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La pianificazione come strumento per lo sviluppo del Trentino

“Gli obiettivi di fondo del Piano si riassumono dunque nell’equilibrio come insieme di previsioni strutturali che tendono ad umanizzare il territorio, nel senso di renderlo sempre più ospitale al libero progredire spirituale e civile dell’uomo. A questo obiettivo o condizione intermedia di progresso, si dispone il Piano nelle sue previsioni e nei suoi interventi che per tale loro direzione si qualificano e si finalizzano all’uomo, non in senso generico ma in modo preciso per linee di sviluppo integrali, nient’affatto visionarie ma realistiche e civili.”

(Piano Urbanistico del Trentino, Marsilio Editori, Padova 1968, pg. 51)

Con queste parole si conclude la relazione che, l’allora presidente della Provincia Bruno Kessler, scrisse per l’approvazione del Piano Urbanistico Provinciale avvenuta l’11 agosto 1967. A cinquant’anni da quella data la Provincia Autonoma di Trento ha organizzato alcune iniziative dal titolo "PUP 50. Anticipiamo il futuro" in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino, la Trentino School of Management e la step-Scuola di governo del territorio e del paesaggio, articolate in una serie di incontri tematici sul territorio concernenti turismo, industria e sviluppo economico, ambiente e paesaggio, agricoltura.
Completa il quadro della riflessione sul tema, il seminario tecnico, organizzato al Castello del Buonconsiglio l’8 novembre 2017, in collaborazione con INU-Istituto Nazionale di Urbanistica e Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trento.
Gli interventi qui proposti sono il sunto della giornata di studio, i relatori, richiamando i passaggi principali delle loro comunicazioni, offrono un excursus dell’esperienza di pianificazione del nostro territorio dal primo PUP a firma di Giuseppe Samonà, alle successive revisioni del 1987 e 2008, raccontate dagli stessi protagonisti.
Infine a propone, per uno sguardo “oltre confine”, alcuni esempi di pianificazioni italiane a scala vasta, il Piano Paesaggistico della Regione Lombardia, della Regione Toscana e l’esperienza pugliese, viste attraverso gli occhi di tre protagoniste con ruoli diversi, tre punti di vista che, partendo dalla visione dell’architetto, danno un’interpretazione autentica del proprio ruolo tecnico, amministrativo e politico.