Tu sei qui

Intervista a Francesca Zalla, Aris Architects

Con piacere ho accolto la proposta di “a” di intervistare la giovane collega Francesca Zalla, che con i suoi due soci ha dato vita ad Aris Architects. Conosciamo quindi assieme gli autori di “Archetipo”, l’opera che ha vinto la Menzione d’Onore nella categoria Opere di design, alla Festa dell’Architetto 2018.

 Intervista a Francesca Zalla, Aris Architects

DOMANDAPuoi descrivere lo studio, da chi è composto e quando si è costituito?

RISPOSTA ▪ Aris Architects è composto da tre soci, io (Francesca Zalla n.d.r.), Alberto Corrado e Hani Chaouech. Ci siamo conosciuti da studenti, all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia e dopo aver lavorato all'estero abbiamo deciso di aprire assieme lo studio, nel 2012. Abbiamo due sedi italiane ed una all'estero, in Tunisia. Una delle sedi italiane è in Trentino, a Pellizzano, Val di Sole, l'altra si trova a Bergamo. Ci occupiamo di progetti a diverse scale, dal masterplan, all'architettura, al design del prodotto.

DQuale è la filosofia alla base dei vostri progetti, i valori, i riferimenti, oppure i maestri che vi ispirano?

R ▪ Pensiamo che il valore principale del mestiere dell'Architetto sia quello di capire l'essere umano, la persona e suoi bisogni, quindi cercare di interpretarli e dare a questi delle risposte, traducibili in spazi fisici. L'obbiettivo è il miglioramento della vita delle persone, il loro benessere, sia sul piano funzionale, risolvendo i problemi pratici di ogni giorno, sia sul piano emozionale.
Ogni periodo storico presenta delle criticità: noi, studiando la società contemporanea cerchiamo di capirle, e come un medico fa con il paziente, di risolverle. Ovviamente la società muta nel tempo e di conseguenza anche le tematiche che l'architettura si propone di risolvere cambiano e si adattano ad essa.
Secondo noi nella società contemporanea, il rapporto tra uomo e natura molte volte viene a mancare, così molti progetti d'interni appaiono standard, asettici. Noi cerchiamo invece di riavvicinare l'uomo alla natura, non solo attraverso l'uso di materiali snaturali, ma proprio rendendola parte attiva del progetto. Altra tematica molto importante e attuale della nostra società, che fa largo uso della tecnologia, è quella sociale. Cerchiamo quindi di creare, all'interno dei progetti, degli spazi aggregativi, inclusivi, che favoriscano l'interazione delle persone, cercando di scardinare i meccanismi contemporanei che portano all'isolamento della persona e al suo estraniarsi dalla comunità.

DCome intendete il rapporto tra le diverse scale di progetto, dato che spaziate dal paesaggio, all'architettura, al design?

R ▪ Gli aspetti elencati poco fa secondo noi accomunano il lavorare a diverse scale. Avendo la fortuna di lavorare su progetti molto diversi, dalla grande scala al dettaglio, è interessante trovare ogni volta delle soluzioni che ci sembrano coerenti, rispetto al fine da raggiungere. Quello che teniamo a mente è il benessere delle persone, occorre lavorare per migliorare la vita delle persone, sia a livello funzionale, nell'uso dei prodotti e degli spazi, che dal punto di vista estetico.

DQuali sono i tre progetti più significativi dello studio e perché?

R ▪ Tutti questi aspetti elencati sopra che sono un po' il centro della nostra ricerca, si possono ritrovare in tre progetti molto diversi tra loro, rappresentativi di tre diverse scale, ma legati dallo stesso filo conduttore: la Villa in Trentino, la Suite Lodge in mezzo al bosco e Archetipo.

D Come architetta che cosa pensi delle donne, in merito al loro ruolo nel progetto e più in generale nel mondo del lavoro e nella società?

RQuello che penso al riguardo è che visto che nella nostra società le donne hanno avuto accesso a posizioni di rilievo, decisive da un punto di vista progettuale solo negli ultimi 100 anni, è normale che il loro ruolo sia nuovo, da costruire. Però penso anche che sia uno stereotipo la caratteristica maschile legata al progettare in modo razionale, logico e rigidamente lineare, e quella femminile legata all'emozionalità e all'elaborazione della realtà in modi diversi e paralleli. In realtà penso, e pensiamo tutti noi tre, che la questione sia più complicata di così, e che queste diverse sensibilità e peculiarità, entrambe indispensabili nel nostro lavoro, possano variare da persona a persona, più che da uomo a donna.

DInfine, puoi parlarci del premio che avete ricevuto, la Menzione d’Onore al premio architetto CNAPPC?

RLa Menzione che abbiamo ricevuto era per la categoria Opere di Design e la giuria era presieduta da Dominique Perrault. Il premio, organizzato dal CNAPPC, ci è stato conferito durante la Festa dell'Architetto 2018 a Venezia, nella sede della Biennale. Far conoscere la Menzione ricevuta ci ha dato visibilità a livello italiano e siamo contenti perché alcuni clienti ci hanno contattato anche grazie a questo.
Grazie a Francesca Zalla per la chiacchierata e tanti complimenti ad Aris Architects, giovani colleghi di talento.
Se avete bei successi da raccontarci, premi e menzioni che giustamente volete far conoscere, scrivete alla redazione.
A presto,
Elisa Burnazzi