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Politiche di coesione per un rinnovato valore della nostra professione

Nelle città italiane sono in atto mutamenti nelle politiche urbane riconducibili all’influenza delle Politiche di Coesione e della nuova Agenda Urbana Europea, sottoscritta con il Patto di Amsterdam nel 2016 e che si pone in continuità con l’Agenda 2030 approvata dall’ONU nel 2015, in termini di idee, temi, approcci emergenti, configurando nuove ed in alcuni casi inedite azioni di intervento, che porrebbero le basi per elaborare una Agenda Urbana Nazionale sulla base degli obiettivi di sviluppo internazionali superando l’attuale frammentazione delle politiche urbane.

Politiche di coesione per un rinnovato valore della nostra professione

Le due agende urbane, quella dell’ONU e quella dell’E.U., condividono, infatti, l’identica visione di uno sviluppo equilibrato, sostenibile e integrato delle nostre città.
Con i suoi 12 temi prioritari e i relativi piani d’azione, la nuova agenda urbana per l’U.E. intende coinvolgere le città interessate -ma anche le imprese, le ONG e i rappresentanti degli stati membri e delle istituzioni dell’U.E.- in un nuovo percorso di partecipazione politica, di realizzazione di nuovi progetti e diffusione di buone pratiche. Al centro dell’Agenda urbana dell’UE vi è lo sviluppo di 12 partenariati che si occuperanno di importanti sfide individuate per le aree urbane.
Parallelamente al dibattito sull’Agenda Urbana Europea, anche l’Italia ha sviluppato operativamente le indicazioni dell’Unione, definendo nell’Accordo di Partenariato una Agenda Urbana Nazionale, in cui sono delineati alcuni criteri-chiave per l’attuazione delle politiche urbane nel territorio nazionale e ne sono stati definiti i contenuti ed il metodo di attuazione.
A fronte della definizione del metodo di attuazione, l’Agenda Urbana Nazionale si sta attuando oggi in maniera molto frammentata, alimentandosi principalmente dei fondi strutturali europei, diretti e indiretti, che al contrario dovrebbero essere risorse “addizionali” alle risorse nazionali:

  • il PON Metro, che interviene sulle 14 aree metropolitane (è parallelo e complementare agli interventi dell’Agenda urbana sostenuti dai POR attraverso la SUS);
  • la Strategia di Sviluppo Urbano Sostenibile (SUS), si attua tramite i fondi strutturali ed è inserita nei Piani Operativi Regionali FESR, interviene sulle città medie e i poli urbani. Sono coinvolte in questa programmazione circa 120 città medie. Le risorse sono già state specificamente individuate così come le procedure attuative;
  • La Strategia Nazionale Aree interne, incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è attuata tramite risorse nazionali e tramite i fondi strutturali e interviene su 72 aree interne del paese.

 

È un programma, quello dettato dalle Agende Internazionali, rispetto al quale l’Italia mostra le debolezze di sempre, tradendo una condizione di «non sostenibilità» dovuta ad una applicazione discontinua e saltuaria che non ha ancora saputo incidere in maniera strutturante sulla realtà delle nostre città e dei territori. Le ragioni vanno rintracciate:

  • nell’assenza di una politica coordinata per le città all’interno di un quadro unitario di priorità nazionali, anche a causa dello scarso coordinamento all’interno delle Amministrazioni centrali dello Stato e tra livelli istituzionali diversi;
  • nella predisposizione degli interventi e dei progetti in funzione delle risorse disponibili, sia nazionali (ad esempio Piano Periferie) sia provenienti dai fondi strutturali, piuttosto che da una programmazione effettuata a monte, sulla base delle esigenze dei territori.

A conferma di quanto detto è quanto emerge dalla sesta edizione del rapporto “I City Rate 2017 - La classifica delle città intelligenti italiane” che ha basato l’analisi utilizzando per la prima volta un rating in grado di misurarne la coerenza rispetto ai nuovi obiettivi di sostenibilità.
I 106 comuni capoluogo analizzati con questo approccio ci raccontano un’Italia delle città a cui manca una politica coordinata, un quadro di riferimento condiviso ed unitario capace di coniugare distanze diverse di mettere insieme scelte di policy e modalità di governo differenti, in funzione però di traguardi che non possono non essere globali.
I risultati ci offrono un ridisegno della geografia complessiva del sistema urbano italiano che vede situazioni molto eterogenee con alcune importanti polarizzazioni tra il Nord e il Sud del paese in primis, ma anche tra aree metropolitane e i piccoli centri urbani, tra le città del welfare, quelle che hanno rafforzato il proprio tessuto connettivo, e le città della crescita economica, ed ancora, tra queste e le città che fanno sviluppo mantenendo alta l’attenzione per l’ambiente e la qualità del vivere urbano. È difficile pensare che a sfide quali il cambiamento climatico, la povertà, la mobilità sostenibile, il consumo di suolo, la sicurezza, sia possibile rispondere senza un coordinamento di tutti i livelli di governo ed altrettanto difficile è non porre al centro la dimensione urbana, perché sono proprio le città il livello territoriale nel quale più si addensano i problemi di natura sociale ed economica, ma anche i luoghi in cui trovare le competenze, le risorse per risolverli. Sono proprio le città a dover tradurre i grandi accordi internazionali in azioni concrete, coerenti ed efficaci.
È evidente che è ormai necessario e non più rinviabile disegnare una vera e propria Agenda Urbana Nazionale sulla base degli impegni sottoscritti in sede ONU ed EU, all’interno di una cornice di priorità nazionali. È necessario un “Piano d’Azione Nazionale per le città sostenibili”, accompagnato da un programma decennale di finanziamento strutturale per la progettazione ed attuazione di interventi che, in forma coerente e integrata, siano finalizzati ad accrescere la resilienza urbana e territoriale, a tutelare l’ambiente e il paesaggio, a favorire la coesione sociale ed a migliorare la qualità abitativa. Un programma che, anziché disperdere risorse a pioggia e in mille rivoli, le concentri in progetti urbani integrati, esemplari in termini di eccellenza ambientale e innovazione, riproducibili in diversi contesti.
Per avere successo il “Piano d’Azione” necessita anche della partecipazione della società civile pienamente informata e sensibilizzata sulla scorta dei seguenti criteri:

  • al centro di ogni progetto di rigenerazione devono essere poste le persone;
  • coinvolgimento di tutti i possibili protagonisti (istituzioni, professionisti, operatori economici, residenti, utenti, associazioni interessate) ai fini dell’identificazione delle “domande del futuro” attraverso le quali la Politica possa elaborare le “Visioni per l’Avvenire”;
  • integrazione in tutti i ruoli di tutte le diverse competenze che concorrono alla definizione di progetti di rigenerazione;
  • formazione qualificata della P.A. ai fini del miglioramento dell’interazione con gli operatori economici e sociali.

In questo scenario sono indispensabili una nuova visione urbana e progetti di qualità per rispondere ai bisogni concreti della collettività e alle nuove sfide fondate principalmente sulla creazione di luoghi belli, sicuri e sostenibili.
Gli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori possono svolgere un ruolo pregnante come “facilitatori dei processi” e affiancare le Amministrazioni nell’attuazione delle Politiche di Coesione.
A ciò si aggiunga il fatto che la Strategia Europa 2020 riconosce al lavoro autonomo un potenziale imprenditoriale. Si tratta di un importante riconoscimento per i liberi professionisti che per la prima volta sono considerati motore dell’economia come altre attività di impresa, ma ancora di più perché la prestazione intellettuale resa viene recepita come una risorsa a favore della crescita intelligente sostenibile e inclusiva.
Anche per gli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, si sono aperte quindi opportunità di crescita professionale e nuovi mercati, con la Legge di Stabilità 2016 il Governo Italiano ha recepito le Raccomandazioni e Direttive Europee pertanto i liberi professionisti possono accedere ai fondi come soggetti beneficiari, dai quali erano in precedenza esclusi, attraverso i bandi erogati dalle Regioni nell’ambito dei POR FEESR e FSE.
Il ruolo storicamente riconosciutogli dalla Società, proponeva una figura capace di comprendere e tradurre le esigenze degli individui, dei gruppi sociali e delle autorità in materia di assetto dello spazio per la realizzazione e la tutela dei valori e degli interessi generali. Il ruolo odierno impone dei doveri nuovi come quello di saper indirizzare la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva della società.