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L’indagine del Cresme per la provincia di Trento: scenari di mercato e opportunità professionali

Gli architetti e il mercato

Nello scorso mese di aprile, in occasione dell’adunanza generale degli iscritti all’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trento, è stata presentata una ricerca inedita elaborata dal Cresme (Centro ricerche di mercato di Roma) su dati dell’Istat riferiti al Trentino.

Cresme

Provincia di Trento: numero di occupati per settore di attività economica (migliaia)

Fonte: elaborazione Cresme su dati Istat

L’analisi condotta dagli esperti del Cresme, delinea un sistema economico in salute e ormai uscito dalle secche della congiuntura economica iniziata nel 2007, anche se non mancano spazi di miglioramento e nicchie di stagnazione sulle quali occorre ancora lavorare per ritornare agli indicatori pre-crisi economica. Lo studio propone analisi e scenari di sviluppo futuro dei principali settori economici del territorio, con paragoni riferiti allo scenario regionale e a quello nazionale che aiutano a collocare la realtà trentina all’interno di un contesto più ampio.

I dati citati in questo scritto, salvo diversa specificazione, si riferiscono all’ultima rivelazione completa, ovvero quella dell’anno 2016.

 

Prodotto interno lordo e occupazione

I dati riferiti al PIL per l’anno 2016 parlano di un prodotto interno lordo della Provincia di Trento di 18,8 miliardi di euro, pari al 46% di quello rilevato nell’intero comparto del Trentino-Alto Adige.
La variazione percentuale annua su valori concatenati rispetto ai dati della provincia, chiudono il 2016 con un +0,5%, dopo gli anni “orribilis” del 2009 (-3,2%) e del 2012 (-1,4%). Nell’anno di riferimento, il numero di occupati in tutto il territorio provinciale ammontano a 231.000 unità, principalmente impiegati nel settore dei Servizi (120.000), Commercio e Sistema ricettivo (44.000), Industria (41.000), Costruzioni (16.000) e Agricoltura (9.000). Seguendo il trend su scala decennale, ovvero dal 2008 al 2017, il settore che ha vissuto maggiore difficoltà è stato quello delle costruzioni, che ha visto ridurre i propri occupati del 25,2%.

Ha tenuto bene l’industria (+1,8%) mentre sono “decollati” i comparti del turismo e del commercio con un segno positivo del 19,7%. Il tasso di disoccupazione totale ha subito una leggera flessione nell’ultimo anno attestandosi al 6,8%, invertendo il trend negativo che durava dal 2007. Il dato è lontano dal 2,8% del periodo pre-crisi ma fortunatamente anche assai lontano dall’attuale dato nazionale, che si attesta intorno al 10,3%. Più critica la dinamica del tasso di disoccupazione giovanile (con età compresa tra i 15 e i 24 anni): nel 2016 risultava disoccupato il 24,2% dei giovani (contro l’8,8% dell’Alto Adige e il 37,5% del resto dell’Italia).

Commercio estero

L’Import nella provincia di Trento per il 2016 si è articolato su un giro d’affari pari a 2.159 milioni di euro, con una variazione in positivo del 6,1% rispetto all’anno precedente, e in salute rispetto agli anni con segno meno: 2012 (-9.7%) e 2013 (-0,4%), con un trend ancora in crescita, visto che i dati ufficiosi sul periodo gennaio-settembre 2017 parlano di un +7,5%. Con i sui 3.384 milioni di euro, cresce anche il settore delle esportazioni dal Trentino verso l’estero, anche se il 2016 vede una sensibile battuta d’arresto (-1,6%), ma comunque in crescita rispetto al 2010, quando le esportazioni erano inferiori di oltre 500 milioni di euro. Un indicatore di sintesi dell’internazionalizzazione di un territorio è rappresentato dal “Valore percentuale delle esportazioni di merci sul prodotto interno lordo”. Per questo indicatore, l’intera regione Trentino-Alto Adige (non c’è il dato scorporato per singola provincia) si attesta al 19,1%, con un ritmo in costate crescita negli ultimi anni, poco sotto il dato nazionale (24,8%), ma distante da quelli rilevati in altri territori (Basilicata 49%, Veneto 47%). Un dato su cui può essere interessante riflettere è quello “grado di dipendenza economica”, ovvero le importazioni nette in percentuale del Pil. Il dato offerto dalla ricerca in esame è quello dell’anno 2015, su scala regionale. Il Trentino-Alto Adige ha un grado di dipendenza economica pari al 4,9%, rispetto ad un -1,8% del resto dell’Italia. I dati estremi di questo indicatori sono quello della Calabria (38%) e quello della Lombardia (-16%).

Turismo

Il 2016 si è concluso con oltre quattro milioni (esattamente 4.040.571) di “arrivi” turistici nella provincia di Trento, con un trend in costante crescita rispetto al 2008, quando erano il 31.9% in meno.

In crescita, anche se con un tasso di crescita meno evidente, sono anche le “presenze” (ovvero gli arrivi moltiplicati per i giorni di permanenza) che hanno sfiorato quota diciassette milioni (esattamente 16.930.768) con una crescita, nell’ultimo decennio, del 13,8%. La regione Trentino-Alto Adige è al top, rispetto al quadro nazionale, per quanto riguarda il “tasso di turisticità”, ovvero le giornate di presenza (fra italiani e stranieri) nel complesso degli esercizi ricettivi per abitante, con 45,5 giornate, in crescita rispetto al 2008 (erano 41,5) e staccando di molto la media nazionale (6,6 giornate).

Su scala regionale è interessante osservare la lettura delle dinamiche che caratterizzano i flussi turistici: la regione Trentino-Alto Adige ha accolto 11 milioni di arrivi e 48 milioni di presenze, con una incidenza del 10% rispetto al totale nazionale. Mentre crescono arrivi e presenze, scende sensibilmente il tempo medio di permanenza passato dai 5 giorni del 2008 ai 4,4 del 2016.

Un ultimo indicatore interessante, per quanto riguarda il comparto turistico è quello dato dall’utilizzazione netta dei posti letto, ovvero il rapporto dato tra le presenze registrate e numero giornate letto di effettiva apertura.

Con il suo indicatore del 58,8 la Regione Trentino-Alto Adige è la più virtuosa d’Italia, contro il 43,7 di dato medio nazionale e il 2,35 della Calabria, fanalino di coda di questa particolare graduatoria sull’efficienza dell’offerta turistica.

Cresme

Dinamica della domanda turistica in Trentino-Alto Adige

Fonte: elaborazione Cresme su dati Istat

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Cresme

Internazionalizzazione: valore delle esportazioni di merci sul PIL (percentuale)

Fonte: elaborazione Cresme su dati Istat

Tasso di turisticità, ovvero le giornate di presenza nel complesso degli esercizi ricettivi per abitante

Fonte: elaborazione Cresme su dati Istat

Mercato delle costruzioni e immobiliare

A partire dal 2004, il trend degli investimenti in costruzione degli ultimi vent’anni è caratterizzato da un costante segno negativo. Su scala regionale, gli investimenti sono passati da 4.500 milioni di euro del 2004 ai 3.500 del 2016, con un picco negativo toccato nel 2014, con soli 3.100 milioni di euro investiti nel comparto edilizio.

Sempre con riferimento al Trentino Alto-Adige, il comparto delle costruzioni è retto, nell’ultimo anno, dalle opere pubbliche che hanno avuto un impennata dell’11,9% su valori costanti, contro il 1,8% del residenziale e il 4,1 del non residenziale privato. In generale, con dati riferiti al 2017, gli investimenti in costruzioni su scala regionale sono stati pari a 4.228 milioni di euro, di cui 1.885 nel residenziale, 1.045 nel “non residenziale privato” e 1.299 in opere pubbliche.

Il mercato immobiliare sta lentamente recuperando la forza persa a seguito della congiuntura economica. Dopo il picco del 2006, durante il quale, in Trentino, sono state concluse 11.795 vendite immobiliari, si sono susseguiti otto anni con segno negativo, fino al 2014, quando invece le compravendite sono state 5.132, ovvero meno della metà. Da quell’anno il trend si è invertito, crescendo progressivamente fino alle 7.465 compravendite registrate nel 2017. Rispetto al picco (su scala regionale) del 2005 il capoluogo trentino ha visto un calo delle compravendite del 25,7% mentre gli altri comuni del territorio provinciale un calo del -37,7%.

Cresme

Provincia di Trento: Compravendite immobiliari

Fonte: elaborazione Cresme su dati OMI - Agenzia delle Entrate