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Marilleva 1969

Il Piano Urbanistico della Provincia di Trento del 1964-67 aveva indicato la necessità di integrare in una sola unità turistica Madonna di Campiglio con le aree della Val di Sole, situate a mezza costa, sui terrazzi naturali del suo versante sud, a quella data priva di qualsiasi attrezzatura per il turismo invernale. 

Marilleva 1969

Lo sviluppo turistico doveva realizzarsi lungo questo arco in alcuni nuclei posti a una quota che assicurasse l’innevamento, a una distanza reciproca di circa 3/4 km, collegati da una rete stradale a mezza costa, e da un sistema di impianti che ponesse in rapporto un centro con l’altro (tav. 1).

Il relativo progetto generale, su iniziativa della Comunità della Val di Sole, è stato redatto nel corso degli anni 1965-69, utilizzando la contestuale elaborazione degli ultimi testi di Giuseppe Samonà sulle possibilità di misurare per ogni territorio gli elementi costituitivi dell’equilibrio ambientale1.

Questa proposta si fonda sulla classificazione dei fenomeni territoriali secondo “indici di associabilità”. Osservando ad esempio il paesaggio, si percepisce un primo grado di associabilità tra i fenomeni di natura geologica e quelli di carattere pedologico; in un secondo momento intervengono nell’associazione gli elementi di forma (valli, cime altopiani); in una terza fase si misurano e classificano i vari modi di associabilità tra la natura e gli assetti insediativi, nelle loro diverse combinazioni.
Più in generale è possibile, secondo Samonà “esprimere i diversi gradi di associazione delle diverse parti del territorio per predisporle secondo le disponibilità alle trasformazioni messe in luce dai ragionamenti morfologici svolti per operare la classificazione dei diversi fenomeni. Da questi ragionamenti deriva il piano di sostegno per le nuove associazioni promosse dal processo di pianificazione coerenti con quelle che più hanno rivelato la loro stabilità”2.
È così possibile stabilire una scala per individuare il grado di trasformabilità di un territorio.
Nella preparazione del progetto generale della Val di Sole, l’uso di questa metodologia ha prodotto i risultati descritti nelle tav. 2, 3, 4.

Accanto all’individuazione del grado di trasformabilità del territorio, è necessario introdurre i limiti delle presenza umane, cioè il limite allo sviluppo, determinati da: 

  • l’ambiente naturale con le sue caratteristiche e le sue capacità di assorbimento, la cui analisi fornisce nel contempo la sua disponibilità alla trasformazione (vedi sopra);
  • il numero ottimale massimo di presenze servite dal sistema di impianti e piste, da calcolare con esattezza, utilizzando le contemporanee esperienze delle stazioni francesi della Savoia, a lungo studiate (vedi tav. 5)3.
Direttrici di sviluppo del turismo invernale indicate dal PUP 1964

Tav. 1. Direttrici di sviluppo del turismo invernale indicate dal PUP 1964

Elementi di forma del territorio
Morfologia degli insediamenti
Disponibilità del territorio alla trasformazione
Carta innevamento

Tav. 2. Elementi di forma del territorio

Tav. 3. Morfologia degli insediamenti

Tav. 4. Disponibilità del territorio alla trasformazione

Tav. 5. Carta innevamento

Partendo da quanto sopra, si è sviluppato il piano generale di Marilleva, presentato nell’estate del 1969 (foto 6)4

La sua realizzazione e gestione è stata affidata a una società mista, enti pubblici e privati, sulla base dell’analoga esperienza dell’adiacente Folgarida.

Marilleva è in posizione centrale della linea ubicata a quota 1400 (quota di sicurezza per l’innevamento) sui versanti sud della Val di Sole. Il collegamento tra il fondovalle, Marilleva 900, e Marilleva 1400 è costituito sia da un nuovo tronco stradale di circa 8 km, sia da un impianto a cabine chiuse. L’abitato di Mezzana è distante circa 1 km, al di là del torrente Noce (tav. 7).

Il progetto prevedeva in questo punto una serie di attrezzature sportive e di svago, parcheggi, e un certo numero di posti letto, in relazione con quelli del fondovalle.
Nel progetto di Marilleva 1400 si opera una rigorosa distinzione tra il traffico automobilistico, quello pedonale e quello sciistico –seguendo il modello di La Plagne e di Courchevel– in modo che, assicurando a ogni edificio il contatto diretto con la rete pedonale e con quella sciistica, i percorsi interni siano solo sciistico-pedonali e l’uso dell’automobile limitato all’arrivo-partenza.
Nel cuore di Marilleva 1400, è previsto un asse attrezzato, aperto verso le piste, a sud, che raccorda le principali attrezzature di servizio e commerciali.
All’estremità di questo, partono i principali impianti –e arrivano le relative piste– che portano verso Folgarida e Madonna di Campiglio.
Predisposto e approvato questo piano generale, si sono costruiti i primi impianti e attrezzate le relative piste, rese operative a partire dal Natale 1969.

Gli edifici previsti dal piano del 1969 erano a 2 o 3 elevazioni, sollevati dalla quota del terreno, prevalentemente in legno e dovevano assicurare a Marilleva 1400, oltre a quelli di servizio, un complesso di 3000 posti letto turistici (tav. 8)

Le tipologie architettoniche suggerite dal piano 1969 si riferivano a quanto in corso di realizzazione a Patascoss, Folgarida, Costa Rotian5.

Negli anni immediatamente successivi (1970-74) si sono predisposte le infrastrutture primarie e secondarie per dare avvio all’insediamento.
I notevoli costi degli impianti e delle opere –a carico della società promotrice– hanno dovuto essere ripartiti su un numero maggiore di posti letto. Quindi il progetto iniziale per Marilleva 1400 si è radicalmente trasformato, ampliando i volumi edilizi, e quindi i posti letto.
A questo è seguita una nuova configurazione architettonica, con ardite strutture in CLS al posto del legno, su progetto e direzione dell’ing. Luciano Perini e collaboratori.

Marilleva è quindi il risultato di due diverse impostazioni: le strutture imponenti realizzate convivono –forse con qualche difficoltà– con la iniziale trama degli impianti e piste.


1. La proposta di Samonà è stata definitivamente elaborata in occasione degli incontri per la preparazione di una metodologia di progettazione dei piani comprensoriali, promossa dalla PAT nel 1969, ma già sviluppata in occasione della prima proposta del PUP 1964.

2. Citato in: Sergio Giovanazzi, La montagna uno spazio per il tempo libero, Marsilio Editori, Padova 1971, pag. 102 e seg.

3. Per la descrizione sintetica del loro sviluppo si veda il testo citato, pag. 54 e seg.

4. Il piano di Marilleva è stato progettato dallo Studio Arch. Sergio Giovanazzi per la parte generale, successivamente dallo Studio Ing. Luciano Perini per la parte architettonico-edilizia; il gruppo di progettazione è stato integrato dal dott. Egidio Perna, geologo;, dal dott. Antonio Tabarelli de Fatis, esperto forestale; dal dott. Giulio Giovannini e dal maestro di sci Luigi Prada, per le piste.

5. Progetti tutti, come il n.10, dello Studio Arch. Giovanazzi

Presentazione del progetto di Marilleva. Giugno 1969. A sin. Bruno Kessler, presid. della PAT
Schema del progetto di Marilleva
Indicazioni urbanistiche e limiti dell’intervento. I numeri indicano il numero massimo di presenze compatibili
Tipologie realizzate a Patascoss (Campiglio) e riproposte nel progetto 1969
Il complesso Lago Rotondo a Marilleva 900 (1975), realizzato secondo le proposte 1969
Arrivo cabinovia al Malghet Haut di Folgarida

Tav. 6. Presentazione del progetto di Marilleva. Giugno 1969. A sin. Bruno Kessler, presid. della PAT

Tav. 7. Schema del progetto di Marilleva

Tav. 8. Indicazioni urbanistiche e limiti dell’intervento. I numeri indicano il numero massimo di presenze compatibili

Tav. 9. Tipologie realizzate a Patascoss (Campiglio) e riproposte nel progetto 1969

Tav. 10. Il complesso Lago Rotondo a Marilleva 900 (1975), realizzato secondo le proposte 1969

Tav. 11. Arrivo cabinovia al Malghet Haut di Folgarida

SERGIO GIOVANAZZI:
1937, si laurea in architettura a Venezia nel 1961, con il prof. Ludovico Barbiano di Belgioioso. Dal 1961 al 1975 collabora con il prof. Giuseppe Samonà, direttore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Fino a metà degli anni '70, il principale interesse riguarda la pianificazione a scala territoriale e locale, assieme al progetto di opere pubbliche.
A partire dal 1988, svolge un’intensa attività di ricerca nel campo dell’architettura contemporanea. Fonda nel 1993 il Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea.