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Premio “Costruire il Trentino” - Ordine degli Architetti e CITRAC

Con il 2017 l’Ordine degli Architetti è divenuto co-organizzatore del Premio “Costruire il Trentino”, giunto alla sua sesta edizione.
Così facendo lo si è voluto rafforzare sia dal punto di vista istituzionale oltre che sociale, riconoscendo il grande merito del CITRAC Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea per l’attività di sensibilizzazione ai temi dell’architettura che da 25 anni porta avanti sul nostro territorio.

Premio “Costruire il Trentino”  - Ordine degli Architetti  e CITRAC

Fondato nel 1993, il CITRAC è una libera associazione culturale nata con il preciso scopo di promuovere un processo dialettico di rinnovamento dell’architettura contemporanea alpina. 
L’attività del Circolo si concentra nel presentare, discutere, pubblicare e costruire un archivio di progetti e di architetture realizzate nel contesto alpino.

I lavori di questa edizione del premio hanno comportato un percorso articolato che è cominciato a settembre 2017 con la presentazione delle candidature da parte dei progettisti, per un totale di 131.
Il lavoro della giuria -costituita da Marco Biraghi, Gianmatteo Romegialli e Francesca Torzo- si è poi concentrato su 38 casi selezionati tra i quali sono stati vincitori lo studio Mimeus con il Bivacco al Rifugio Pradidali; gli architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazzoli con il restauro e il recupero di Forte Pozzacchio; l’architetto Mirko Franzoso con la casa sociale di Caltron; lo studio weber+winterle con il restauro del Casino di Bersaglio di Campitello di Fassa.
Sono stati inoltre menzionati gli architetti Daniele Bertolini e Catia Meneghini con il recupero delle caserme austroungariche di Strino; lo studio Nexus!Associati con un serbatoio idrico a Sella Giudicarie; l’architetto Luca Beltrami con il sopralzo di un edificio a Trento; l’ingegnere David Marchiori con la centralina idroelettrica di Cillà a Comano Terme; l’architetto Alberto Cecchetto con l’Hotel Du Lac et Du Parc a Riva del Garda; gli architetti Stefania Saracino e Franco Tagliabue con l’Agriturismo Casa Riga a Comano Terme.

Entro il quadro organizzativo di questa iniziativa, l’interesse peculiare dell’Ordine è orientato a finalità specifiche proprie del suo ruolo rispetto tanto agli iscritti quanto alla collettività cui risponde.

Un Ordine co-organizza un premio di architettura innanzitutto per contribuire alle basi di presenti e future visioni retrospettive che consentano di monitorare e di analizzare i cambiamenti della nostra comunità professionale e di conseguenza comporre uno spaccato di come si è trasformato il nostro territorio attraverso i nostri progetti.

Così facendo vengono fatte emergere le dinamiche professionali e culturali dell’architettura di oggi in terra trentina leggendo in controluce progetti premiati e progetti partecipanti che, tutti, diventano uno specchio per comprendere difficoltà, problematiche, questioni da risolvere ma al contempo slanci, prospettive, potenzialità che sorgono.

Quello che all’Ordine importa è la capacità del premio di essere “segnale”, di essere rappresentativo di una cultura del progettare e del costruire che possa essere tanto risposta a una domanda concreta quanto indicatrice di strade future alla luce del dibattito internazionale con attenzione sia alla nostra storia e alle nostre peculiarità sia alle sfide e alle capacità che il nostro territorio esprime.
Un segnale che vuole essere appunto per la società civile tutta verso cui l’Ordine, anche attraverso il Premio, ritiene di farsi così promotore della buona architettura da un lato, mostrandola e, dall’altro, facendone capire i processi.
Mostrandola perché cittadini e amministratori capiscano il valore aggiunto che il buon progettare e il buon costruire possono dare al territorio e al suo futuro e delle potenzialità in essi contenuta. Le buone architetture promuovono i territori, li rendono competitivi, li aprono a scenari ampi rendendo evidenti e facendo emergere la capacità di reggere, entro uno sguardo sintetico e lungimirante, le sfide e i problemi posti dal presente.
Facendone capire i processi perché si comprenda, altresì che la qualità non è solo di un’immagine ma di una filiera, di un complesso di fattori. In tal senso il riconoscimento viene infatti allargato a tutte le sue componenti: alla committenze, sicuramente, ma anche al costruttore e agli artigiani che manifestano una cultura del fare basata sul “sapere delle mani”. Tutti insieme, coordinati entro l’unitarietà del processo e la previsione del risultato - come mostrato dai risultati del Premio - sono garanzia di una reciproca valorizzazione dei diversi ruoli.