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Progettare paesaggi dolomitici

Da quando l’accreditamento UNESCO ha dato alle Dolomiti un valore universale, generando l’esigenza di condividere scelte e decisioni per la loro valorizzazione ad una scala più ampia di quella dei singoli luoghi e delle singole comunità, è evidente la necessità di creare una cultura in grado di governare le scelte individuali e collettive per progettare i paesaggi del futuro.

Progettare paesaggi dolomitici

Il paesaggio è percezione e azione responsabile. Una via privilegiata per la libertà individuale e collettiva è l’autoeducazione all’estetica e alla vivibilità degli spazi della nostra vita. Condizione per l’affermazione di questa prospettiva è il riconoscimento della necessità di una traduzione necessaria tra le diverse interpretazioni storiche del paesaggio e i diversi approcci con cui il paesaggio, l’ambiente e il territorio sono stati e sono considerati.
Si pone quindi un problema di traduzione in quanto i linguaggi specialistici, mentre consentono focalizzazioni conoscitive e supporto all’azione tecnica, rappresentano allo stesso tempo un vincolo a conoscere e ad agire in maniera integrata per la tutela e la valorizzazione. Da un certo punto di vista la traduzione è sempre stata necessaria, ma lo diventa in particolare nel momento in cui l’approccio al paesaggio, da una prospettiva formale, esteriorizzante e solo percettiva, si connette strettamente alla vivibilità, implicando una profonda trasformazione delle idee e dei progetti con cui si interviene in esso. Alla base di questa trasformazione vi è proprio il problema della vivibilità.
In questi anni scopriamo, infatti, di essere la specie che non solo abita pervasivamente lo spazio, ma continua a farlo con la presunzione di essere “sopra le parti”, stentando vistosamente a riconoscere di essere ineluttabilmente nel sistema vivente “parte del tutto”. Le trasformazioni cognitive e affettive implicate da questo cambiamento sono enormi e altrettanto tenaci si mostrano le resistenze a cambiare idea e comportamenti riguardo al paesaggio, all’ambiente e al territorio.
La prima grande esigenza di traduzione, quindi, è relativa proprio alla questione della vivibilità. La progettazione paesaggistica, lungi dall’assumere una prospettiva residuale, di contorno, di sfondo e connessa solo a problematiche di ordine percettivo e formale, dovrebbe divenire appannaggio di un approccio multidisciplinare e, forse, neodisciplinare, capace di includere la biologia dei sistemi viventi, le neuroscienze cognitive, la geologia, l’architettura, l’ingegneria, l’agronomia, l’economia e altre discipline.
Oggi è evidente che tra i linguaggi specialistici di queste discipline si pone un problema di traduzione. Al centro del problema vi sta forse la costatazione elementare della rilevanza estetica del paesaggio e, quindi, il riconoscimento della struttura sensibile, della connessione di legame tra i sistemi viventi e la loro ecologia, e in particolare, della specie umana e della sua collocazione sul pianeta Terra. In questa prospettiva la trasformazione dei luoghi in paesaggio rappresenta il riferimento dell’analisi e della progettazione: anche in questo caso, infatti, si tratta di una questione di traduzione. Ognuno nella propria esperienza sviluppa una trasformazione dei luoghi in paesaggio e costruisce un suo orientamento alla vivibilità. In quell’unità elementare che è la traduzione trasformatrice, risiede, forse, il principale riferimento della progettazione paesaggistica e di qualunque progettazione partecipata.
Il lavoro di ricerca e formazione svolto in questi anni presso la Scuola per il governo del territorio e del paesaggio mira a creare le condizioni perché il processo di traduzione prima considerato, con le sue molteplici implicazioni, possa affermarsi attraverso percorsi di apprendimento che pongono al centro l’ipotesi che l’estetica del paesaggio e della vivibilità non siano un lusso per civiltà che vogliono considerarsi avanzate, ma siano una necessità: in loro assenza l’intelligenza creativa e una progettualità responsabile appassiscono e muoiono. Bisogna essere capaci di innovazione appropriata.
L’innovazione si propone come un processo di distinzione muovendosi tra luogo e mondo. Si distingue nel confronto chi riesce a valorizzare i propri punti di forza distintivi, tendenzialmente unici e non replicabili. I luoghi, in particolare i territori di montagna, hanno una sola possibilità: stabilire in che cosa intendono distinguersi, scegliendo una cosa, nella consapevolezza che non possono distinguersi su tutto ed alla condizione di valorizzare la distinzione scelta connettendosi alla rete.
L’innovazione necessaria è riconducibile a tre parole chiave: conoscenza, paesaggio e tecnologie: il modello “Con-pa-tec”. Si tratta di un modello che combina le possibilità di apprendimento attraverso la conoscenza, con la centralità del paesaggio come spazio di vita e di promozione della qualità della vita per i residenti e gli ospiti, con il ruolo cruciale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Lo scopo è lo sviluppo di un’economia e una società compatibili con una vivibilità sostenibile, in grado di rappresentare un’opportunità preferibile per le giovani generazioni residenti. Se nella progettazione dei paesaggi dolomitici si combinano in modo compatibile conoscenza, paesaggio e tecnologie avanzate, la vivibilità nei luoghi geograficamente elevati può divenire altrettanto elevata socialmente.
Quali sono gli assi portanti di questa possibilità? Il primo asse riguarda l’intensificazione del rapporto tra conoscenza e innovazione. Le risorse della montagna possono divenire distintive e caratterizzare economia e società solo se la loro elaborazione si arricchisce di know-how. Si tratta di uno dei punti più critici. Se pensiamo al legno, ad esempio, vediamo prevalere l’uso tradizionale, ma in alcuni casi l’iniziativa per l’innovazione dà frutti importanti e si vede subito che è la conoscenza applicata il fattore che fa la differenza. Il secondo asse riguarda il rapporto tra tecnologia e accessibilità. Un’accessibilità leggera e capace di connettere il locale al globale senza snaturarlo e omologarlo è possibile. Si tratta di elaborare un’accezione estesa e profonda dell’accessibilità che si combini con decisi investimenti in crescita culturale ed incremento della conoscenza posseduta e investita nelle comunità locali, riducendo l’impatto delle tradizionali modalità di accessibilità fisiche. Il terzo asse è quello del rapporto tra paesaggio e vivibilità. Il paesaggio è stato vissuto come un’esternalità, disponibile e attraente, da valorizzare per venderlo. Si tratta di riconoscere che è prima di tutto un patrimonio delle comunità residenti, dal punto di vista mentale, storico e culturale e, quindi, uno spazio di vita. Una risorsa unica e distintiva che eleva la qualità della vita e la rende attraente per chi ci nasce e chi la frequenta. Il paesaggio diviene in tal modo luogo dell’incontro, sede di una vivibilità distintiva e patrimonio inimitabile per il presente e il futuro.

WNHM, avvio del Master.

WNHM, avvio del Master.

Formazione Dolomiti UNESCO

L’inserimento delle Dolomiti all’interno del Patrimonio mondiale dell’Umanità nel giugno 2009 ha reso imprescindibile l’investimento in formazione permanente per i territori su cui il Bene si estende. La tsm-step ha la responsabilità della Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica della Fondazione Dolomiti UNESCO e realizza da cinque anni il Master World Natural Heritage Management. Gestire e valorizzare i patrimoni naturali richiede competenze specialistiche e il Trentino nel corso degli anni si è distinto per saper combinare l’attenzione alla ricerca e alla conoscenza con una straordinaria capacità di valorizzare l’ambiente, il territorio e il paesaggio. Le attività dell’area UNESCO sono realizzate in partnership con il MUSE-Museo delle Scienze di Trento. L’Area si avvale altresì di un solido network di partner istituzionali, quali l’Università di Torino, Arte Sella, l’UNESCO-Welterbe Schweizer Alpen Jungfrau-Aletsch Managementzentrum, la SAT-Società degli Alpinisti Tridentini, l’Associazione Dislivelli e diversi altri enti e organizzazioni nazionali e internazionali.

Progettare paesaggi dolomitici

Foto di Giuseppe Varchetta