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Ri-marginare i paesaggi

Vaste aree inedificate, suoli aridi all’interno del tessuto urbano, brani di paesaggio incolto al margine di infrastrutture e periferie punteggiano il fondovalle del territorio provinciale.

Ri-marginare i paesaggi

next_step - Mostra dei lavori alla BUC.

Le prime risultato dell’abbandono e della dismissione di impianti produttivi e servizi che per lungo tempo avevano caratterizzato l’identità stessa di un contesto urbano, i secondi indiretta conseguenza di progetti -spesso a scala territoriale- sviluppatisi in aree attigue, ma non abbastanza prossime da coinvolgere quelle aree di risulta, spazi fra le cose, semplicemente non “pensate”.
Ad una scala più piccola, forse meno percepibili ma non meno importanti, edifici degradati, volumi edificati non utilizzati, spesso localizzati nei centri minori, compromettono la sopravvivenza stessa di alcuni “caratteristici” insediamenti storici (appartamenti ed abitazioni vuoti rappresentano circa il 36% dell’intero patrimonio immobiliare nel territorio provinciale).
Vuoti urbani, intesi in origine quali poli produttivi al limite dell’edificato, con l’espansione urbana risultano oggi inglobati nel tessuto della più recente urbanizzazione e rappresentano importanti occasioni per lo sviluppo urbano da un punto di vista logistico e strategico. Si tratta di lacerti di paesaggio che rappresentano grandi potenzialità per la valorizzazione, per effetto domino, di aree più vaste, forse futuri poli attrattivi non solo di importanza locale.
Esempio significativo nel primo decennio del 2000 fu la trasformazione dell’area industriale ex Michelin, luogo strategico per la vicinanza al centro urbano e l’affaccio sul fiume. Rimasta per lungo tempo inutilizzata, in seguito al progetto di riqualificazione e valorizzazione urbana, rappresenta oggi uno dei più importanti centri di attrazione culturale e sociale del territorio provinciale e non solo.
Solo nel territorio comunale di Trento rimangono ancora emblematiche la vasta area, a due passi dal centro storico, rimasta in parte cementificata ed incolta dopo la demolizione delle ultime strutture dell’ex Italcementi (è ancora presente la platea di calcestruzzo a impronta della fabbrica preesistente), l’area inutilizzata dell’ex carcere, a ridosso della vecchia cinta muraria della città medievale, l’ampia superficie nella periferia sud-ovest della città in parte destinata a centro di prima accoglienza per i rifugiati ospitato nel sedime delle ex caserme militari.
Alcune di queste aree, già oggetto di bandi di concorso di progettazione, da decenni rimangono tuttavia ancora in attesa di un ripensamento e di una possibile fruizione da parte della comunità.
Le potenzialità connesse a queste aree sono state ulteriormente enfatizzate dalla recente riforma urbanistica che delinea come principio cardine la limitazione del consumo di suolo e la conseguente riqualificazione paesaggistica.
Le strategie per raggiungere questo virtuoso principio sono composti: dalla demolizione degli “ecomostri” alla ricostruzione di nuovi volumi -in alcuni casi si privilegia la ricostruzione in aree più consone- alla riqualificazione urbana, al coinvolgimento dei cittadini negli interventi di valorizzazione ambientale, all’istituzione del Fondo per la riqualificazione degli insediamenti storici e del paesaggio e per la conservazione e sistemazione paesaggistica.
Le parole d’ordine, in opposizione al tradizionale consumo di suolo, sono riutilizzare, riqualificare, rigenerare, riciclare con l’obiettivo di generare nuovi cicli di vita per rivitalizzare aree per lungo tempo abbandonate, prive di senso e funzione.
Temi, questi, al centro del dibattito politico, che la step - Scuola per il governo del territorio e del paesaggio ha sviluppato e promosso nelle tre edizioni degli incontri, conferenze e lectio magistralis “Rigenerazione, riqualificazione riuso” così come nel ciclo di conferenze “Costruire sul costruito” tenutesi nel biennio 2014-2016.
Docenti, progettisti di fama internazionale si sono alternati nelle aule di step, proponendo best practices, interpretazioni e strategie, arricchendo il bagaglio di esperienze sul tema con riflessioni critiche e progetti.

next_step - Workshop sui paesaggi temporanei.
next_step - Presentazione delle idee progettuali.
next_step - Mostra dei lavori alla facoltà di Lettere.
Ri-marginare i paesaggi

next_step - Workshop sui paesaggi temporanei.

next_step - Presentazione delle idee progettuali.

next_step - Mostra dei lavori alla facoltà di Lettere.

Dalle strategie di trasformazione per il futuro delle città, “riqualificazione, rammendo, innesto, riciclo” (Renato Bocchi), alla resilienza urbana che ha caratterizzato la straordinaria trasformazione di Detroit (Mosè Ricci), al ruolo della collettività nei progetti partecipativi per la trasformazione urbana (Feld 72), l’attenzione si è poi spostata al progetto dello spazio pubblico quale elemento strutturante il tessuto urbano, connessione tra vita privata e pubblica, generatore di una identità civile. Filosofi, sociologi ed architetti hanno indagato il tema portando al tavolo le rispettive molteplici interpretazioni ed esperienze (Andrea Mubi Brighenti, Franco Rella, Alberto Winterle, Riccardo Marini, Boris Podrecca).
Dalla scala urbana il dibattito sulla limitazione al consumo di suolo si è focalizzato sull’oggetto architettonico nel ciclo di incontri “Costruire sul costruito”, incentrato sul delicato rapporto fra architettura e contesto, fra progetto architettonico e tradizione nel contesto urbano (Moderna tradizione, Luca Romeo), e sulla relazione fra architettura e contesto alpino (EM2 architetti).
Dai progetti alle esperienze nazionali ed internazionali, utile confronto con la realtà trentina, il testimone è tornato nel contesto locale attraverso la sperimentazione didattica promossa nel workshop interdisciplinare “next_step: Paesaggi temporanei: discipline a confronto”.
L’obiettivo era sperimentare un nuovo percorso didattico per la formazione e il governo del paesaggio, così come sottolineare la necessità di un approccio multidisciplinare nell’affrontare il complesso e delicato processo del progetto di paesaggio, negando la supremazia di una specifica disciplina sulle altre. Si è scelto quindi di mettere a confronto discipline diverse quali l’architettura, l’urbanistica, la sociologia, l’agronomia e l’antropologia, non solo attraverso lezioni frontali di docenti ed esperti sul tema, ma coinvolgendo in un workshop di progettazione studenti universitari del DICAM, del DSRS e della FEM; ed ancora, si è voluta indagare la potenzialità didattica e formativa di un confronto fra studenti e liberi professionisti che, mettendo in gioco prospettive e ed esperienze diverse, avrebbero collaborato per proporre nuove strategie e scenari in risposta ad uno specifico tema progettuale.
Campo di prova sono stati gli “storici” vuoti urbani, le ampie aree “ex” e le aree marginali presenti nel capoluogo da lungo tempo in attesa di una nuova funzione e di una nuova identità (area ex Italcementi, ex Carcere, ex Caserme, ex Sloi).
Obiettivo progettuale era ridurre o quanto meno sfruttare l’”attesa” attraverso processi di trasformazione che con tempi e costi più contenuti potessero restituire alla comunità un utilizzo anche solo temporaneo di quelle aree degradate, potenziali spazi per nuove relazioni sociali, con rinnovati valori ambientali e identitari.
Il lavoro si è incentrato sulla progettazione di paesaggi temporanei, interventi misurati, calibrati, non solo per le ridotte risorse economiche disponibili, ma per l’eventualità di una futura rimessa in pristino dell’area (paesaggi effimeri). La temporaneità degli interventi è stata inoltre declinata attraverso la progettazione di paesaggi preventivi e progressivi laddove si è indagata la possibilità di prevedere e sfruttare alcune tappe di un lungo processo di riqualificazione urbana già in atto per la realizzazione di temporanei spazi per la collettività (progetto per l’ex Carcere).
L’integrazione di approcci e competenze diversi hanno permesso un’analisi ed un percorso progettuale poliedrici, completi, arricchendo i progetti di specificità e qualità. Interviste e indagini sociologiche condotte dagli studenti del DSRS nel progetto per l’area ex Caserme, strategie di bonifica dei suoli aridi e contaminati indagate dagli studenti della FEM per l’area della ex Sloi, analisi di best practices ed esplorazioni progettuali degli studenti del DICAM, guidati da tutors esperti (liberi professionisti) hanno perfezionato e completato la sperimentazione progettuale di nuovi cicli di vita, seppur brevi, per le aree abbandonate indagate.

 

EMANUELA SCHIR
Architetto, componente del Comitato Scientifico di step