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Profili di rilievo dei nuovi obblighi deontologici

“L'esercizio di una professione regolamentata è svolto nella tutela dell'interesse pubblico”. È questo l'esordio dell'intervento dell'arch. Frison al Congresso. Un intervento che specifica quali nuovi obblighi sono presenti nella riforma deontologica e le conseguenze del non rispetto degli stessi.

Profili di rilievo dei nuovi obblighi deontologici

Obbligo formativo e illecito disciplinare
Non è stato introdotto nessun tipo di sanatoria o di proroga per chi non rispetta gli obblighi, e la recidività è considerata un’aggravante. Contrariamente, esiste l'intenzione di definire forme di premialità per chi rispetta gli adempimenti. Importante è l'introduzione nei bandi pubblici dell'autocertificazione sulla regolarità degli obblighi formativi.
La mancata acquisizione dei CFP fino al 20% determina la sanzione della censura. Un numero maggiore di CFP non acquisiti determina la sanzione della sospensione nella misura di 1 giorno di sospensione per ogni CFP non acquisito.

Principi del codice
“L'etica non è un'esigenza estemporanea o occasionale e riconducibile solo alla professione.” Il Codice pone l'accento proprio sul profilo etico delle scelte quotidiane e più in generale della comunità per una convivenza civile e per il progresso sociale. All'interno di questa visione complessiva anche il tecnico può garantire credibilità, autorevolezza, affermazione professionale. Ad esempio, attraverso la sua efficienza, capacità di innovazione, competenza, correttezza, preparazione e continuo aggiornamento.

Consigli di disciplina presso gli ordini
Tramite la riforma e secondo i principi definiti con Regolamento dai Consigli Nazionali sono istituiti i Consigli di Disciplina presso gli Ordini territoriali. Composti da tre consiglieri e incompatibili con le cariche di consigliere dell'Ordine e del Collegio di Disciplina, ricevono nomina dal Presidente del Tribunale tra i soggetti proposti dal Consiglio dell'Ordine.

Consiglio nazionale e attività di magistratura
L'iscritto che è stato sanzionato dal Consiglio di Disciplina, può presentare ricorso al Consiglio Nazionale. Il ricorso deve essere tempestivo (30 giorni dalla notifica) e depositato all'Ordine, il quale provvede a trasmetterlo al CNAPPC, che lo invia al Ministero della Giustizia. Verrà poi discusso in sede di magistratura.
Le decisioni del Consiglio Nazionale in materia disciplinare sono impugnabili con ricorso in Cassazione nel caso di violazione di leggi o regolamenti, oppure per vizio di motivazione.

Il procedimento disciplinare
Il procedimento disciplinare per cui è titolare dell'azione il presidente del Collegio di Disciplina può avere origine con segnalazione delle parti, su richiesta del pubblico ministero o d'ufficio a seguito di notizie di abusi e mancanze. Il professionista può essere sentito nella fase preliminare e ai fini della tutela della difesa vi è la possibilità di avere accesso agli atti, assistenza legale, presentare memorie. Se il Collegio ravvisa motivo per il rinvio a giudizio disciplinare, il presidente apre formalmente il procedimento e convoca il professionista mediante ufficiale giudiziario. La decisione può essere assunta immediatamente oppure in un secondo tempo e, se necessario, possono essere disposti nuovi accertamenti. L'eventuale provvedimento disciplinare va assunto sui fatti e deve essere motivato, riportando esattamente gli articoli violati.
L'avvertimento e la censura vengono comunicate all'interessato. La sospensione e la cancellazione invece, avendo ricadute esterne, oltre all'interessato vanno comunicate alla Corte d'Appello, al Tribunale, alla Procura, alla Prefettura, alla Camera di Commercio e agli Enti locali.

Assicurazione professionale
Ci si è limitati a specificare che il professionista deve porsi in condizione di poter risarcire eventuali danni cagionati nell’esercizio della professione. A tal fine è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i danni derivanti al committente dall'esercizio dell'attività professionale. È stato specificato poi che il professionista deve rendere noti al committente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva.
L’arch. Frison suggerisce qualche consiglio agli iscritti tra i quali quello di rispondere sempre alle note o alle convocazioni del Consiglio dell'Ordine o del Consiglio di Disciplina.

Attenzione! Il professionista che continui ad esercitare la professione (anche con una sola prestazione), nonostante l'avvenuta sospensione, è passabile di denuncia all'autorità penale (art. 487 C.P.) per esercizio abusivo della professione (oltre che ad una nuova azione disciplinare).

Profili di rilievo dei nuovi obblighi deontologici

Sessione inaugurale Congresso | prof. Sacha Menz, Ilaria Becco, Susanna Serafini, Wolfgan Thaler, Marzio Bottazzi, Franco Frison

Riferimenti normativi

Leggi istitutive della professione

art. 5, Legge n.1395 del 24 giugno 1923, “Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli ingegneri e degli architetti”

art. 10 e art. 17, artt. 43-46, art. 49, Regio Decreto n.2537 del 23 ottobre 1925, “Regolamento per le professioni di architetto e ingegnere”,

art. 6, art.8, Decreto Legislativo n.382 del 23 novembre 1944, “Norme sui consigli degli ordini e collegi e sulle Commissioni centrali professionali”

Apparati normativi della riforma

Decreto Legge n. 138 del 13 agosto 2011

Legge di conversione n. 148 del 14 settembre 2011, “Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”

Legge n. 183 del 12 novembre 2011 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”

Decreto Legge n. 211 del 6 dicembre 2011

Legge di conversione n. 214 del 22 dicembre 2011, “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

Decreto Legge n. 1 del 24 gennaio 2012

Legge di conversione n. 27 del 24 marzo 2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza”

D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137 “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali” a norma del D.L. n. 138/2001 convertito con modificazioni dalla Legge n. 148/2011

D.M. Giustizia 8 febbraio 2013, n. 34 “Regolamento di attuazione delle Società tra professionisti”