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A proposito della vicenda del Planetario H2O

Rispetto alla vicenda del Planetario H2O riceviamo dal Consiglio dell'Ordine il seguente comunicato stampa cui diamo diffusione.

Il recente clamore suscitato sugli organi di stampa dalla vicenda del Planetario H2O non può non sollevare da parte degli Architetti una serie di interrogativi che, riteniamo, andranno discussi, all’interno della nostra categoria e non solo, nel prossimo futuro. Allo stato attuale, essi non possono che essere spunti di riflessione, che, ci auguriamo, potranno presto diventare argomento di un dibattito più articolato e condiviso.

A proposito della vicenda del Planetario H2O

Il primo elemento che ci balza agli occhi è senz’altro la dicotomia -mai, in fondo, risolta- fra permanenza ed innovazione. Ogniqualvolta, nel contesto nazionale, il contemporaneo si inserisce nel tessuto radicato della città l’operazione inevitabilmente genera reazioni discordanti, spesso violente, spesso -pare- visceralmente emotive. Lo stesso tono, la stessa scelta lessicale, danno il segno di come la risposta sia di carattere emozionale, piuttosto che intellettuale o sociale. Ne è esempio -forse ultimo, in ordine di tempo- la vicenda del recente concorso per il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ove il dibattito ha assunto toni accesi, ma è stato allo stesso tempo occasione di una riflessione profonda- non solo ad opera degli architetti- di come l’agire progettuale contemporaneo si possa incardinare in un contesto così fortemente e figurativamente connotato, quale quello della nostra città storica. La tentazione di entrare nel merito della questione, di pervenire ad un giudizio di “linguaggio” rispetto ai nuovi progetti è quasi irresistibile. Tuttavia, crediamo che questo sia in una qualche misura fuorviante rispetto al tema più generale di come vogliamo che la città cresca, si rigeneri e si modifichi, rimanendo contemporaneamente specchio del nostro patrimonio culturale: molti esempi nazionali ed internazionali hanno chiaramente mostrato come nuovo e antico possono convivere in maniera efficace e come la loro compresenza possa divenire un elemento di qualità per la rigenerazione e la riattivazione delle città. Sotto questo aspetto, riteniamo fortemente che questo sia uno dei temi sui quali, come architetti, dobbiamo alimentare un dibattito fruttuoso, curioso e non miope rispetto a quanto succede, se non altro, nel resto dell’Europa.

Il secondo dato che non può sfuggirci è la necessità che le trasformazioni che interessano la res publica debbano avere sempre un dato carattere di certezza e condivisione del processo. Troppe volte, come categoria, abbiamo sottolineato la necessità di una programmazione che, a partire da un processo di partecipazione, sia in grado di addivenire a risultati concreti, efficaci ed utili alla collettività in ogni caso, anche quando compartecipate da altri enti o demandati ad organismi subalterni. Impiegare energie e risorse, sia da parte della Committenza pubblica sia da parte dei professionisti, in processi di progettazione spesso molto complessi che, in ultima battuta, un attimo prima della loro realizzazione, si dissolvono in un nulla di fatto, non può essere né un vantaggio per la collettività, né una modalità ragionevole di agire sul patrimonio comune;

Infine, paradossalmente, la presenza di polemiche tanto accese su temi che ci riguardano da vicino non può che convincere gli architetti che effettivamente esista una “domanda” di architettura, alla quale è necessario dar risposta. Comprendiamo ancor di più quanto sia importante che l’architettura sia comunicata, discussa, vista e vissuta non solo in un dibattito autoreferenziale fra tecnici, ma con tutti i soggetti che a vario titolo vi sono interessati, primo fra tutti la cittadinanza. Come Ordine degli Architetti, non possiamo non prendere atto che questo sia uno dei compiti ai quali siamo tenuti, e che l’impegno, da parte nostra, debba essere proprio nella direzione di far sì che le occasioni di riflessione condivisa, di assunzione di pluralità di pensiero, siano il più possibile non solo frequenti, ma anche concrete ed efficaci.

A proposito della vicenda del Planetario H2O