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Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana*

Abstract. In molti piani paesaggistici dall’approvazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (d.l. 22/2004) si riscontra un approccio di tipo patrimoniale che utilizza la dimensione coevolutiva e la lunga durata delle strutture paesaggistiche per sostenere l’impalcato analitico e definire il palinsesto operativo su cui innestare le scelte progettuali. La dimensione strutturale alimenta quindi in maniera coerente quella strategica, come accade nel Piano paesaggistico della Toscana che vede la descrizione del territorio regionale articolato su quattro invarianti strutturali (struttura idrogeomorfologica, struttura ecosistemica, struttura insediativa, struttura agro-forestale) nutrire in maniera coerente l’individuazione degli obiettivi di qualità paesaggistica e la relativa disciplina. La metodologia multidisciplinare di individuazione dei caratteri del paesaggio si è basata sull’interazione fra patrimonio territoriale (struttura), invariante strutturale (regola generativa) e morfotipi (rappresentazione). Il Piano, approvato nel marzo 2015, si confronta in questa fase con la dimensione della sua attuazione, che richiede la messa a punto di procedure e metodologie finalizzate a trasferire la complessità dell’approccio patrimoniale dalla scala regionale a quella della strumentazione urbanistica comunale.

Parole chiave: patrimonio territoriale, invarianti strutturali, piano paesaggistico, morfotipologia.

Piano paesaggistico e Statuto del territorio del PIT

Piano paesaggistico e Statuto del territorio del PIT

1. I riferimenti concettuali: patrimonio territoriale, invarianti strutturali, morfotipi

Il concetto di patrimonio territoriale è un topos riccamente frequentato in ambito geografico soprattutto francofono1, introdotto anche in ambito urbanistico (Magnaghi 2010) è approdato recentemente anche alla sfera legislativa, diventando uno dei cardini della nuova stagione della pianificazione territoriale toscana.
L’applicazione del concetto di patrimonio territoriale alla pianificazione paesaggistica trova assonanza con quanto prevede la Convenzione Europea del Paesaggio che si riferisce al concetto di paesaggio culturale (e quindi a una visione coevolutiva fra società insediata a ambiente naturale) e si indirizza non solo ad aree particolari (preziose, rare, monumentali), ma a tutto il territorio che come tale deve essere conosciuto e tutelato con politiche attive senza separazione artificiosa fra sviluppo e conservazione (Gambino 1997). Il patrimonio territoriale così com’è maturato nel corso degli anni nella scuola territorialista (Magnaghi 2010) e nelle applicazioni del Piano paesaggistico (Poli 2012, Marson 2016) ha assunto alcuni caratteri specifici:

  • interpreta il paesaggio come integrazione fra aspetti strutturali, ecologici ed estetici;
  • si discosta da azioni di tutela che individuano “oggetti” o “contesti” rari, ma interessa in ottica strutturale e sistemica tutto l’insieme spaziale letto in forma unitaria come prodotto sociale della coevoluzione fra natura e cultura;
  • tutto il territorio anche se attualmente degradato e decontestualizzato, è letto in ottica patrimoniale con la finalità di mettere in luce regole rigenerative in grado di superare le criticità in atto;
  • coinvolge nella tutela la comunità locale, portando ad un allontanamento da un modello di sviluppo “economicista” d’uso delle risorse territoriali estratte dai luoghi ed inserite in un ciclo economico esogeno, per ricostruire localmente relazioni di prossimità e produrre felicità pubblica.

La conoscenza diffusa del patrimonio territoriale (patrimonializzazione) è in quest’ottica finalizzata ad attivare forme di patrimonializzazione proattiva (messa in valore del patrimonio) da parte della società locale (Poli 2015). Il piano paesaggistico è lo strumento che può costruire un ponte fra la lettura strutturale, la normativa e le azioni strategiche di sostegno che debbono trovare un recapito nella progettualità territoriale di livello comunale o sovracomunale.

 

2. Dalla teoria all’operatività del Piano

Il Piano paesaggistico toscano è un’“integrazione paesaggistica” al Piano di indirizzo territoriale di livello regionale ed è collocato per intero della parte dello Statuto del territorio del PIT a cui tutti gli atti di pianificazione si debbono conformare. Con questo atto almeno formalmente il Piano paesaggistico, e quindi il patrimonio territoriale con le sue regole generative, di manutenzione e trasformazione, è stato posto a fondamento della pianificazione regionale toscana.
Il Piano paesaggistico approvato nel marzo del 2015 è stato redatto nello stesso momento in cui è stata portata a compimento la revisione della Legge regionale sul governo del territorio (L.R. 65/2014) in cui sono apparsi dei significativi cambiamenti rispetto alla precedente Legge 1/2005. In particolare a fianco delle “risorse territoriali” è stato inserito per la prima volta il concetto di patrimonio territoriale, che riconduce le “risorse” e il loro utilizzo all’interno di un ambito patrimoniale maggiormente circoscritto e supera il concetto stesso di sviluppo per riposizionare la strategia degli stili di vita (Ribeiro 2010) come punto di equilibrio nell’evoluzione fra società umane, milieu e tecnica. Il patrimonio territoriale è quindi una dotazione fisica, non trasferibile, che assume un “valore di esistenza” necessaria per il rafforzamento dell’identità collettiva, una base materiale per la produzione di ricchezza durevole.
La normativa attuale rende operanti alcuni concetti che già declinati almeno dal 1995 con un po’ di approssimazione, conducevano sovente allo scambio delle invarianti strutturali con dei “particolari elementi di pregio del territorio” alla stregua di oggetti fisici, puntuali o areali da salvaguardare, in una visione di tutela vincolistica. Il portato innovativo del Piano cerca di spostare culturalmente questo paradigma, riordinando la materia legata alla vincolistica e individuando le invarianti come “le regole di trasformazione che consentono la riproduzione del loro funzionamento, della loro identità e bellezza” (Magnaghi 2016, 150).
Nell’attuale Legge regionale toscana sul governo del territorio il patrimonio territoriale è definito come bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale da intendersi come “l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità” e interessa la struttura ecosistemica, la struttura insediativa, la struttura agro-forestale del territorio regionale (art. 3).

Relazione fra patrimonio territoriale, invarianti strutturali e aspetti morfotipologici.

Relazione fra patrimonio territoriale, invarianti strutturali e aspetti morfotipologici.

All’introduzione del patrimonio territoriale si affianca la rivisitazione delle invarianti strutturali, che vengono designate adesso come “i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale”. Caratteri, principi e regole riguardano: a) gli aspetti morfotipologici e paesaggistici del patrimonio territoriale; b) le relazioni tra gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale; c) le regole generative, di utilizzazione, di manutenzione e di trasformazione del patrimonio territoriale che ne assicurano la persistenza (art. 5).
Le invarianti strutturali sono da intendersi come regole con le quali il patrimonio territoriale si è costruito nella lunga durata storica da cui derivano le regole di manutenzione e di rigenerazione laddove il patrimonio sia stato degradato. Emerge quindi la differenza sostanziale fra le regole statutarie derivanti dalle invarianti strutturali e i vincoli paesaggistici. Le regole statutarie a differenza dei vincoli, che prevedono divieti e prescrizioni d’uso, non sono applicate a specifiche aree, ma a tutto il territorio regionale e si caratterizzano per essere:

  • Regole generative: definiscono la formazione di lunga durata delle invarianti come relazioni strutturali fra insediamento umano e ambiente;
  • Regole di manutenzione e di trasformazione: definiscono le modalità di valorizzazione del territorio per la riproduzione del patrimonio e la creazione di valore aggiunto territoriale.

Patrimonio territoriale e relative invarianti strutturali dovranno essere specificate e definite assieme alla comunità locale sostenendo quindi una patrimonializzazione pro-attiva del territorio2.

Legge regionale e Piano paesaggistico hanno introdotto anche la figura della descrizione morfotipologica del territorio, che rappresenta la spazializzazione della regola invariante applicata al contesto territoriale e costituisce lo snodo operativo della normativa del Piano. Le diverse configurazioni spaziali (e quindi morfologiche) e ricorrenti (e quindi tipologiche) riconosciute sul territorio regionale hanno prodotto specifici obiettivi di qualità di natura spaziale che dovranno informare l’azione dei piani territoriali e di settore3.

Conclusioni

L’ingresso dell’approccio patrimoniale nella pianificazione territoriale e paesaggistica ha introdotto alcuni cambiamenti rilevanti nella modalità con cui vengono definito gli strumenti di governo del territorio sia di scala (non più oggetti ma relazioni strutturali fra elementi) sia di statuto (non più risorse da usare nell’immediato, ma patrimoni da tutelare nel tempo lungo). Il Piano paesaggistico della Toscana ha operato nella messa a punto di dispositivi in grado di far dialogare gli elementi del patrimonio territoriale e paesaggistico (struttura) con le regole di riproducibilità (invarianti strutturali), tramite il nesso descrittivo e rappresentativo dei morfotipi territoriali. L’approccio fortemente innovativo e complesso trova spesso impreparati le strutture che gestiscono l’attuazione del Piano (Comuni, Province, Soprintendenze, ecc.). Un elemento particolarmente critico è l’aver introdotto la dimensione integrata del patrimonio territoriale che richiede un’altrettanta integrazione degli strumenti di attuazione che non possono limitarsi a quelli dell’urbanistica ma devono trovare modalità di raccordo con altri settori in particolare con la programmazione rurale. L’organizzazione settoriale della pubblica amministrazione, che fatica a strutturarsi per obiettivi complessi tramite un approccio progettuale, rende particolarmente difficile la concretizzazione di questi indirizzi. Per sostenere questi passaggi rilevanti sarebbe utile introdurre anche in Italia forme di accompagnamento pubblico del piano nelle sue fasi di attuazione (monitoraggio, sperimentazioni pilota, ecc.).
Nel Piano l’introduzione della descrizione morfotipologica del patrimonio territoriale tramite rappresentazioni e norme figurate (Poli 2018) ha permesso di:

  • facilitare la visualizzazione delle relazioni che intercorrono fra i quattro elementi strutturali (geologia, ecologia, urbanistica, agronomia) che concorrono alla determinazione degli elementi valoriali e delle criticità del patrimonio territoriale;
  • rendere percepibile anche ad un pubblico non tecnico il rapporto tra il ruolo delle invarianti strutturali e loro applicazione al governo del territorio;
  • mostrare tramite l’esempio (norme figurate) l’applicabilità delle regole di riproducibilità del patrimonio territoriale nell’ottica d’integrazione delle politiche di settore;
  • contribuire alla costruzione di un linguaggio multidisciplinare condiviso tra le diverse discipline per facilitare l’attuazione del Piano.

 

Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana
Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana
Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana
Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana
Il patrimonio territoriale come cornice concettuale e operativa del Piano paesaggistico della Regione Toscana

* Il contributo riprende i testi elaborati dalla scrivente per un articolo precedentemente pubblicato: Poli D, Gisotti M.R., Chiti M., Monacci F, Granatiero G. (2017), “La conoscenza e la valorizzazione del patrimonio territoriale come precondizione per l’azione pubblica: il Piano Paesaggistico della Toscana”, in Atti della XX Conferenza Nazionale SIU. Urbanistica e/è azione pubblica. La responsabilità della proposta, Roma, 12-14 giugno 2017, Planum Publisher, Roma-Milano, ISBN 9788899237127, pp. 767-774.

1. Cfr. fra gli altri il gruppo di ricerca di Grenoble Pacte (Politique publique, Action publiqueTErritoire).

2. In base a quanto previsto dalla Legge 65/2014 (dall’art. 36) tutti gli enti, sostenuti dalla Regione, attuano procedure partecipative per informare e coinvolgere la popolazione nelle scelte di pianificazione.

3. I morfotipi, raccolti negli abachi regionali, si riferiscono agli assetti idrogeomorfologici, ecosistemici, insediativi e rurali.

Bibliografia

Gambino R. (1997), Conservare-innovare. Paesaggio, ambiente e territorio, UTET, Torino.

Magnaghi A. (2010), Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo, Bollati Boringhieri, Torino.

Magnaghi (2016), “Le invarianti strutturali, fra patrimonio e statuto del territorio”, in Marson A. (a cura di), La struttura del paesaggio. Una sperimentazione multidisciplinare per il Piano della Toscana, Laterza, Bari, pp. 147-156.

Marson A. (2016 - a cura di), La struttura del paesaggio. Una sperimentazione multidisciplinare per il piano della Toscana, Laterza, Bari.

Poli D. (2012 - a cura di), Regole e progetti per il paesaggio. Verso il piano paesaggistico della Toscana, Firenze University Press, Firenze.

Poli D, Gisotti M. R., Chiti M., Monacci F, Granatiero G. (2017), “La conoscenza e la valorizzazione del patrimonio territoriale come precondizione per l’azione pubblica: il Piano Paesaggistico della Toscana”, in Atti della XX Conferenza Nazionale SIU. Urbanistica e/è azione pubblica. La responsabilità della proposta, Roma 12-14 giugno 2017, Planum Publisher, Roma-Milano, pp. 767-774.

Poli D. (2015), “Il patrimonio territoriale fra capitale e risorsa nei processi di patrimonializzazione proattiva”, in Meloni B. (a cura di), Aree interne e progetti d’area, Rosenberg & Sellier, Torino, p. 123-140.

Poli D. (2018), “Norme figurate per la pianificazione del paesaggio: dalla pratica autorizzativa a quella regolativa”, CRIOS - Critica degli ordinamento spaziali, n. 15, pp. 61-73.

Ribeiro G. (2010), “La géographie vidalienne et la géopolitique”, Géographie et cultures, n. 75, http://gc.revues.org/1690.

 

 

DANIELA POLI:
Daniela Poli, architetta e professoressa all’Università di Firenze, lavora da tempo su temi quali la rappresentazione e il progetto del territorio e del paesaggio, lo sviluppo locale, le politiche del cibo, la pianificazione bioregionale, i processi di patrimonializzazione. Su questi collabora con comunità, gruppi di azione locale ed Enti pubblici, per i quali ha coordinato gruppi di ricerca per progetti come la Biorégion in Aquitania, il Progetto di territorio nella regione mineraria di Lens-Lille ed i Piani paesaggistici di Puglia e Toscana. Ha insegnato all’Università di Bordeaux-Montaigne ed è membro del Comitato scientifico della Società dei Territorialisti/e (SdT) ONLUS, direttrice del Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti (LaPEI) dell’Università di Firenze, della collana editoriale “Territori” di Firenze University Press e della rivista internazionale Scienze del Territorio. Fra le sue pubblicazioni, i recenti Le comunità progettuali della bioregione urbana (Macerata 2018) e Formes et figures du projet local (Paris 2018).