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Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti

Alcune fotografie tratte dagli archivi dei protagonisti delle vicende qui narrate ritraggono Madonna di Campiglio alla metà degli anni Cinquanta.

Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953 Prospettiva della piazza pubblica e della chiesa G. Ulrich, M. Beltrami

Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953
Prospettiva della piazza pubblica e della chiesa
G. Ulrich, M. Beltrami (CSAC Parma, fondo G. Ulrich)

La località turistica –già in voga nel periodo del finis Austriae– vede negli anni del boom economico un progressivo e rapido crescere delle volumetrie che punteggiano la sua pregiata conca ottenuto attraverso la sostituzione edilizia dei precedenti chalet con più attrezzati alberghi e la costruzione di numerose nuove ville. 

Gli edifici che iniziano a sorgere in questi anni riportano i tratti di quel Moderno professionale in voga nella montagna del secondo Dopoguerra che cercava di stemperare le ingenti masse delle costruzioni resesi necessarie a causa delle dotazioni funzionali alle strutture ricettive con piccoli scarti planimetrici, con l’articolazione dei prospetti attraverso l’uso di logge e balconi, con rivestimenti parziali in legno il tutto riportato ad unità dalla compattezza dei corpi di fabbrica e dai tetti, ora a falde, ora piani. 

Originari nuclei sparsi già più volte modificati, grandi volumi ricettivi e abitazioni unifamiliari si stagliavano dunque su uno sfondo ancora caratterizzato da una forte naturalità che tuttavia non risultava urbanisticamente ordinato e, quindi, predisposto a reggere in modo organico la crescita allora in atto e nemmeno il suo dirsi ed essere “paese” –ovvero Comunità– mancando spazi di aggregazione e luoghi della vita collettiva che potessero qualificarlo come tale.

Infatti, la chiesa tardo-ottocentesca rimaneva piuttosto isolata dagli assi di sviluppo che andavano consolidandosi; la piccola piazza pubblica era situata su di una piattaforma artificiale a cavallo del fiume Sarca, infelice sistemazione che tombinava il corso d’acqua con tutte le conseguenze del caso; gli edifici crescevano e si articolavano in un insieme disomogeneo e occasionale, prevalentemente ordinato dai diritti proprietari delle aree, dislocato lungo la strada storica verso il passo Carlo Magno.

In questo contesto la frequentazione dei salotti stagionali da parte di industriali, imprenditori e professionisti provenienti dalle città –e in particolare da Milano– provoca da parte loro una premura specifica per il futuro della località turistica.
Tra tutti a noi interessa un architetto. Si chiama Guglielmo Ulrich1 e pur essendo piú noto per i suoi progetti di architettura degli interni e di elementi di arredo è esponente di quella generazione che ha reso “moderna” l’architettura e, con questo, anche il modo di ri-pensarla “dal cucchiaio alla città”.

In realtà Ulrich mette a punto la sua personale sensibilità progettuale a partire proprio dalla scala urbana, maturandola attraverso un lungo tirocinio che passa anche per il ridisegno e lo studio dell'architettura classica che contribuisce a sviluppare in lui una particolarissima accezione dell'essere architetto moderno.

Come annota Luca Scacchetti l’”oscillare di Ulrich tra soluzioni più tradizionali per poi “macchiarle” con inclusioni non prevedibili ed una modernità tranquilla, da ben-pensante è sicuramente condizionato dalle pressioni di committenze più o meno illuminate, ma la facilità di mutazione è tale da suggerire una sorta di civetteria nel mostrarsi capace di cambiar bandiera, di essere sempre disponibile; ben sapendo che ciò che contava e conta e non cambiava mai non era l’assunzione di un linguaggio più o meno moderno, non era in quale lingua egli scrivesse, bensì la vera qualità della scrittura e dello svolgimento. Ulrich nel prendere una posizione elastica, fluttuante, non decisa, decide in realtà di stare da una parte sola, quella delle cose ben fatte. Sicuramente poco interessato allo stile, lui che in qualche modo aveva imposto nel mobile uno stile negli interni per decantazione dai ceti ricchi alla media borghesia, era nell’architettura ai confini dell’a-stile, più interessato alla costruzione che al disegno. La qualità di Ulrich veniva dopo. Dopo la strada scelta (...) arrivava la sua qualità, era nel come fare quei dettagli”2.

È dunque a lui, architetto dalla personalità ampia e articolata, che nel 1953 –insieme all’ingegner Mariano Beltrami di Tione3– viene commissionato il Piano regolatore generale per Madonna di Campiglio, un Piano che nei suoi elaborati e nelle sue conseguenze dimostra in un certo qual modo quelle caratteristiche rilevate da Scacchetti attraverso una sostanziale contrapposizione tra la parchezza degli elaborati tecnici e la ricchezza, quasi da cartolina, delle elaborazioni prospettiche giungendo sino alla ridondanza delle quasi 150 tavole predisposte per la prima villa che l'architetto avrebbe dovuto costruire in attuazione ad una parte del Piano stesso.

Il concetto urbanistico proposto si fonda sull’intenzione di dotare la località di un vero e proprio centro, una piazza porticata su cui vengono fatti affacciare tutti gli edifici pubblici –civili e religiosi– del paese.

La piazza é il cardine della prima versione del Piano sulla quale si concentrano gli sforzi progettuali dell’architetto che, attraverso progressive soluzioni, arriva a prefigurare scenari spaziali e formali caratterizzati dalla presenza di grandi masse costruite stemperate da prospetti loggiati, piani terra porticati, grandi tetti accoglienti, un uso dei materiali attento alla tradizione locale e dall’inserimento della nuova chiesa quasi in forma di citazione ibridando modelli nuovi e antichi chiaramente riconoscibili attraverso l’impiego di elementi costruttivi ed espressivi quasi ridotti a figure, come nel caso della finestra polilobata o della copertura a capanna.

Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953 Sistemazione del centro G. Ulrich, M. Beltrami
Edificio per servizi turistici e cassa di risparmio a Madonna di Campiglio, 1961 Prospetto a valle G. Ulrich, M. Beltrami
Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953 Prospettiva della nuova piazza pubblica G. Ulrich, M. Beltrami

Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953
Sistemazione del centro

G. Ulrich, M. Beltrami (CSAC Parma, fondo G. Ulrich)


Edificio per servizi turistici e cassa di risparmio a Madonna di Campiglio, 1961
Prospetto a valle
G. Ulrich, M. Beltrami (CSAC Parma, fondo G. Ulrich)


Piano regolatore per Madonna di Campiglio, 1953
Prospettiva della nuova piazza pubblica

G. Ulrich, M. Beltrami (CSAC Parma, fondo G. Ulrich)

L’aggiornamento del Piano, datato 1954, propone un’altra soluzione più articolata che introduce una strategia estesa, di fatto, a tutta la conca.

Essa si muove attorno ad alcuni capisaldi:

  • la costruzione di un nucleo centrale denso attorno ad una piazza porticata non più destinata ad edifici pubblici ma i cui piani terra sono destinati a spazi commerciali e a servizi;
  • il rafforzamento del carattere urbano dell’asse storico Pinzolo-Campo Carlo Magno tramite edifici porticati a segnare la via, con piani terra e percorsi pedonali intermedi pubblici destinati a collegare le diverse quote dell'abitato, calibrati volumetricamente in modo da evitare sproporzioni nelle masse costruite;
  • la scelta di un’unica tipologia di edificazione per il resto della conca che nelle intenzioni del piano doveva essere caratterizzata unicamente da ville immerse nella vegetazione e collegate al centro da strade altrettanto armonicamente disegnate;
  • la valorizzazione, quindi, della continuità paesaggistica d'insieme attraverso una ricomposizione dei sistemi ambientali e d’acqua;
  • un attento studio viabilistico che, pur non potendo pesantemente intervenire sul riassetto della struttura urbana per ragioni di convenienza proprietaria, propone il raddoppio della viabilità sulla sinistra del fiume Sarca e una circonvallazione esterna verso Ovest con un parcheggio di testata a Nord.

Per parti e frammenti tali previsioni hanno trovato realizzazione nella pur incompiuta piazza Brenta Alta e in alcuni alberghi progettati dallo stesso Ulrich, come il Savoia, i cui successivi ampliamenti ed accorpamenti hanno snaturato l’idea iniziale della successione di volumi emergenti da una piastra basamentale.

L'architetto viene quindi incaricato del progetto dell’edificio pubblico che avrebbe dovuto dotare la località di tutti i servizi collettivi necessari alla sua vocazione turistica. È del 1961 il progetto di un Edificio per servizi e sede della Cassa di risparmio che avrebbe dovuto contribuire al carattere urbano del Viale proveniente da Pinzolo e al tempo stesso fungere da infrastruttura pedonale per il superamento del dislivello che lo divideva dal parco entro cui si trova il laghetto artificiale altrettanto rivalutato dal Piano.

Nell’edificio avrebbero dovuto trovare spazio –oltre alla Cassa di risparmio– l’Azienda di soggiorno, l’Azienda dei telefoni; al primo piano gli uffici comunali e alcuni appartamenti di servizio; al secondo piano il ristorante.

Articolata la composizione tipologica che vede l’innesto di un doppio corpo parallelo al viale coperto da un ampio tetto a due falde con un volume cilindrico adibito alle funzioni più pubbliche (Azienda di soggiorno, uffici comunali e ristorante) caratterizzato da un altrettanto articolato tetto conico a duplice pendenza.

Scrive Luca Scacchetti: “di fatto Ulrich tutte le volte che sembra stia per sposare e avvicinarsi a una poetica o a una tecnica compositiva se ne allontana con l’opera successiva per poi riavvicinarsi nel corso degli anni. La sua caratteristica continua sembra essere soprattutto non aver caratteristica e lasciarsi libero di vagare nelle forme e nelle strade dell’architettura. E così un’altra straordinaria adesione fu quella, più tarda, a una sorta di “regionalismo lirico”. Più che una adesione fu una partecipazione alla reinvenzione di un luogo attraverso una sua visione idealizzata, immaginaria, in parte reale e in parte sognata o presa anche altrove da altri luoghi, analoghi o diversi, tratta da spunti letterari, racconti, pitture o fumetti.
Un primo progetto in cui si manifesta tale reinvenzione poetica, anche fiabesca, proprio da fata o da Mago Merlino è quello per un edificio per servizi turistici a Madonna di Campiglio del 1961. (...) L’immagine generale è assolutamente e terribilmente montana, ma di quella montagna che rimane nei nostri ricordi di bambini in cui monti, boschi, fate e maghi erano inseparabili. L’edificio avrebbe potuto rappresentare Madonna di Campiglio in modo eccellente pur nella sua effettiva estraneità rispetto ad essa, ma potendo divenire elemento fondante di una sua idealizzazione collettiva e popolare”
4.

Questo progetto non ebbe seguito lasciando libera l’area ove si trova ora piazza Righi.

Nel frattempo, tramontata l’ipotesi di un suo spostamento nella piazza di nuova previsione, viene affrontata anche la questione dell’ampliamento della chiesa ormai non più adeguata a contenere il crescente numero di fedeli.

Risalgono al 1958 i primi contatti tra la parrocchia di Pinzolo –cui la chiesa di Madonna di Campiglio afferiva– e la Scuola Beato Angelico di Milano, comunità religiosa dedicata alla pratica dell’arte, dell’artigianato e dell’architettura sacra al cui interno operavano ed operano stabilmente artisti e architetti che uniscono l’attività professionale alla vita consacrata5.

L’architetto dello studio operativo presso la Scuola, mons. Valerio Vigorelli, appronta varie soluzioni che esplorano, dapprima, la possibilità di ampliare la chiesa esistente attraverso un intervento comunque non mimetico ma esplicitato e riconoscibile e, successivamente, optano per la costruzione di un nuovo edificio corredato di una casa canonica. Alla via di un’aula a corona del vecchio presbiterio, presto superata, viene preferita la realizzazione di un nuovo volume sul lato settentrionale della chiesa precedente che viene mantenuta, volume da subito definito in pianta come un ottagono allungato sull’asse processionale, affiancato a sua volta dal corpo dei servizi e della canonica. 

Il disegno dello spazio aperto riassume e ordina gli edifici e i percorsi, collegando le varie parti con una pensilina su pilastrini e articolando gli ambiti destinati al sagrato e ai flussi pedonali che risultano separati e rialzati rispetto al parcheggio e al disimpegno dei veicoli.

La configurazione planivolumetrica dell’aula e della canonica –quest’ultima a forma di doppio aquilone intersecato a formare un ambiente centrale vetrato destinato agli spazi per la vita in comune– sembra restituire quel particolare versante della ricerca modernista che perseguiva, per l’architettura degli edifici collettivi, una rappresentazione della propria valenza sociale e di un rinnovato rapporto con il contesto attraverso l’impiego di forme poligonali e di coperture articolate. Al contempo il progetto richiama, a cavallo delle sessioni del Concilio Vaticano II, l'attualità del dibattito sugli spazi per la liturgia che nell'ambito milanese aveva avuto significative quanto ricche anticipazioni durante l'episcopato montiniano6.

La scelta dei materiali –murature in pietrame e rivestimenti in legno– fanno da contrappunto alle grandi vetrate decorate e all’ardita struttura prevista per la chiesa impostata su ampi portali metallici alla cui convergenza –situata al centro dell’assemblea– era prevista un’acuta guglia.

La vicenda si conclude senza seguito nel 1965 dopo l’approntamento del progetto esecutivo, dei computi metrici e il recepimento delle relative offerte per l’esecuzione dei lavori e avrà una breve coda l’anno seguente con l’elaborazione di alcuni studi preliminari per la realizzazione di un nuovo cimitero dietro la vecchia chiesa che sarebbe stato collegato al complesso tramite una scalinata situata tra le due aule liturgiche.

I tre episodi restituiscono gli atti di una storia dei progetti interrotti che sono stati di volta in volta elaborati per costruire il futuro della località turistica. Sono progetti che, pur impregnati del loro tempo e dei rispettivi limiti, raccontano di potenzialità talvolta attuate, talvolta tradite. E forse, proprio perchè non attuati o ad oggi leggibili solo nella filigrana dei palinsesti urbani, possono contribuire ancor più di altri –realizzati e sfigurati, come il bellissimo Hotel Majestic di Armando Ronca7– alla comprensione del valore della Modernità nella costruzione di un paesaggio “in funzione” in cui l’equilibrio delle parti concorre a dare un senso all’insieme e in cui, pure, una ricerca figurativa piuttosto ardita e finanche spregiudicata non si risolve nell’autoreferenzialità ma si compone entro un senso narrativo più generale e collettivo.

Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti
Madonna di Campiglio cresce. Appunti a partire da un piano e da due progetti interrotti

Nuova chiesa parrocchiale di Madonna di Campiglio
Prospetto

Scuola Beato Angelico (Archivio SBA)
 


Nuova chiesa parrocchiale di Madonna di Campiglio
Foto del plastico di una soluzione intermedia

Scuola Beato Angelico (Archivio SBA)


Madonna di Campiglio negli anni Cinquanta
Scuola Beato Angelico (Archivio SBA)


Nuova chiesa parrocchiale di Madonna di Campiglio
Pianta

Scuola Beato Angelico (Archivio SBA)


Nuova chiesa parrocchiale di Madonna di Campiglio,
Prospettiva interna
Scuola Beato Angelico (Archivio SBA)

1.Guglielmo Ulrich nasce a Milano nel 1904 da Alberto e Luisa Battaglia. Di nobile famiglia di origine danese, frequenta l’Accademia di Brera e, dopo un biennio, nel 1928 si laurea in architettura al Politecnico di Milano. Nel 1930 fonda, con Scaglia e Wild, la società Arca (Arredamento casa) di cui sarà il progettista e che presenterà oggetti realizzati con grande cura e valore artigianale utilizzando materiali preziosi ed esotici (fino al 1936). Negli anni '50 partecipa a diverse Triennali, arreda negozi e uffici in varie città italiane, progetta edifici. Partecipa a diversi concorsi, tra cui quelli riferiti agli arredi navali. Legato a Gio Ponti e a tutto quel gruppo che, gravitante intorno alla rivista "Domus", propugnava una forte modernizzazione del gusto e della casa, Ulrich seppe tuttavia mantenere un saldo rapporto con la tradizione e in particolare con quella borghese sette-ottocentesca. Muore nel 1977. Tra i progetti di architettura più noti, oltre a numerose ville, si segnalano "Palazzo Argentina” in corso Buenos Aires a Milano (con Piero Bottoni), gli edifici residenziali in via Annunciata e Fatebenefratelli e in viale Vittorio Veneto a Milano, gli edifici INA a Pavia, la nuova sede Siae sul Canal Grande a Venezia, l'edificio Alleanza Assicurazioni in via Milano a Como, il complesso per uffici in via Ugo Bassi a Milano (ultimato postumo). L'ambito della progettazione a scala urbana viene praticato da Ulrich soprattutto durante la sua partecipazione alla vicenda coloniale (anni '30) - nell'ambito della quale si segnalano il piano regolatore per il commercio di Addis Abeba (con V. Cafiero, I. Guidi, C. Valle) e il piano regolatore per la città di Gimma in Etiopia- e, in tutt'altro contesto, a quella della Fiera campionaria di Milano.

2. L. Scacchetti, Guglielmo Ulrich, Federico Motta Editore, Milano 2009, p. 58. Ringrazio Cinzia Anguissola Scacchetti e Giancorrado Ulrich per la disponibilità.

3. Mariano Beltrami (1917-1967), ingegnere, originario di Darzo di Storo, svolge attività professionale dapprima a Bergamo per poi rientrare nelle Giudicarie dove apre uno studio a Tione di Trento realizzando, per esempio, il Cinema-Teatro. Indirizza presto la sua attività alla crescente espansione edilizia che in quegli anni interessava Madonna di Campiglio aprendovi un secondo studio ed intervenendo sia nel campo dell’edilizia residenziale e alberghiera che degli impianti a fune che dell’urbanistica, per esempio nel caso dello sviluppo di Campo Carlo Magno.

4. L. Scacchetti, Guglielmo Ulrich, Federico Motta Editore, Milano 2009, p. 68

5. La Scuola Beato Angelico viene istituita a Milano nel 1921 da mons. Giuseppe Polvara (1884-1950), pittore e architetto, con lo scopo di valorizzare, insegnare, pratica e diffondere il patrimonio artistico a servizio della liturgia cattolica. La Scuola è retta da una famiglia religiosa composta da membri consacrati e laici maschili e femminili e, oltre a Studi dedicati alle discipline praticate, ha ospitato per anni un Istituto d’Arte. Lo Studio di Architettura attivo presso la Scuola è stato diretto dapprima da mons.arch. Giuseppe Polvara, in seguito da mons.arch. Giacomo Bettoli ed infine da mons.arch. Valerio Vigorelli (1924). Tra le chiese progettate dalla Scuola si segnalano il complesso parrocchiale di Santa Maria Beltrade a Milano (1926/33), dei Santi Nabore e Felice a Milano (1933/38), di San Barnaba a Milano-Gratosoglio (1945/46), del Sacro Cuore di Gesù a Reggio Calabria (1959/62), della Regina Pacis a Milano-Gallaratese (1962/76), di San Giorgio a Limito di Pioltello (Mi, 1965/71), di Santa Maria Nascente a Furato di Inveruno (Mi, 1967/69), di San Luigi Gonzaga a Pesaro (1972/79), della Madonna della Salette a Fasano di Puglia (Br, 1973).

6. Cfr., al proposito, M.A. Crippa, L’Arcidiocesi di Milano come campo sperimentale della pastorale di Giovanni Battista Montini. Il sistema di parrocchie e nuove chiese in “Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”, XIV/2014, pp. 49-75 e id., L’esperimento pastorale del card. Giovanni Battista Montini nella diocesi ambrosiana in La Diocesi di Milano e le nuove chiese 1954-2014, a cura di L. Lazzaroni, Centro Ambrosiano, Milano 2016, pp. 61-96

7. Cfr., al proposito, Armando Ronca. Architettura del Moderno in Alto Adige 1935-1970, a cura di A. Kofler, M. Schmidt, J. Stabenow, Park Books, Zurigo 2017. Ringrazio Jörg Stabenow per le informazioni relative al progetto citato.