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Il contributo dell’architetto per un progetto condiviso dello spazio comune

Premessa

In occasione dell’ottavo Congresso nazionale degli Architetti tenutosi nel luglio 2018 a Roma i rappresentanti regionali della Regione Trentino-Alto Adige hanno proposto ai delegati nazionali un contributo che metteva in relazione il ruolo dell’architetto con la cura dello “spazio comune” proponendo lo strumento della partecipazione come veicolo per la promozione della qualità nel “pianificato e nel costruito”.
Nella discussione e produzione del testo sono state centrali le risposte ai seguenti quesiti:

  • Quale approccio occorre avere alla luce delle complessità presenti?
  • Come incentivare un dialogo capace di mettere al centro gli interessi comuni che valorizzino e tutelino il territorio, l’ambiente e di conseguenza la qualità della vita di ciascuno?
  • Come coinvolgere tutti coloro che formano l’intelligenza collettiva?
  • Come farne scaturire un sistema di regole (raccolte in programmi, piani e progetti) condivise?

Il testo che segue ripropone la versione originale di quanto presentato al Congresso integrata da alcune note di approfondimento.

 

Il contributo dell'architetto per un progetto condiviso dello spazio comune

La normativa e la prassi relativa agli spazi pubblici prevedono interventi che si sviluppano nell’intervallo compreso tra i confini dei lotti: ne risulta un approccio “introverso” che rinuncia al progetto per lo spazio pubblico.

“Immaginare lo spazio comune”

L’esperienza secolare, che oggi definiremmo partecipativa, degli usi civici, che ha caratterizzato il nostro territorio suggerisce una sintesi tra spazio pubblico e bene comune che faccia riconoscere infine uno spazio comune.
Il rinnovamento della nostra figura professionale quale “interprete” di riferimento per immaginare, valorizzare e prendere in cura lo spazio comune, l’individuazione degli strumenti progettuali, operativi e normativi, che possono essere utilizzati sono i temi che da ora abbiamo intenzione di condividere con Voi.

 

Contesto, interlocutori e partners

Lo spazio pubblico è espressione del territorio, delle persone, della loro storia e cultura, della geografia e clima, degli scambi, della lingua o dialetto e di molto altro ancora. Valorizzare tutti questi aspetti significa valorizzare quel territorio.
Gli attori di questa “valorizzazione” sono i singoli cittadini, le associazioni, i gruppi di interesse, i rappresentanti della polis (amministratori) che, insieme, formeranno l’intelligenza collettiva e il patrimonio culturale che sono le fondamenta per la cura e promozione dello spazio comune. Il coinvolgimento di questi attori avviene mediante un dialogo teso a mettere al centro gli interessi comuni, dialogo facilitato dalle pratiche di partecipazione.

 

La risorsa “suolo”

Sono le aree di proprietà pubblica assieme a quelle private non costruite a determinare lo spazio comune. Esse assumono il ruolo di un prezioso bene collettivo.
Le ultime generazioni hanno consumato, a debito di quelle future, molto delle risorse naturali del pianeta. Siamo ormai tutti coscienti che le nostre città non potranno consumare più suolo di quello che già occupano. Il suolo rimanente dovrà restare ruralità, montagna, borgo, paesaggio. La tendenza da parte degli investitori privati di assicurarsi le ultime possibilità di costruire, rende necessaria la salvaguardia di volumetrie e aree che nei prossimi anni diverranno strategiche per l’efficace ”disegno” dei centri urbani. Le aree di proprietà pubblica assieme a quelle private che determinano lo spazio comune, assumono il ruolo di un prezioso bene collettivo a tutela della possibilità di scelta delle prossime generazioni.
Muovendosi in queste zone di tensione, ci accorgiamo che il limite tra pubblico e privato è estremamente labile. La qualità dello spazio pubblico dipende, infatti, anche dalla qualità dello spazio privato; il confine di proprietà non definisce un luogo franco, all’interno del quale la proprietà è libera di fare ciò che vuole per semplice differenza dal vietato. Non è forse lo spazio pubblico a rappresentare il paradigma misurabile di ciò che è il bene comune?

 

L’identità

Nello spazio comune si ha quella socializzazione che fissa l’identità urbana/culturale/sociale. Nel difendere lo spazio comune si vuole affermare un principio di precauzione, che consenta di controllare le derive del processo di privatizzazione e di avviare pratiche di valorizzazione del territorio nel segno della sostenibilità in tutte le sue accezioni.
Le civiltà tradizionali, sono nate e cresciute all’aperto, le nostre città, soprattutto quelle mediterranee, ne sono ancora un tangibile esempio. Lo spazio pubblico è un’estensione dello spazio privato, fatto di gerarchie spaziali in equilibrio, nel quale incontrarsi e socializzare. La tendenza odierna delle nostre società alla privatizzazione dello spazio pubblico non permette e, anzi, nega la Gestaltung dello spazio comune.

Il contributo dell'architetto per un progetto condiviso dello spazio comune

Attraverso un approccio olistico applicato all’urbanistica, sarà lo spazio pubblico con le sue influenze sulle dinamiche circostanti a determinare il perimetro dell’ambito d’intervento. La qualità dello spazio pubblico è determinata dalle esperienze e competenze dei diretti interessati e di figure tecniche. Per promuovere questo “patrimonio conoscitivo locale“ e valorizzare lo spazio pubblico servono pratiche quali p.es. la “progettazione partecipata”.

Il contributo dell'architetto per un progetto condiviso dello spazio comune

Entro questo processo che permette a tutti di ritrovarsi in decisioni negoziate e condivise, amministrazione e la cittadinanza -supportate da facilitatori- elaborano soluzioni efficaci i cui risultati potranno essere assunti come vincolanti per tutti.

Il contributo dell'architetto per un progetto condiviso dello spazio comune

I risultati del processo, interpretati e visualizzati da esperti, sono tradotti in disciplinari per interventi specifici, nonché per distinti progetti tra loro integrati, possibilmente acquisiti mediante concorso.

Qualità, responsabilità e norma

La qualità della Gestaltung dello spazio comune è il prodotto delle esperienze e competenze dei diretti interessati e delle figure tecniche che accompagnano con pratiche innovative il processo creativo.
Non sono necessarie norme prescrittive: servono, semmai, approcci prestazionali, atti a preservare quella flessibilità che consenta di rispondere alla specificità del luogo e di valorizzare il Genius loci.
Nella lingua italiana non esiste un termine che traduca compiutamente il vocabolo tedesco Gestaltung, anche se dagli anni Trenta è entrato nel vocabolario internazionale di diverse discipline compresa l’architettura, basti citare la rivista “G: Material zur Elementaren Gestaltung”, dalle pagine del cui primo numero Mies van der Rohe lanciava il suo “less is more”. Incentrandosi sui paradigmi “processo formativo” e “risultato”, “condizioni al contorno” e “ragioni del progetto” la Gestaltung diventa un campo di tensioni che costituisce l’ambito d’azione dell’architetto che si occupa della trasformazione di ciò che ci circonda. Si tratta quindi di porsi delle domande, rispetto allo spazio, che contengano sia i fondamenti che le ragioni delle risposte che verranno.

“Il carattere è determinato da come le cose sono, ed offre alla nostra indagine una base per lo studio dei fenomeni concreti della nostra vita quotidiana. Solo in questo modo possiamo afferrare completamente il Genius Loci, lo "spirito del luogo" che gli antichi riconobbero come quell'"opposto" con cui l'uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare.» - Genius Loci. Landschaft, Lebensraum, Baukunst - Christian Norberg-Schulz 1979.

Si tratta di definire modi e pratiche che accompagnino e rendano consapevole delle proprie responsabilità chi partecipa riaffermando il ruolo del lavoro dell'architetto tra cultura, territorio e competenza al servizio dello spazio comune.
Si presenta la necessità di far convergere tra loro progetto e partecipazione. Come esistono vari approcci nel modo di progettare esistono, parimenti, varie forme nel praticare la partecipazione.
Chi partecipa accetta di condividere la responsabilità nel proprio specifico ruolo:

  • chi amministra darà i mezzi e sarà portatore di trasparenza nel segno della sussidiarietà;
  • chi veicola il dialogo attraverso una moderazione professionale diventa facilitatore nel processo di confronto delle idee;
  • chi trova soluzioni, attraverso progetti creativi in urbanistica ed architettura assume il ruolo operativo nella messa in pratica di quanto elaborato.

A coloro che partecipano va la riconoscenza ed il merito della riuscita del progetto di cura dello spazio comune.

 


Intervento dei Delegati regionali del Trentino-Alto Adige all’ottavo Congresso nazionale degli Architetti PPC - Roma, luglio 2018