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La cultura del progetto e il valore civile dell’architettura

L’esperienza dell’Atelier di progettazione architettonica nel paesaggio

Nel dibattito sulla qualità dei nostri territori, un tema cruciale è rappresentato dalla prassi con cui vengono attuate le trasformazioni in relazione alle necessità di sviluppo delle comunità. Siamo sempre più colpiti dall’avventatezza ed ostinata negligenza con cui molti siti, anche delicati, siano snaturati da interventi edilizi o infrastrutturali non adeguatamente pensati. Tali episodi sottendono una totale presunzione ed insensibilità da parte di una vasta classe di attori, sia pubblici che privati, alla necessità di assicurare una giusta armonia tra opere, luogo e paesaggio. Eppure, in Trentino è vigente una legge urbanistica, studiata e ripresa in varie altre regioni dell’arco alpino, imperniata proprio sull’accudimento valoriale della qualità architettonica e del paesaggio. Per questo, pare evidente la necessità di condividere, in modo ampio e trasversale, un concetto più nobile dell’azione di adattamento dei territori e l’urgenza di riconoscere a questa un naturale ed irriducibile significato architettonico. Il tema tuttavia non è di tipo normativo, non presuppone cioè di agire attraverso nuove leggi, ma di carattere culturale, inerente cioè il “come” pianificare le opere in rapporto ad un determinato contesto. Si tratta quindi di una questione di metodo.

La cultura del progetto e il valore civile dell’architettura

In linea con tali riflessioni, abbiamo promosso l’idea dell’Atelier di progettazione architettonica inteso come percorso di formazione orientato all’esplorazione di temi particolarmente emblematici dal punto di vista architettonico e paesaggistico, sul territorio provinciale. Attraverso tale iniziativa, a cura dell’Osservatorio del Paesaggio e realizzato con la step - Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, ci si ripromette di esemplificare in termini pratici come il progetto, inteso come processo di sintesi formale di esigenze funzionali e relazioni culturali, sia in grado di produrre margini di valore aggiunto a quello intrinseco dell’opera e del suo contesto. Oltre ad un miglior equilibrio dell’insieme. L’analisi di questo sistema di fattori è un esercizio indispensabile in ogni ipotesi di trasformazione, anche minima, del territorio. La grande quaestio è tuttavia come incrementare la comprensione dello strumento progettuale, nella sua declinazione architettonica e paesaggistica, e conseguire inoltre una più ampia qualità dello stesso. A partire dalla pubblica committenza, con i propri amministratori ed organi tecnici interni, fino ai progettisti liberi professionisti, in quanto protagonisti della metamorfosi dei luoghi.
L’edizione 2016 di Atelier, realizzata in collaborazione con Hydro Dolomiti Energia, con cui sono stati individuati i temi d’interesse, è stata dedicata al tema “Produzione idroelettrica e trasformazioni del paesaggio”. Il percorso è stato configurato come esercizio di ricerca ed insieme progettuale su tre casi di studio esemplificativi del particolare rapporto che si va a costituire tra produzione e distribuzione di energia elettrica, intese come entità infrastrutturali, ed architettura e paesaggio. Il primo caso, con la supervisione dell’architetto Markus Scherer, ha studiato la valorizzazione turistica e culturale della valle di Daone, uno dei sistemi territoriali più affascinanti lasciati in eredità dalla trasformazione del paesaggio alpino dovuta all’industria idroelettrica. Il secondo, coordinato dall’architetto Alberto Winterle, ha affrontato la progettazione di un’opera di presa e di una piccola centrale idroelettrica, in un’area posta nel Parco nazionale dello Stelvio, contemperando i temi della produzione idroelettrica, dell’inserimento paesaggistico e della difesa del territorio dal rischio idrogeologico. Il terzo studio, con la regia dell’architetto Walter Angonese, ha approfondito la progettazione delle cabine di trasformazione elettrica, oltre quattromila in Trentino, oggetti pubblici che dovrebbero costituire un efficace esempio di inserimento di infrastrutture nel territorio, per i quali si è prodotta un’articolata analisi comune. L’esperienza è documentata in una pubblicazione dei “Quaderni di lavoro” dell’Osservatorio del paesaggio ed è stata raccontata in una mostra presso la centrale di Santa Massenza.
Oltre a questa prima edizione, Atelier si conferma come luogo stabilmente volto a sostenere la cultura architettonica, il confronto fra progettisti, liberi professionisti e dipendenti delle pubbliche amministrazioni, in direzione di una maggior cognizione del progetto, come analisi e mediazione qualitativa degli obiettivi, da parte di ogni committente, in ogni luogo. Con pari attenzione, sempre in condivisione con gli Ordini professionali degli architetti e degli ingegneri, Atelier promuove il recupero del “valore civile dell’architettura” come rappresentazione fisica delle più nobili aspirazioni della società nel suo costante divenire. Nella cornice generale dei suoi obiettivi, Atelier si pone in esatta coerenza alla legislazione urbanistica della Provincia autonoma di Trento che, nell’allegato H del d.d.1. 1 maggio 2012, n. 9/84, sancisce che ogni opera pubblica deve essere studiata come processo di architettura e paesaggio in quanto azione che modifica, in modo fisico, la percezione del territorio. Riteniamo necessario continuare ad operare affinché i principi di tale innovativo dispositivo di legge siano effettivamente messi in pratica, sempre e senza eccezioni. Ciò, in ogni opera promossa da quei medesimi Organi di pubblico governo che l’hanno, peraltro, così precisamente, scritta e promulgata.