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Nicola Angeli

Nicola Angeli, laureato allo IUAV di Venezia, mentre studiavo ho iniziato dallo studio architettura FP di Borgo, grazie al quale ho avuto differenti esperienze sul campo per tipologie architettoniche e per processi lavorativi, poi ho seguito la progettazione e costruzione per un luxury hotel della catena dei Radisson Blue a Nairobi, confrontandomi con un valido team internazionale, e infine architetto a New York  presso AtelierNY Architecture, studio internazionale con progetti in Giappone, Israele e Stati Uniti.

Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero e in che modo hai ti sei confrontato inizialmente con il mercato del lavoro del paese in cui ti sei spostato?
Sono partito per diversi motivi, ma tutto è iniziato da una scelta e con l’idea di trasferirsi e cambiare completamente la mia vita, un giovane architetto trentino che si sposta nella grande mela alla ricerca di nuove opportunità. Inizialmente, la realtà che ci si trova di fronte è immensa e dispersiva, tutto all’eccesso nei pro e nei contro. Il mercato del lavoro è infinito per tipologie di ruoli e per possibilità, New York City è la città dove sogni e opportunità sono un fiume impetuoso, in cui sfide quotidiane ti spingono a crescere e a migliorare, professionalmente e personalmente. Il tempo e l’esperienze aiutano a trovare il proprio equilibrio e il proprio spazio, senza questi, si rischia di essere consumati e di perdere la propria identità.

Come trovi le condizioni e le modalità in cui viene svolta la professione nel paese in cui vivi e lavori?
Attualmente gli Stati Uniti godono di un forte potere economico, gli investimenti per cantieri a larga o piccola scala non mancano, garantendo un costante flusso che alimenta tutte le parti del settore edilizio e produttivo. Il ruolo dell’architetto si innesta perfettamente in questo sistema, divenendo ingranaggio fondamentale, grazie al ruolo multidisciplinare  che spazia tra l’analisi, lo sviluppo e il controllo nelle varie fasi di realizzazione progettuale. Nello studio in cui lavoro, vi sono differenti dipartimenti che seguono varie tipologie di progetti, tra il commerciale e il residenziale a tutte le scale e con la diversificazione e integrazione dei differenti ruoli, si riescono a coprire tutte le esigenze di progetto e a soddisfare qualsiasi committente.

Quali differenze riscontri con l’ambito italiano sia rispetto alle dinamiche interne alla professione che rispetto alle relazioni tra i vari interlocutori con cui ti confronti?
Organismi di controllo e tutela sono simili a quelli italiani, come lo sono codici e norme di attuazione per il controllo degli standard architettonici. La parte burocratica e modulistica è semplificata e tutto questo rende le parti procedurali più veloci e meno complesse di quelle italiane, quindi il lavoro risulta fluido e molto dinamico, e letteralmente non si ferma mai. Leggendo vari articoli, ora, anche in Italia, il governo sta proponendo di semplificare il sistema, e sorrido ricordando le pile di documentazione che dovevano essere presentate in molteplici copie,  anche per semplici interventi. Sono sicuro che questo avrà un impatto positivo per il nostro lavoro, che  negli anni scorsi ha sofferto di brutali rallentamenti, dovuti a eccessiva legislazione e a forzature inutili. Un’altra differenza tra il sistema americano e quello italiano si trova sulla meritocrazia, e sui premi derivanti dalle capacità sul campo. In Italia questo purtroppo vale fino a un certo punto, ma sono sicuro che in futuro questo cambierà, dando più spazio e più fiducia ai giovani intraprendenti.

Nicola Angeli - 280 Bond, 280 St, Brooklyn, NY 11217

280 Bond, 280 St, Brooklyn, NY 11217