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Il metodo Almanacco 70

Il dialogo fra architettura e arti visuali è antico quanto l’uomo. Non c’è momento della storia nella quale sia venuto meno il confronto fra queste due discipline, sia nelle epoche in cui non esisteva alcuna differenziazione nella formazione e nella pratica di architetti e artisti (si pensi fra i casi più eclatanti a Filippo Brunelleschi, di formazione orafo, o a Raffaello, Michelangelo e Bernini, impegnati su entrambi i fronti), sia in anni più recenti, quando la specializzazione degli uni e degli altri ha portato alla nascita di categorie nettamente distinte. 

Mart - Archivio Fotografico e Mediateca - Inaugurazione della mostra Almanacco 70

© Mart - Archivio Fotografico e Mediateca - Inaugurazione della mostra Almanacco 70

Nel poderoso volume Progetto e destino, Giulio Carlo Argan dedica uno dei capitoli centrali ad “Architettura e arte non-figurativa”. Vengono portate come esempio due coppie, ognuna formata da un architetto e da un artista: da un lato Donato Bramante e Raffaello Sanzio, dall’altra Le Corbusier e Pablo Picasso. 

È l’invenzione del canone astratto in pittura che causa un deciso mutamento nel rapporto fra architettura e pittura: la nascita dell’astrattismo, negli anni Dieci, fa da incubatore a una serie di fenomeni che verranno manifestandosi nei decenni seguenti, caratterizzando in maniera imprescindibile il secolo di storia della cultura e della società che ci divide da allora. La prima edizione del volume di Argan è del 1965: questa data ci avvicina al decennio preso in analisi da Almanacco 70, poiché proprio in quel torno di anni i progetti architettonici e la produzione artistica tornano a manifestare, dopo un periodo caratterizzato dalla destrutturazione delle forme e dal prevalere di tendenze organiche, un rigore formale e costruttivo che nascono da un rinnovato dialogo interdisciplinare. 

© Mart - Archivio Fotografico e Mediateca - Inaugurazione della mostra Almanacco 70

© Mart - Archivio Fotografico e Mediateca - Inaugurazione della mostra Almanacco 70

Il progetto di ricerca ed espositivo Almanacco 70, partendo da queste premesse, sviluppa l’argomento concentrando la ricerca su una realtà periferica ma vitale come la città di Trento. Un case study interessante e, in questo ambito, inedito, con caratteristiche economiche, sociali, culturali e artistiche del tutto peculiari, ma nel contempo con la possibilità di rispecchiare dinamiche più ampie, di carattere nazionale. 

Se uniamo le riflessioni di contesto sulla situazione italiana ed internazionale alla conoscenza del quadro locale, ecco che si manifesta con chiarezza (e con la semplicità di verifica che una realtà geograficamente limitata come questa può offrire) una tendenza ad una architettura molto rigorosa in perfetta corrispondenza con opere che rifiutavano ogni elemento decorativo, in favore di una costruzione formale intransigente nell’uso di linee e colore, permeate di una forte carica utopica che aspirava alla nascita di una nuova società attraverso la costruzione di pensieri, opere, edifici, quartieri.

Almanacco 70
Almanacco 70
Almanacco 70

Il confronto genera una mostra capace di trasformarsi in una sorta di macchina del tempo: i disegni realizzati dagli architetti si armonizzano perfettamente con i dipinti che li “accompagnano”, evidenziando come questo dialogo fosse tangibile, reale, concreto. 

Almanacco 70 in quest’ottica si caratterizza come l’invenzione di un metodo di indagine, come una mostra-laboratorio: il metodo del confronto serrato, della ricerca sulle fonti e della raccolta di testimonianze dirette ma inedite, applicato ad un ambito temporale tanto vicino a noi da non essere ancora completamente storicizzato, consente una sua applicazione anche a contesti culturali e geografici differenti. 

Non sarebbe infatti difficile immaginare un Almanacco 70 Milano, tanto per fare un esempio: i risultati anche in questo caso sarebbero di certo rilevanti, sia per qualità che per coerenza della proposta.

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