi alla progettazione urbana nel quadro delle trasformazioni. Tra le opere si segnalano la realizzazione con L. Macci e B. Ballestrero di un Centro Residenziale Turistico a Olbia e con B. Ballestrero il Centro Commerciale con servizi comunali a Galcetello di Prato.

BIANCA BALLESTRERO (Pisa 1936)
Si laurea a Firenze con Adalberto Libera e Ludovico Quaroni nel 1961. Progetta e realizza insieme a L. Macci e P. Paoli, lo stabilimento IFAB a Bagno a Ripoli, insieme a P. Paoli una villa in Sardegna e un complesso residenziale a Strada in Chianti. Insieme a Gae Aulenti, realizza la Passerella di collegamento tra la Fortezza da Basso e la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze e il restauro di Palazzo Pretorio a Prato.

ANNAGRAZIA CORRADINI POSTAL (Bolzano 1938)
Si laurea in Architettura a Firenze nel 1966. Inizia la professione a Bolzano e quindi apre uno studio a Trento. La sua attività è prevalentemente dedicata agli interni, al riuso di edifici storici e a progetti in ambito turistico a Trento e in provincia. In collaborazione con L. Macci ha progettato anche la Fabbrica Clark-Uhrt a Castelnuovo Valsugana e la Torre Borsato a Bassano del Grappa. Insieme a A. Rudi e G. Pedrotti ha progettato la ristrutturazione del Museo di Scienze Naturali di Trento.

GIORGIO PEDROTTI (Trento 1941)
Si laurea in Architettura a Firenze nel 1968 con Edoardo Detti. Svolge attività professionale a Trento in ambito urbanistico e architettonico lavorando sia alla redazione di numerosi piani regolatori che di progetti di comparti urbani ed edifici oltre che di allestimenti interni e recuperi a varia scala. Dal 2006 è associato con il figlio Luca architetto con il quale ha progettato, in collaborazione con Arnaldo Pomodoro, la nuova cantina Lunelli a Bevagna, Perugia.


1. Cfr. G. K. KOENIG, “Centro alberghiero in Val di Fassa”, in L’Architettura cronache e storia n°331/83, pag. 337.

Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa
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Solaria: un progetto di Scuola Fiorentina in Val di Fassa
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Disegni

FABIO FABBRIZZI:
Architetto e dottore di ricerca, é professore associato in Composizione Architettonica e Urbana all'Università degli studi di Firenze.

Bibliografia

F. FABBRIZZI, “Opere e progetti di Scuola Fiorentina 1968-2008”, Alinea Editrice, Firenze, 2008.

G. K. KOENIG, “Centro Alberghiero in Val di Fassa”, in L’Architettura cronache e storia, n°331/83.

G. K.KOENIG, “Architettura del Novecento, Teoria, storia, pratica, critica”, Marsilio, Venezia, 1995.