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Il Moderno in Brasile: identità nazionale, sviluppo, patrimonio

L’architettura moderna italiana e brasiliana, assumendo che siano stabiliti certi presupposti, presentano alcune analogie nel modo in cui costruiscono relazioni con il passato: entrambe costruiscono una retorica riferita ad esso riferita come forma di propria legittimazione nel presente.

Igreja Nossa Senhora do Carmo, Alcantara - Maranhão, XVII Secolo Foto RA_2000

Igreja Nossa Senhora do Carmo, Alcantara - Maranhão, XVII Secolo
Foto RA_2000

Brasile e Italia sono nazioni create nel XIX Secolo e, a prescindere dalle differenze storiche, sono entrate nel XX Secolo con il proposito di costruire un’identità nazionale di pari passo con il rispettivo processo di modernizzazione.

Tuttavia, i differenti passati portavano con sé sfide e strategie diverse.

Mentre l’Italia riuniva stati di lunga tradizione, il Brasile conteneva nel suo passato la poco nobile condizione di colonia portoghese.

Così, mentre il Razionalismo italiano si proponeva come una attualizzazione dei principi classici romani, l’architettura moderna brasiliana cercava negli edifici dei conquistatori le accezioni specifiche per la costruzione di un’identità, allo stesso tempo moderna e brasiliana.

Con questo obiettivo, intellettuali modernisti come Mário de Andrade e Oswald de Andrade condussero ricerche etnografiche nell’entroterra del paese in seguito alla Semana de Arte Moderna (1922).

Furono costruiti importanti registri documentali di cultura popolare a partire dai quali le arti plastiche, la musica, la poesia e la letteratura definirono le basi della cultura moderna brasiliana. Inoltre furono queste ricerche ad attribuire valore alle antiche chiese del XVIII Secolo nella città coloniali mineire classificandole come una espressione locale del Barocco.

Un passaggio decisivo fu la fondazione dello SPHAN - Serviço do Patrimônio Histórico e Artístico Nacional (1937) a partire da una proposta del modernista Mário de Andrade. L’istituzione consolidava come politica statale la conservazione delle città storiche mineire, cominciata con Ouro Preto nel 1933.

L’architetto Lucio Costa, che portava avanti la causa dell’Architettura Moderna a Rio de Janeiro, ebbe un ruolo significativo nella formulazione teorica del tema del patrimonio storico. Lo stesso Lucio Costa che scoprirà il valore del giovane Oscar Niemeyer durante il progetto della sede del Ministério da Educação e Saúde Pública a Rio de Janeiro (MESP). Opera prima della fase iniziale della modernità architettonica brasiliana, il MESP è stato vincolato come patrimonio storico nel 1948, soltanto cinque anni dopo la sua inaugurazione. Lo stesso è accaduto con la chiesa di San Francesco d’Assisi a Pampulha presso Belo Horizonte progettata da Oscar Niemeyer. Inaugurata nel 1943, è stata vincolata nel 1947 con l’obiettivo di superare la reazione della Chiesa cattolica alle sue forme innovative.

Il pensiero teorico di Lucio Costa e di altri intellettuali consolidarono il discorso per cui Niemeyer e i suoi compagni esprimevano l’attualizzazione del Barocco coloniale nelle sue forme curve, la tradizione degli azulejos portoghesi nell’introduzione di interventi artistici nell’architettura e l’adeguamento al clima attraverso dispositivi di ventilazione naturale e di protezione dall’eccessivo soleggiamento dei tropici.

Avendo conquistato il primato nella rappresentazione dello Stato, il progetto moderno brasiliano, in arte e in architettura, ha costituito l’iconografia simbolica del periodo di forte sviluppo economico, sociale e culturale del Brasile che raggiunge il suo culmine al termine degli anni Cinquanta. La costruzione della nuova capitale Brasilia nel centro del paese mirava a internalizzare lo sviluppo economico, obiettivo successivamente raggiunto a fronte dell’incertezza dei primi suoi anni. La capitale, costruita sulla base di un piano urbanistico elaborato da Lucio Costa e di progetti architettonici di Oscar Niemeyer, incarnò nelle sue forme i principali caratteri dello sviluppo economico e sociale del paese del tempo con un forte rispecchiamento da parte di tutti gli strati della popolazione.

Park Hotel, 1944 - Nova, Friburgo L.Costa Foto Renato Anelli
MESP - Rio de Janeiro L. Costa, O. Niemeyer, et. al Foto Marina de Holanda
Faculdade de Arquitetura e Urbanismo USP - São Paulo J.B. Vilanova Artigas Foto Renato Anelli

Park Hotel, 1944 - Nova, Friburgo
L.Costa

Foto Renato Anelli


MESP - Rio de Janeiro
L. Costa, O. Niemeyer, et. al

Foto Marina de Holanda


Faculdade de Arquitetura e Urbanismo USP - São Paulo
J.B. Vilanova Artigas
Foto Renato Anelli

Nonostante l’assenza di un efficiente pianificazione nella crescita della pianificazione delle città, i criteri dell’architettura moderna diedero forma alla produzione pubblica delle abitazioni sociali, delle scuole, dei presidi sanitari non limitandosi quindi soltanto agli edifici rappresentativi delle istituzioni statali. Anche la costruzione privata di case e edifici per abitazioni collettive e uffici seguì lo stesso indirizzo determinando un enorme parterre di esempi moderni di alta qualità architettonica distribuiti per tutto il Brasile.

Il fenomeno si concentra nel secondo Dopoguerra, specialmente negli anni Cinquanta, affermando una ripresa degli stilemi corbusiani negli stessi anni in cui questi, in Europa, erano sottoposti a un processo di revisione critica. L’accettazione popolare locale permise che questa architettura sopravvivesse alle mutazioni politiche del paese e alle ondate di revisionismo post-modernista. Nonostante la loro ampia diffusione, nessuna di loro si radicò.

Negli anni Sessanta emersero nuove personalità tra le quali si distingue João Batista Vilanova Artigas maestro di una longeva Scuola di architettura facente riferimento a São Paulo. Al suo fianco, anche se riconosciuta soltanto alla fine degli anni Ottanta, l’italiana Lina Bo Bardi ha rivestito un ruolo rilevante e originale nell’interpretazione della cultura popolare per il rinnovamento dell’architettura e del design brasiliano. 

La sopravvivenza e la vitalità dell’architettura moderna in Brasile porta con sè alcune questioni rilevanti per la sua classificazione storica in accordo con i periodi consolidati dalla storiografia internazionale. Per esempio, dovremmo considerare l’opera di Paulo Mendes da Rocha come moderna o contemporanea?

D’altra parte, nonostante i primi vincoli trascorse molto tempo prima che le opere moderne fossero trattate come patrimonio storico da conservarsi. Il dibattito vide la forte partecipazione del Do.Co.Mo.Mo Brasil costituito nel 1992 seguendo il modello del Do.Co.Mo.Mo. originale (International Committee for Documentation and Conservation of Buildings, Sites and Neighborhoods of the Modern Movement). La valorizzazione degli esemplari più antichi di architettura moderna brasiliana come patrimonio storico ha accompagnato di pari passo la revisione del movimento che l’ha prodotta. Processo che ha trovato spazio nei programmi di dottorato della Universidade de São Paulo (USP, Campus São Carlos e São Paulo), PUC-Campinas, PUC Rio de Janeiro, Mackenzie São Paulo, Universidades Federais do Rio Grande do Sul, Bahia e Pernambuco, Universidade Brasília, estendendosi poi a molte altre regioni del Brasile.

A partire dagli anni Novanta è stato possibile identificare l’estensione nazionale della produzione moderna brasiliana, appena tratteggiata nelle pubblicazioni dei decenni precedenti.

La conservazione di questa architettura presenta grandi sfide da affrontare, nonostante gli sforzi delle istituzioni che si occupa di patrimonios storico a livello federale, statale e municipale. La pressione immobiliare sulle opere private e l’assenza di fondi pubblici per il mantenimento sono croniche contribuendo spesso, purtroppo, alla loro sparizione per demolizione o deturpamento. Nonostante una gigantesca produzione accademica sull’architettura moderna è ancora difficile convincere gli enti di tutela della necessità di tutelare i suoi esemplari.

In questo senso, l’attenzione della Getty Foundation con il suo programma Keeping it modern sta contribuendo notevolmente all’introduzione di nuovi metodi nella cultura brasiliana della conservazione. Tra il 2014 e il 2017 quattro esemplari brasiliani hanno ricevuto l’appoggio di questo programma: due opere di Lina Bo Bardi, la Casa de Vidro (2016) e il Museu de Arte de São Paulo (2017);, una di João Batista Vilanova Artigas, la Faculdade de Arquitetura e Urbanismo da USP (2015) -tutte a São Paulo- e il pannello di Roberto Burle Marx no Pavilhão Artur Neiva (2014), progetto di Carlos Frederico Ferreira a Rio de Janeiro. 

L’attuale situazione politica ed economica del Brasile vede un aggravamento dell’intervento dello Stato nella tutela del patrimonio storico in generale, indipendentemente dal suo periodo, stile o movimento. In questa situazione per nulla positiva l’esempio della Casa de Vidro può essere visto come un’alternativa.

Gestita da un associazione culturale fondata dalla stessa Lina Bo Bardi e da suo marito, Pietro Maria Bardi, nel 1990 la Casa de Vidro si mantiene aperta oggi grazie agli ingressi dei visitatori, alla commercializzazione dei copyrights delle opere della coppia, agli eventi culturali e alle donazioni. Il riconoscimento del pubblico corregge così l’indebolimento delle politiche ufficiali di tutela, offrendo un’alternativa di sopravvivenza, instabile, ma consistente.

Ouro Preto, XVIII Secolo - Geral 1998 Foto RA
Chiesa di San Francesco d'Assisi, Pampulha Belo Horizonte O. Niemeyer
Congresso Nacional, Brasilia O. Niemeyer Foto Renato Anelli
Casa de vidro,  São Paulo L. Bo Bardi Foto Renato Anelli
MASP,  São Paulo L. Bo Bardi

Ouro Preto, XVIII Secolo - Geral 1998
Foto RA


Chiesa di San Francesco d'Assisi, Pampulha Belo Horizonte
O. Niemeyer


Congresso Nacional, Brasilia
O. Niemeyer

Foto Renato Anelli


Casa de vidro,  São Paulo
L. Bo Bardi

Foto Renato Anelli


MASP,  São Paulo
L. Bo Bardi

RENATO L.S. ANELLI:
Architetto e dottore di ricerca, é professore ordinario all'Universidade de São Paulo per la quale coordina il polo di São Carlos. Svolge attività di ricerca in collaborazione con istituti universitari stranieri, dove è stato visiting professor. È consigliere dell'Instituto Bo Bardi.