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Intervista all’Assessore Mauro Gilmozzi

Il numero in uscita sarà dedicato a step, al lavoro che la scuola di paesaggio ha svolto negli anni, a rendere noto il riconoscimento europeo che ha ottenuto quest’anno e le motivazioni. Abbiamo voluto dedicare l’ultimo numero cartaceo di “a” all’argomento, dal prossimo anno la nostra rivista diventerà on-line, cambierà aspetto e modalità di comunicazione...
Sono molto dispiaciuto che la rivista degli architetti non verrà più stampata... è una rivista che fa approfondimento culturale, è interessante, si trovano sintesi di argomenti di attualità... mi sembra un vero peccato che cambi sistema di comunicazione...

...è una sfida che, come Consiglio dell’Ordine e Redazione, dobbiamo affrontare per stare al passo con i tempi...
Sì, capisco, ma gli articoli di approfondimento, in considerazione degli argomenti trattati, hanno una certa complessità è meglio leggerli sulla carta stampata!

Intervista all’Assessore Mauro Gilmozzi

Foto di Giuseppe Varchetta

Durante la precedente legislatura Lei è stato assessore all’urbanistica e in tale veste ha portato ad approvazione il nuovo PUP e la legge urbanistica n. 1/2008. L’art. 147 della legge istituisce la Scuola di Paesaggio - step, scuola che ha iniziato la propria attività nel 2009: dopo otto anni di lavoro riconosce ancora il suo progetto? I programmi e le tematiche che vengono proposti dalla scuola sono diverse dalle intenzioni iniziali?
Step nasce nel 2008 con il PUP, e il PUP nasce su un elemento di fondo che è quello del decentramento dei poteri dalla Provincia alla Comunità quindi trasferendo alle Comunità, allora elette direttamente, la responsabilità di immaginare piani di sviluppo e di crescita, anche sociale, e a livello locale. Quale entità capace di interpretare, discutere, con modalità partecipate, gli obiettivi che si era data, la Comunità aveva bisogno di essere accompagnata da alcune strutture di supporto.
Una struttura è costituita dai facilitatori, a mediazione del rapporto tra le Comunità e all’interno della Comunità stessa, con una visione unitaria, sopra i campanili e sopra i singoli comuni.
L’altra era l’elemento educativo, aspetto di grande innovazione e di grande utilità, interpretato come accompagnamento formativo e culturale nel momento nel quale si immagina il futuro di un territorio e di individuazione delle questioni cardine. Per questo è stata inventata, questo ha rappresentato step.

L’idea della scuola da dove deriva? È Sua o Le è stata suggerita?
È un’idea che si è strutturata nel percorso del PUP nella consapevolezza che la gestione dei conflitti in atto nella nostra società non poteva essere affrontata dalla pianificazione senza un supporto culturale, formativo. Il confronto avuto proprio in quella legislatura, con il professor Alberto Magnaghi dell’Università di Firenze, che ci aveva aiutato a scrivere il Libro Bianco sulla Partecipazione, ha posto le condizioni per impostare il progetto.
Secondo me step doveva avere questo compito: portare nella discussione e rendere popolari dei concetti, che altrimenti continuavano a rimanere all’interno di una elite di persone.
Ciò ha permesso in molti casi di superare lo scontro tra tutela e sviluppo, per un approccio più ragionevole, sinergico.

E continua a fare questo lavoro?
Questo lavoro continua, quello che manca sono le Comunità. Oggi il nuovo disegno di legge sulle Comunità ha eliminato la dimensione politica rendendo le Comunità nuovamente “associazioni di comuni”.
Tutti i piani che erano nati allora, e sui quali è stato fatto un ottimo lavoro secondo me, sono finiti nel cassetto. Step è andata avanti, quello che si è fermato è il disegno istituzionale.
È molto interessante l’interpretazione che è stata data alla formazione. Questa non riguarda solo i tecnici, che sono già formati e non hanno bisogno di formazione, il problema è trovare l’aggancio tra l’istituzione provinciale e la comunità che ha le sue esigenze di vita.
Per la costruzione di un disegno comune la cosa migliore sarebbe che le comunità locali, con le loro diversità, si facciano carico di un rapporto partecipativo, educativo e formativo con tutti gli attori della propria comunità, dagli imprenditori ai professionisti, compresi gli stessi amministratori. Step ha aiutato questo processo.

Questo concetto è stato ribadito anche nel seminario tecnico sul PUP: nell’ispirazione iniziale gli allora Comprensori erano stati ideati e studiati come ente intermedio tra la Provincia e i Comuni.
Le Comunità avevano una forza in più: l’elezione diretta. Questo fatto è oggettivamente un elemento di maggiore legittimazione rispetto alla forma “consorzio dei comuni” aspetto, oggi, perduto, e per il quale, credo, la politica debba riflettere, se sia stato un passo avanti o un passo indietro.

In questo momento Lei riveste l’incarico di vicepresidente del CdA della Fondazione Dolomiti UNESCO, in rappresentanza della PAT. Che percorso è stato affrontato dalla Provincia per arrivare a tale riconoscimento e come si svolge il lavoro di mantenimento di tale assegnazione?
In questo contesto la PAT coordina la formazione e la ricerca scientifica attraverso step, che ha costituito un’area UNESCO e una rete aggregando molti partner tra i quali MUSE, Arte Sella, SAT e altri. Quale è il bilancio di questo lavoro scientifico e di formazione? Quali gli eventuali correttivi?
Il tema è molto complesso. La sfida del riconoscimento delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità sta, oltre che nel riconoscimento degli aspetti fisici e paesaggistici, proprio nella capacità di costruire rete fra i diversi soggetti e le diverse istituzioni che vivono intorno alle Dolomiti. Questo obiettivo è stato raggiunto con la costituzione della Fondazione, struttura pensata per mettere insieme e non per dividere qualcosa. È una sorta di network management, cioè un soggetto capace di costruire rete. L’inserimento nella Fondazione delle reti funzionali è esattamente il complemento di quel primo punto.

Cosa intende dire con “reti funzionali”?
La Fondazione è rete fra istituzioni, fra le varie Province e le varie Regioni, si sono aggiunti anche tutti i soci sostenitori. L’organizzazione della Fondazione si basa, inoltre, sulla messa in rete di altri soggetti funzionali allo scopo, ma che non sono istituzioni, sono musei, parchi, scuole di formazione, enti di ricerca, aziende per la promozione del turismo.
Abbiamo costruito alcune reti mettendo a fattor comune idee e proposte, così come ruoli e scambi di lavoro. Per cui la Fondazione oggi riesce, attraverso queste reti, a fare delle sintesi straordinarie, a far lavorare insieme i territori non solo come istituzioni, ma anche come centri di produzione di cultura, di marketing. Il piano di gestione che sostanzialmente definisce gli indirizzi di governance di ogni regione è il primo atto politico di area vasta che si sia mai visto. È un modo di affrontare la governance del tutto innovativo: è la prima volta che capita che tre regioni e cinque province si diano un indirizzo comune in materia di turismo, in materia di protezione dell’ambiente, in materia di gestione dei parchi, in materia di formazione, in materia di approfondimento scientifico.
Un modello di governance che ha ispirato anche la costituzione del nuovo Parco dello Stelvio e che auspico possa diventare una prospettiva per il Lago di Garda.

I redattori di “a” propongono nella rubrica Sguardi il lavoro svolto da un’istituzione norvegese -Nasjonale turistveger Norwegian Scenic Routes- incentrata a valorizzare le bellezze naturali del paesaggio. Un gruppo di esperti paesaggisti, architetti, designers, artisti, etc., a seguito di concorso, sceglie i progetti migliori per la valorizzazione dei percorsi naturali.
In un ambiente come il nostro, nell’ottica che si diceva prima, di promozione di un territorio dalle altissime qualità, è proponibile un’organizzazione analoga, per far lavorare gli architetti sui temi del paesaggio, per introdurre la vicinanza tra la natura e l’uomo, per promuovere le Dolomiti...

È una buona idea... La Fondazione è la struttura ideale per condividere in tutte le aree della regione idee e proposte. Lo sforzo comunitario degli architetti potrebbe portare alla creazione della “Rete degli architetti dell’ambito delle Dolomiti UNESCO”...

 
MAURO GILMOZZI
Assessore alle Infrastutture e all’Ambiente della Provincia di Trento
Intervista all’Assessore Mauro Gilmozzi
Intervista all’Assessore Mauro Gilmozzi

Foto di Giuseppe Varchetta