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Materia, colore e qualità paesaggistica

Per usare una citazione di Ugo Morelli “il paesaggio è come la lingua madre”, che contiene il codice di appartenenza di una comunità. Di fatto è il suo patrimonio principale in quanto rappresenta lo spazio del vissuto e delle relazioni, quello spazio in cui ciascuno nasce e costruisce un proprio ordine mentale. Il paesaggio è di fatto un importante giacimento di cultura materiale, un sistema iconico di rappresentazione identitaria. Queste affermazioni caricano di responsabilità e di significati qualunque azione progettuale, dal momento che non è possibile scindere il concetto di architettura da quello di paesaggio. La stessa Convenzione Europea del Paesaggio ha affrontato il tema di come garantire l’identità del paesaggio e degli scenari nella velocità delle trasformazioni urbanistiche e paesaggistiche attualmente in atto. Il percorso, forse ancora incerto, che è auspicabile seguire è quello che deve portare ad approfondire le connessioni che legano le tecniche costruttive all’ambito culturale di cui sono espressione. È opportuno lavorare in un’ottica interdisciplinare, dove l’architettura si lega all’antropologia, alla storia, all’etnografia.
A partire da queste premesse step ha deciso di dare un forte contributo alla realizzazione di un nuovo format didattico denominato “Presìdi del paesaggio: Materiali e tecniche per la rigenerazione paesaggistica”.

Materia, colore e qualità paesaggistica

Corso “Paesaggi Intonati”
Foto di Corrado Poli

Il termine presìdi, come nei presìdi Slow Food, rimanda al concetto di tutela di produzioni e saperi tradizionali che rischiano di scomparire, nonché di valorizzazione di territori e di atmosfere paesaggistiche e di recupero di antichi mestieri e tecniche di lavorazione per la rigenerazione paesaggistica. Per il primo presidio si è scelto il tema “Paesaggi intonati: il colore, la luce e la materia”.
L’attività formativa ha seguito in prima battuta le riflessioni nate all’interno del dibattito dell’Osservatorio del Paesaggio sull’uso del colore in edilizia nell’ottica della necessità di fermare gli eccessi nell’utilizzo dei colori per la tinteggiatura dei manufatti edilizi.
Dal documento si evince come oggi “la tinteggiatura degli edifici è un’azione spesso sottovalutata nelle sue forti implicazioni paesaggistiche. La tradizione degli insediamenti trentini è fortemente orientata al ricorso a tinte non particolarmente accese tendenzialmente riconducibili alla “gamma delle terre”. Causa la scelta delle tinte, delle saturazioni e dei prodotti impiegati, negli ultimi anni si è assistito sempre più al ricorso esteso a coloriture degli edifici che paiono sempre meno accordate con il contesto, sia esso naturale o costruito. Molto spesso la ricerca di originalità prevale sull’esigenza sociale di garantire discrezione e armonia d’insieme e i prodotti oggi disponibili esasperano questa possibilità di distinzione non sempre accompagnata da una riflessione tecnica e culturale adeguata, generando esiti troppo spesso fuori controllo, causa di un esteso e diffuso malcontento da parte della popolazione” (da Osservatorio del Paesaggio Trentino - Documento 04 - Maggio 2016 - Uso del colore in edilizia).
Per questo anche la ritinteggiatura degli edifici deve avvenire con colori che rientrano nella gamma delle terre naturali, in sintonia con il contesto paesaggistico, affrontando al contempo il tema della matericità e della profondità emozionale delle tessiture o superfici edilizie.
Il colore e la luce sono fattori costitutivi della percezione, e dunque componenti essenziali del paesaggio. La scelta del colore e della trama dei materiali negli interventi edilizi e di trasformazione, pur riguardando in genere modeste modificazioni strutturali, comporta effetti visivi e percettivi importanti, che possono porsi nella direzione della qualità del paesaggio, intonandosi al contesto nel quale si opera, oppure della distonia, producendo delle dissonanze.

Ogni progetto di trasformazione ha una sua rilevanza paesaggistica e richiede pertanto un’attenta considerazione degli aspetti cromatici e materici in ragione delle ricadute percettive, simboliche e sociali prodotte.

La proposta formativa, nata in collaborazione con l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento - Pittori, fotografi e restauratori, l’A.N.C.E. Trento - Associazione Trentina dell’Edilizia, l’Alta Formazione Professionale ENAIP Trentino, la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e gli ordini professionali (architetti e ingegneri), ha preso avvio proprio da queste considerazioni. In particolare si è riconosciuta la necessità di garantire una conoscenza adeguata del tema a tutti i soggetti che sono chiamati ad intervenire nel processo progettuale, con compiti e responsabilità diverse (funzionari, progettisti, artigiani), per assicurare un utilizzo appropriato dei materiali, sapendo impiegare con competenza sia le tecniche tradizionali sia i nuovi prodotti.

Il percorso è stato organizzato con una parte teorica ed una pratica di quattro giornate. La conoscenza necessaria alla scelta del colore e dei materiali di finitura è combinata con il saper fare relativo alla messa in opera mediante tecniche funzionali alla qualità degli edifici, degli insiemi urbani, del paesaggio. L’architettura infatti per diventare materia concreta ha bisogno della realizzazione così come la musica per esprimersi (o essere fruita) ha bisogno dell’esecuzione.

La parte pratica si è invece configurata come un’esperienza di apprendimento cooperativo o workshop della durata di due giornate, presso la sezione edile del CFP ENAIP di Villazzano, in cui diverse tipologie di destinatari (15 artigiani, 25 professionisti, 15 studenti e 5 funzionari di varie strutture provinciali) sono stati chiamati ad interagire con docenti e tutor esperti al fine di elaborare soluzioni cromatiche e materiche intonate al contesto architettonico e paesaggistico. Il tutto si è svolto alternandosi su sei diversi grandi tavoli di lavoro, affrontando concretamente la malta e gli intonaci tradizionali, con il concetto cromatico delle costruzioni, le tessiture della contemporaneità, le tecniche del restauro e le tecniche del possibile. I partecipanti hanno elaborato e sperimentato un proprio personale percorso creativo ed esperienziale che è diventato parte di un più ampio lavoro di gruppo che rappresenta un “quadro paesaggistico” unico. L’elaborazione finale di quattro concetti cromatici su differenti casi reali inseriti in quadri paesistici differenti ha permesso di organizzare un momento critico di sintesi del lavoro complessivo alla ricerca del “paesaggio intonato”.

Alla fine del workshop sono stati creati 180 differenti tessiture di intonaci e superfici, 30 mq di combinazioni di colore, 5 mq di restauro, 620 campionature di superfici contemporanee attraverso l’uso di 480 kg di materiale applicato con svariati attrezzi professionali. Tutte le elaborazioni sono state sviluppate per orientarsi e rispondere alle esigenze tecniche, di durabilità, ecologiche ed estetiche, nel rispetto delle materie prime, dell’ambiente, della nostra salute e del paesaggio1.
Il percorso ha inteso promuovere la cultura della qualità paesaggistica focalizzandosi sui materiali e sulle tecniche del colore e della luce facendo interagire, in un processo circolare di apprendimento, competenze diverse.

L’entusiasmo, la passione, il processo olistico, il fare, il dialogo interprofessionale hanno di fatto creato una possibile strada per il raggiungimento di un paesaggio intonato di cui una terra come il Trentino necessita per garantire un futuro rispettoso della tradizione, ma al contempo altamente innovativo. La strada indicata ha voluto dare un preciso segnale nella direzione della fusione delle arti, non più divise tra loro, ma simbolo di un’unica volontà creatrice. È un concetto che Walter Gropius aveva già esplicitato nel 1919 nel manifesto del Bauhaus sostenendo che “tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo ritornare al mestiere di artigiani. Non v’è differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano”.

 

1. I docenti e tutor che hanno contribuito all’iniziativa ed hanno animato le giornate, coordinati da Federica Guerra di step, sono stati: Corrado Poli, Vittorio Curzel, Marco Franceschini, Beppo Toffolon, Umberto Martini, Emiliano Leoni, Pietro Zennaro, Luca Valentini, Walter Angonese, Barbara Tomasoni, Christine Mathà, Alessandra Quendolo, Manfred Alois Mayr, Fabio Campolongo, Mauro Rossaro, Emanuela Schir, Gianluca Cepollaro, Bruno Zanon, Antonio Romano, Marco Arteini, Paolo Debortoli, Stefano Debortoli, Naldo Busato, Mauro Menaldo, Nicola Magelli, Ruggero Magelli.
Materia, colore e qualità paesaggistica
Materia, colore e qualità paesaggistica

Corso “Paesaggi Intonati” - Foto di Corrado Poli