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Le prospettive della pianificazione

L'Urbanistica non è soltanto dottrina o scienza pura, né solo arte, né fredda tecnica o semplice prassi; è l'uno e l'altro assieme, è cultura, nel più completo senso della parola, è vita, vissuta o sognata.

Astengo (Urbanistica, 1951)

L’importanza e la necessità del piano

La città europea del futuro è “un luogo dallo sviluppo sociale avanzato, con un grado elevato di coesione sociale, alloggi socialmente equilibrati, nonché servizi sanitari ed educativi rivolti a tutti; una piattaforma per la democrazia, il dialogo culturale e la diversità; un luogo verde, di rinascita ecologica e ambientale; un posto attrattivo e un motore della crescita economica” (UE/2011).
La complessità e la varietà delle forme e degli insediamenti urbani è stata al centro della Conferenza Nazionale Habitat III (Quito, 20 ottobre 2016), chiusa con la “Dichiarazione di Quito su città ed insediamenti umani sostenibili per tutti”, con l’obiettivo di rafforzare l’impegno mondiale sul tema dell’urbanizzazione sostenibile. La Dichiarazione costituisce la parte introduttiva della “New Urban Agenda”, ove si riconoscono la necessità e l’utilità di reimpostare la maniera in cui le città e gli insediamenti umani vengono pianificati, progettati, finanziati, realizzati, governati e gestiti.
I Capi di Stato e di Governo, Ministri e alti rappresentanti hanno condiviso la visione di città per tutti, con riferimento all’uso e al godimento egualitario delle città e degli insediamenti umani, cercando di promuovere l’inclusività e di far sì che tutti gli abitanti, delle generazioni presenti e future, senza discriminazioni di alcun genere, possano abitare e produrre città e insediamenti umani giusti, sicuri, salubri, accessibili, economici, resilienti e sostenibili, per promuovere prosperità e qualità della vita per tutti.
Il Rapporto Italiano, presentato alla Conferenza, si apre con il riconoscimento che, nel corso della storia moderna, l'urbanizzazione è stato uno dei principali motori di sviluppo e di riduzione della povertà e che l’identificazione delle aree urbane come scala di intervento cruciale per lo sviluppo costituisce l’esito di un lungo percorso di elaborazione politica e culturale e di sperimentazione progettuale avvenuto a livello internazionale e nazionale.

 

Gli impegni dell’INU

L‘INU ha dato un contributo al Rapporto italiano e alla Conferenza Habitat III. In partenariato con la Urban Planning Society of China, ha guidato una delle dieci Policy Units Habitat III, producendo documenti ufficiali per l’elaborazione della “New Urban Agenda”.
Inoltre, con l’impegno nato dalla fondazione della Biennale dello Spazio Pubblico, siamo stati co-firmatari di un’importante pubblicazione, il “Global Public Space Toolkit”, che ha tradotto la Carta dello Spazio Pubblico approvata nella Biennale del 2013.
Un altro strumento, semplice ma fattivo, è la Carta della Partecipazione, un documento sintetico che punta a rendere la partecipazione dei cittadini alle decisioni un processo organizzato ed efficace, effettivo, tramite princìpi che lo mettano al riparo dal costituire una pratica fittizia.
Una nuova trattazione dell’accessibilità è alla base di uno specifico progetto dell’INU, dedicato alla città per tutti, che parte dal presupposto che sia necessario invertire le condizioni frequentemente inaccessibili degli usi e non solo degli spazi, collettivi e privati, che rendono le città ostili, invece che accoglienti. L’urbanistica si deve occupare in modo non settoriale delle condizioni d’uso delle persone con disabilità fisiche, sociali, culturali, economiche, dei diritti che vi sono associati, ancora troppo trasgrediti e che riguardano gli ostacoli fisici tanto quanto l’incomunicabilità. Ridefinire le barriere urbane diventa un contenuto progettuale innovativo che avvicina istituzioni e cittadinanze: un modo intelligente e solidale di interpretare le difficoltà dei “deboli” come un problema che riguarda tutti.
Dunque, la coesione sociale e istituzionale, le capacità delle autonomie locali e delle comunità di sviluppare progetti sono il capitale decisivo per la valorizzazione del potenziale di sviluppo delle città e dei territori.
È sempre più necessario rilanciare e rinnovare l’urbanistica, prima di tutto con un progetto politico volto a promuovere politiche pubbliche che rispondano alle domande di casa e urbanità, permettendo il miglioramento delle condizioni di convivenza, dello stato ambientale ed ecologico delle città, della coesione sociale, dell’accessibilità ai servizi urbani, della sostenibilità dei sistemi per la mobilità delle persone, delle merci e dei dati.
Il programma culturale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica è stato oggetto del XXIX Congresso (Progetto Paese, Cagliari 2016), laddove si è data priorità alla definizione degli strumenti culturali e tecnici per riportare l’urbanistica a una funzione socialmente utile, in un contesto di grande cambiamento (XXIX Congresso INU Progetto Paese “la nuova urbanistica tra adattamenti climatici e sociali, innovazioni tecnologiche e nuove geografie istituzionali”).

 

La rigenerazione urbana come orizzonte politico e culturale

La città contemporanea si rivela spesso insostenibile. In alcune regioni italiane la città si è frantumata, negando i luoghi, dando risposta immediata alla produttività della piccola e media impresa e corrispondendo a un’idea di comunità basata su temi privati (le villette mono-bifamiliari, la commistione alloggio-capannone). In altri casi, l’espansione è avvenuta prevalentemente per addizioni dei centri abitati, proporzionalmente all’aumento di capacità di reddito e alla crescita dei nuclei familiari (quando si dividevano ma rimanevano vicini in una prossimità garante di reciproca prestazione di servizi). Altrove si è organizzata per specializzazione funzionale (la grande industria, le periferie residenziali, una crescita urbana affidata a piani attuativi unitari pubblici e privati).
Alle varie città sono comuni i fenomeni contestuali di rarefazione e di congestione, la mobilità della popolazione, che ha organizzato progetti di vita, di lavoro, di tempo libero, sempre più distanti dall’appartenenza ai luoghi, in ciò anche favoriti dall’avanzamento della tecnologia.
Lo scambio che solo la città permette in termini di conoscenza e solidarietà reale o percepita sarà sempre più ricercato; le domande continueranno a frammentarsi; aumenteranno i disagi per via dell’invecchiamento della popolazione e ciò riguarderà non solo le famiglie e la spesa pubblica, ma anche gli spazi fisici, le donne e il lavoro; i luoghi nei quali sono difficilmente accessibili i servizi di base tenderanno a essere abbandonati; continueranno ad arrivare onde di migranti in cerca di cittadinanza; si riveleranno fragilità dei suoli e delle acque laddove credevamo di vivere stabilmente. È un dato che la qualità della vita delle città sia fortemente associata alla sicurezza urbana e alla qualità dello spazio fisico. È incontestabile che la casa sia tornata a essere una questione centrale, con tratti noti, relativi alla permanenza del problema quantitativo, causato dalla carenza di risorse pubbliche per affrontarlo, e tratti innovativi, relativi al cambiamento della mappa dei bisogni e all’emergere di nuove capacità e interessi nel mobilitare risorse, di natura non solo finanziaria, per darvi risposta.
L’appropriazione dei luoghi urbani può avvenire, in questi contesti, in modo caotico ed egoista.
Viceversa, le pratiche di rigenerazione urbana, sostenute dalle strategie europee e dall’agenda urbana mondiale (Quito, 2016), si caratterizzano per una tensione verso la semplicità e la ricchezza del vivere urbano. In tutte le città che oggi mostrano un miglior grado di abitabilità, gli obiettivi della rigenerazione urbana sono stati declinati in chiave ambientale e paesaggistica.
Urbanità, urbanesimo e urbanizzazione sono parole chiave della contemporaneità, riaccendono il racconto della città, quasi un eco delle grandi narrazioni del Secolo XIX, richiamano il diritto alla città lanciato da Henry Lefebvre nel 1968.
L’urbanità comprende l’accessibilità a tutto ciò che compone il capitale della città, un insieme di infrastrutture fisiche e immateriali per i flussi di dati, persone e prodotti; servizi abitativi, per la salute e l’istruzione; solidarietà, produttività e creatività.
Garantirne la qualità comporta saper lavorare sulle differenze di luoghi e paesaggi, così da mantenere e rigenerare le funzioni sociali, economiche, culturali.
Per tradurla in pratiche effettive e attuabili, occorre una progettazione integrata, che si occupi, senza separatezze, di redistribuzione dei diritti alla vita urbana, di rivitalizzazione economica e sociale, di tutela ambientale e di riqualificazione paesaggistica, di mobilità sostenibile e di economie circolari, che possono produrre cambiamenti nei comportamenti individuali e collettivi e negli stili di vita urbani.
Le molteplici iniziative dedicate alla qualità delle forme urbane e della convivenza fanno ricorso a tutti gli strumenti disponibili, utilizzano la sussidiarietà, il partenariato pubblico privato e la partecipazione, coinvolgono i tanti e diversi soggetti (gli attori economici, gli operatori sociali e culturali, le autorità, la popolazione), per cambiare il modo di pensare, di essere e di agire della società, mentre le pratiche più innovative promanano dalla gestione di fondi appositamente dedicati e si sviluppano tramite i piani definiti per l’utilizzo di tali risorse.
Lo scenario è quello della città intelligente e inclusiva, che porta a sperimentare anche il riuso temporaneo, una sorta di riappropriazione della vita urbana, ove si uniscono creatività, socialità, nuove economie.
Le priorità riguardano le prestazioni ambientali delle città, gli spazi pubblici, i paesaggi, il riequilibrio dei carichi territoriali, che attiene anche alla riqualificazione ambientale ed ecologica degli insediamenti produttivi.
Pertanto, il recupero edilizio e la riqualificazione urbanistica non possono prescindere da una più generale politica di rigenerazione, dalle sinergie derivanti da un insieme coordinato di azioni che investano, accanto all’edilizia, alle infrastrutture, all’organizzazione della mobilità e delle reti tecnologiche, alla dislocazione delle funzioni, anche la bonifica dei suoli e delle acque, la difesa della copertura vegetale, la conservazione dei paesaggi dotati di valori duraturi, la creazione di nuovi paesaggi per incrementare le risorse a disposizione delle generazioni future, le pratiche di informazione e crescita civica, così che si attivi il contributo di una moltitudine di soggetti (economici, culturali, sociali, politici) al successo delle intenzioni di cambiamento delle condizioni urbane.
È un orizzonte che ha bisogno di una concreta e responsabile partecipazione delle popolazioni, un esercizio di apprendimento reciproco, che permetta di dare al senso di comunità un senso civico culturalmente e socialmente avanzato, non escludente e aperto alle innovazioni.
Approcci flessibili per adeguarsi alla scarsità delle risorse o dell’accessibilità, alla criticità sociale, economica o istituzionale portano alla formazione di comunità cooperative che progettano lo sviluppo locale reinventando responsabilità, coesione, fiducia, economia e sostenibilità.
Metodi di community-based planning e azioni di community building utilizzano pianificazione urbanistica, politiche sociali e progresso tecnologico, sviluppando relazioni impensabili senza i social media, collaborative e in grado di redistribuire i valori prodotti.
Assumono rilievo specifico la qualità della decisione, le relazioni fra istituzioni, cittadinanze, imprese, un metodo intersettoriale sia per la progettazione che per la gestione e la manutenzione delle risorse generate e rigenerate.
In questo quadro, la rigenerazione urbana -orizzonte politico e culturale della nuova urbanistica- non è una categoria di intervento confinata nel settore tecnico, può diventare un progetto collettivo, nel quale ridefinire i ruoli di tutti gli attori, pubblici e privati, per declinare il futuro delle città nelle quali vorremmo vivere, assegnando ai valori sociali e ambientali una rilevanza economica.
La via dell’integrazione esprime un'idea di città in modo semplice, facilmente comunicabile e agevolmente traducibile in azioni, regole e impegni, che costituiscono un patto sociale.

Le prospettive della pianificazione
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