Tu sei qui

Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia

"Un’architettura che imita la tradizione senza interpretarla attraverso la cultura del presente è disonesta e irrispettosa"1

1. A. Ruinelli, Cantone Grigioni. Architettura Contemporanea e rigenerazione dei piccoli nuclei in val Bregaglia in “ArchALP” 1/2018, pag. 113

Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia

Foto 1
® Roberto Paoli

Con alcuni amici del CiTrAC, nell’aprile del 2015, abbiamo visitato lo studio dell’architetto Armando Ruinelli a Soglio e con lui abbiamo visitato alcune delle sue opere. (Foto 1)
Già da quel primo breve incontro apparve evidente il forte legame che lo unisce alla Val Bregaglia, il luogo dove è nato, vive e lavora.
Una valle stretta fra ripide pendici, che collega Chiavenna con il passo del Maloja e l’Engadina. Un’isola italiana, nel cantone dei Grigioni, che non ha avuto un forte sviluppo turistico e che ha conservato, leggibile, la struttura insediativa originaria fatta di piccoli nuclei compatti e ben separati intervallati da boschi e prati.
Una valle “povera”, dove accanto all’evidente carattere alpino ed alla prepotenza della componente naturale è facile ritrovare un forte spessore culturale;
qui infatti hanno vissuto e lavorato Giovanni ed Alberto Giacometti ed a Soglio ha abitato per alcuni periodi anche Giovanni Segantini.
Ed è proprio partendo dall’appartenenza a questi luoghi che Ruinelli, da autodidatta, ha iniziato ad elaborare il suo modo di fare e pensare architettura, cercando sempre di porsi in continuità con l’esistente, senza indulgere alla nostalgia, con la consapevolezza che il progetto d’architettura può e deve trasformare gli antichi nuclei perché questi possano continuare ad avere un uso ed un senso anche nel presente, pur mantenendo la propria identità ed i caratteri che fanno di ogni luogo qualcosa di unico.

“Ogni villaggio di montagna è unico in sé. Creare identità significa opporsi ad una logica di uniformità ed appiattimento, una sorta di “tirolizzazione” delle Alpi, teoria non scritta secondo cui “un pò di muro, un pò di legno e un’ala del tetto grande fanno l’architettura alpina”.2
Secondo Ruinelli la conservazione dell’identità passa invece attraverso la possibilità che in nuclei storici possano continuare ad essere abitati e vissuti mantenendo anche la loro ricchezza funzionale.
“Per far si che che il nucleo continui ad essere abitato si dovrebbero accantonare alcuni dogmi che ne regolano la trasformazione. La conservazione in senso stretto è favorita da leggi edilizie che, con la finalità di “evitare il peggio”, ossia la perdita di riconoscibilità dei nuclei, finiscono per rendere impossibile il “meglio” cioè un interpretazione dei nuclei e una loro trasformazione in linguaggio contemporaneo (...).
La responsabilità è tradita da questa immagine di preservare “a tutti i costi”, che trasforma i nuclei in nostalgici “villaggi per turisti”, intatti negli aspetti materiali ma disabitati e svuotati di funzioni e di senso".
3

Una reinterpretazione che deve passare attraverso un attento studio dell’esistente, utilizzando anche lo strumento del rilievo urbano, introdotto in Svizzera da Aldo Rossi nei suoi anni di insegnamento al Politecnico di Zurigo, e l’appropriatezza dei nuovi gesti architettonici che dovrebbero inserirsi nel costruito senza imporsi, ma ricercando un dialogo che ridà senso e rivitalizza l’esistente. E soprattutto attraverso una progettazione architettonica di qualità da sottoporre all’esame di comitati per l’architettura di alto livello che possano valutare, di volta in volta, la pertinenza delle trasformazioni proposte.
Emblematici di questo modo di pensare, che permette di fondare il progetto dagli aspetti urbanistici fino alla scelta dei materiali e alla definizione dei particolari costruttivi, sono alcuni interventi realizzati a Soglio o nei villaggi vicini.

La falegnameria di Spino, volutamente realizzata all’interno del nucleo abitato, si contrappone alla tendenza di realizzare le strutture produttive in zone artigianali specializzate, poste ai margini dei paesi senza alcun rapporto con l’abitato. (Foto 2)
“Gli abitanti del piccolo villaggio, disposto lungo la strada che conduce a Soglio, traggono beneficio dalla presenza di un’attività produttiva che movimenta persone e merci portando “qualcosa di nuovo” in un contesto estremamente statico"
.4

Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia

Foto 2
© M. Bühler_Falegnameria

Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia
Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia
Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli in val Bregaglia

Foto 3
© Armando Ruinelli


Foto 4
© Ralph Feiner


Foto 5
© Ralph Feiner

La trasformazione, a Soglio, di una stalla in casa d’abitazione racconta invece in modo chiaro cosa significa per Ruinelli porsi in continuità con quanto esiste.
Scartata l’ipotesi di realizzare dentro il volume esistente una nuova struttura, decisamente moderna, si è provato ad immaginare il modo con cui, oggi, il contadino avrebbe trasformato la propria stalla.
Un intervento che non contrappone il nuovo al vecchio, ma dove il nuovo è qualcosa che nasce dal vecchio, utilizzando solo tre materiali: legno, calcestruzzo battuto e acciaio. (Foto 3, 4, 5)

“Il nuovo muro in calcestruzzo è pensato come continuazione della preesistenza ma, allo stesso tempo, come segnale dell’intervento contemporaneo. La realizzazione è in calcestruzzo battuto senza ferro, gettato per strati, come se fosse un mattone, ma con una granulometria finissima, fino a 16 millimetri, non vibrato ma compattato, battuto con un palo di legno. L’esecuzione richiama un modo di lavorare “arcaico”, ma essa è anche un modo per mettere in evidenza la stratificazione della costruzione. Il tema della “stratificazione” ci ricorda l’immagine dei laghi artificiali alpini, in cui la variazione della quantità d’acqua contenuta nel bacino lascia traccia sulle sponde, sulle quali si intravedono tre strati, quello asciutto, quello di transizione e infine lo strato torbido e limaccioso dell’acqua (...)”.
“Il calcestruzzo battuto fa da contrappunto al vecchio muro, mentre, per quanto riguarda il legno, alle travi preesistenti di abete, ancora ben conservate, si accostano nuove tavole in quercia a taglio sega. Il nuovo legname è in quercia massiccia e non ha nessun tipo di trattamento. Anche sul taglio sono state fatte diverse sperimentazioni, nel tentativo di ottenere pavimenti grezzi ma percorribili comunque a piedi nudi”.5

Nel 2016 l’architetto, a Stampa, realizza un edificio completamente nuovo per l’artista Miriam Cahn.6 Un grande spazio entro il quale la pittrice abita e realizza i suoi dipinti di grande formato, dove il tema della continuità è declinato alla scala del paesaggio.
L’edifico, un monolite compatto di 12x30 m, alto 7 m, in aggetto su di un basamento arretrato che lo fa sembrare sospeso sul pendio, trova un giusto rapporto con la strada il fiume e le montagne, con l’uso di un calcestruzzo bianco “povero”, che porta i segni dei casseri volutamente imperfetti realizzati in tavole di legno grezze. La matericità, ottenuta con diverse prove e modelli in scala 1:1, accentua e compie la radicalità dell’architettura.
Su di un angolo, in corrispondenza dell’ingresso, due delle assi che formavano il cassero sono state intagliate dall’artista e qui il muro diventa per un attimo scultura.
Un’architettura semplice, che si pone al limite del silenzio, ma che dimostra come dalla comunanza di intenti e di desideri tra progettista e committente possano nascere grandi risultati. (Foto 6, 7, 8)

Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli  in val Bregaglia
Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli  in val Bregaglia
Interventi di recupero e nuovi inserimenti in centri storici: Armando Ruinelli  in val Bregaglia

Foto 6, 7, 8
© Ralph Feiner_Cahn Stampa

2. Ibidem

3. Ivi, pagg. 112 - 113

4. Ivi, pag. 110

5. A. Ruinelli, L’esperienza della valle Bregaglia in Alpi e Architettura. Patrimonio, progetto, sviluppo locale, a cura di D. Del Curto, R. Dini, G. Menini, Mimesis Edizioni, Milano 2018, pag. 66

6. F. Chiorino, Un’artista nei luoghi di Giacometti e Segantini in “Casabella” 872/2017


ROBERTO PAOLI:
(1962), architetto (Firenze 1989), nel 2006 conseguenze il master di secondo livello “ Progettazione architettonica degli edifici di culto” all’Università IUAV di Venezia, dove dal 2007 al 2011 ha svolto attività didattica.
È membro del direttivo del CiTrAC, Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea, e responsabile del settore architettura dello studio Nexus! Associati di Rovereto, con il quale ha partecipato a concorsi e realizzato numerosi progetti, alcuni dei quali premiati e pubblicati.