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Inarcassa

Se la professione cambia, come cambia la previdenza?
Risulta davvero difficile condensare in questa pagina l’attività della Cassa di Previdenza per gli architetti liberi professionisti nel corso degli ultimi dodici mesi: molti sono stati i fronti sui quali gli organismi decisionali si sono dovuti confrontare, sia sugli aspetti di dettaglio (modalità di applicazione dei singoli dispositivi) sia sulle strategie economiche e finanziarie (gestione di un patrimonio che, nella sua interezza, ha superato i dieci miliardi di Euro) sia, infine, sulle scelte politiche di più ampio respiro.

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Un sunto di tutti questi aspetti viene peraltro inviato con cadenza mensile a tutti gli iscritti interessati ed è comunque consultabile in ogni momento sul sito istituzionale1.
L’elemento che, però, appare di maggior rilevanza a chi si occupa di problematiche previdenziali in maniera continuativa è un tema di più ampio respiro, che ci coinvolge in maniera complessa sotto diversi aspetti.
L’approvazione del Bilancio Consuntivo 20172, al di là della soddisfazione per l’ottimo risultato gestionale nonostante l’incertezza dei mercati dello scorso anno, ci mostra una fotografia della nostra Professione che non può non farci riflettere.
Una Professione che ha perso il suo carattere di remuneratività, con redditi professionali in caduta libera rispetto agli anni Duemila e, per gli architetti, senza segni di solida ripresa, pur nelle differenze che caratterizzano le diverse aree geografiche.
Una Professione che ha perso il suo carattere di stabilità: non solo nel numero di iscritti ad Inarcassa, che continua a registrare una leggera flessione, ma anche e soprattutto in relazione alla storia dei singoli. Se nel passato, superato un primo periodo di “avviamento” l’architetto esercitava la libera professione con continuità, in questo momento storico le carriere si svolgono con una modalità più dinamica, in cui l’attività libero professionale si alterna, o si sovrappone, ad altre tipologie di lavoro, in Italia come all’estero.
Una Professione, infine, che ha mutato radicalmente la propria fisionomia: lo studio del professionista singolo risulta sempre meno in grado di stare sul mercato, schiacciato tra le - poche ma inarrestabili - società di ingegneria.
Tutto questo non solo diviene chiaramente leggibile attraverso i dati che compongono il Bilancio, ma comporta un’attenta riflessione sul nostro sistema previdenziale, che deve ‘gestire il cambiamento, pena il rischio di venirne travolto. Gestire il cambiamento per quanto riguarda la necessità di garantire l’autonomia e l’intangibilità del nostro Patrimonio, mai come in questo momento tanto appetibile -e appetito- per una Stato boccheggiante in materia di conti pubblici (e previdenziali sopra tutto).
Gestire il cambiamento per quanto riguarda l’esigenza di tutelare l’equità di trattamento non solo alle diverse generazioni, ma anche alle diverse declinazioni dell’esercizio professionale, al professionista singolo, così come al socio di una STEP. Gestire il cambiamento, infine, per far sì che carriere libero professionali discontinue non vengano penalizzate, ma anche per evitare che società di capitali troppo agilmente si infilino nelle maglie normative per eludere gli obblighi previdenziali.
È una battaglia che deve agire contemporaneamente su più fronti.
Il primo, e forse più preoccupante, è il proliferare di disegni di legge - apparentemente finalizzati al “riordino” del sistema delle Casse private, in realtà pronti a colpire realtà solide, come quella di Inarcassa, per risollevare altre Casse professionali con situazioni più problematiche, per non parlare della stessa INPS, cronicamente in affanno. L’atavica difficoltà di noi architetti di fare “massa critica” e di far valere le nostre ragioni nelle sedi politiche -attività in cui Avvocati e Geometri sono molto più efficaci- ancora una volta rischia di penalizzare la nostra categoria.
Sugli aspetti più concretamente previdenziali, però, molto è già stato fatto: la Legge che introduce il cumulo gratuito dei periodi assicurativi anche per la nostra Cassa è entrata in vigore effettivamente ad inizio 20183 ed Inarcassa è stata capofila nel trovare, di concerto con gli altri Enti, le modalità operative -e le coperture economiche- per rendere il provvedimento concretamente attuabile.
Allo stesso modo, si è operato per far sì che le nuove forme societarie che agiscono nel settore, così come i General Contractors che operano come Società di Ingegneria, venissero comunque assoggettate agli obblighi previdenziali di loro competenza, attraverso il versamento del contributo integrativo.
Rimane peraltro la necessità di seguire una situazione in rapida evoluzione, ripensando costantemente le regole previdenziali che ci siamo dati al fine di garantire l’equità fra i diversi soggetti, anche e soprattutto alla luce del problema intergenerazionale.
Ad ognuno di noi, in ogni caso, rimane il compito di essere, una volta di più, soggetto attivo rispetto al proprio progetto previdenziale, monitorando il cambiamento nella società e nella professione, e valutando le eventuali ricadute delle scelte professionali sulla nostra “carriera assicurativa”.
La crisi del decennio scorso ci sta insegnando che la nostra professione deve cambiare, in maniera continua e dinamica. La nostra previdenza deve essere soggetto attivo in questo cambiamento: se vogliamo garantire il nostro futuro dobbiamo costantemente farcene carico fin da ora.