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Il committente pubblico come promotore dell’architettura. Intervista sull’esperienza alto-atesina.

“Tema di questo numero della rivista è la qualità del progetto a tutte le scale intesa come prodotto di un sistema di scelte e di affinamenti ottenuti con il tempo e attraverso il confronto tra i diversi “attori” coinvolti. Da questo punto di vista ci interesserebbe conoscere meglio il processo che ha portato la scena architettonica altoatesina al suo attuale livello attraverso alcune domande relative all’esperienza da lei compiuta durante il suo lavoro presso l’Amministrazione provinciale di Bolzano.”

Sede dell'EURAC presso l'ex-Casa GIL, Bolzano, 1995-2002, K.Kada

Sede dell'EURAC presso l'ex-Casa GIL
Bolzano, 1995-2002
K.Kada

DOMANDAVorremmo capire innanzitutto quale era la situazione negli anni Settanta e come si era deciso di affrontare i problemi allora presenti? In che modo e con che risultati iniziali venne adottato lo strumento del concorso?

RISPOSTA ▪ Nel dopoguerra vi era una scarsa presenza di architetti in Alto Adige. Mancavano laureati in tutti i campi, ma soprattutto in ingegneria e architettura. Gran parte delle opere civili, in parecchi casi anche quelle pubbliche, fu progettata da gente poco preparata. Negli anni settanta il numero degli architetti aumentò pian piano e sempre più giovani intrapresero la professione.
A metà degli anni settanta l’Amministrazione Provinciale cominciò a finanziare un ampio programma per l’edilizia scolastica. La situazione in quel settore era precaria. Su tutto il territorio mancavano strutture scolastiche a causa del forte incremento demografico, e le strutture esistenti si trovavano molto spesso in pessime condizioni: c’era tanto lavoro per tutti, anche per i giovani architetti.
Per distribuire in maniera giusta, trasparente e corretta questa mole di lavoro, ma soprattutto per garantire in ogni caso la migliore soluzione architettonica possibile e, in generale, per far crescere la qualità dell’architettura, si è ricorsi sin dall’inizio ai concorsi di progettazione. Bisogna dire che da parte degli architetti più anziani o già affermati, non fu posto nessun ostacolo perché avevano già abbastanza da fare in vari altri settori e quindi non si opposero ai concorsi.
In questa situazione l’Amministrazione Provinciale, seguendo i nostri suggerimenti, si fece promotrice dei concorsi. Come giovane funzionario io ho vissuto e sostenuto questa fase iniziale e di primo avviamento: abbiamo bandito dei concorsi come Provincia ma soprattutto abbiamo esortato i comuni a seguire il nostro esempio. In questo modo già dagli anni Settanta abbiamo iniziato a fare dei concorsi e pian piano abbiamo creato una cultura in questo settore, nei primi anni con concorsi di livello provinciale poi, a partire dagli anni Novanta, di livello europeo.

 

DQuali sono state per gli architetti le conseguenze della scelta di questo strumento quale strada per la progettazione e la realizzazione delle opere pubbliche?

R ▪ Per gli architetti questa scelta significava che gli incarichi non venivano quasi mai affidati direttamente ma sempre tramite un concorso di progettazione in modo oggettivo e trasparente. Ci siamo sempre impegnati al massimo per eseguire i concorsi in modo molto corretto e professionale. Naturalmente gli architetti sono stati costretti a impegnarsi molto di più, dovevano cercare per ogni opera le soluzioni migliori, dovevano misurarsi continuamente con gli altri. E in questo modo i concorsi hanno contribuito moltissimo a far crescere la capacità e l’esperienza di tutti gli architetti e di conseguenza cresceva anche la qualità dell’architettura sul nostro territorio. Eseguendo concorsi in tanti comuni, gli amministratori degli enti locali vennero in diretto contatto con l’architettura moderna. Coinvolti nella preparazione dei bandi e partecipando poi come membri delle commissioni aggiudicatrici a lunghe consultazioni e discussioni, hanno avuto l’opportunità di entrare nel nostro mondo dell’architettura e conoscere gli aspetti estetici e i valori culturali dell’architettura moderna. Inoltre ho sempre ritenuto molto importante il fatto che i progetti di un concorso fossero pubblicati e portati a conoscenza di tutta la cittadinanza. Così abbiamo organizzato delle mostre nelle quali i partecipanti al concorso e tutti i cittadini interessati potevano vedere il risultato del concorso. In questo modo abbiamo avviato una continua discussione sull’architettura moderna e con ciò in tutta la comunità si è sviluppata una certa sensibilità e comprensione per l’architettura.

 

DCi sembra che, ad un certo punto, ci sia stato un “salto di scala” nelle opere pubbliche dovute anche alla necessità di rispondere alle nuove esigenze delle istituzioni. Lo strumento del concorso ha accompagnato questo processo di ricerca e innovazione? In generale quali sono stati i criteri adottati per la scelta di un progetto rispetto ad un altro, si è privilegiato un linguaggio specifico oppure si è valutato liberamente caso per caso?

R ▪ Per garantire che un concorso abbia successo bisogna rispettare sempre tre presupposti:

  1. Le regole del gioco devono essere chiare. In altre parole il bando dev’essere elaborato bene, il compito di progettazione dev’essere definito con assoluta chiarezza. Soprattutto devono essere chiari i criteri di valutazione.
  2. La commissione giudicatrice deve essere composta da membri molto esperti e assolutamente corretti e imparziali.
  3. Deve sempre vincere il migliore e l’incarico di progettazione dev’essere affidato sempre al vincitore.
  4. Dev’essere anche garantito che l’opera sia realizzata e che il vincitore possa eseguire il suo progetto. Solo garantendo questo si può essere sicuri che al concorso partecipino anche i migliori.

Per quanto riguarda i criteri noi abbiamo sempre avuto chiaro il concetto che il progetto deve essere visto e giudicato sotto tanti punti di vista. La qualità architettonica è una cosa molto complessa che comprende aspetti urbanistici, paesaggistici, funzionali, tecnici, economici ecc. Un aspetto fondamentale e prioritario è però sempre la qualità architettonica di un opera che va intesa non solo nel senso del linguaggio architettonico, ma in un senso molto più ampio.

Caserma dei vigili del fuoco  Magrè, 2010 Bergmeister Wolf Architekten
Sede distaccata della Libera Università di Bolzano Bressanone, 2004 Kohlmayer Oberst Architekten
Cantina Nals Margreid Nalles, 2011 M.Scherer

Caserma dei vigili del fuoco
Magrè, 2010
Bergmeister Wolf Architekten


Sede distaccata della Libera Università di Bolzano
Bressanone, 2004
Kohlmayer Oberst Architekten


Cantina Nals Margreid
Nalles, 2011
M.Scherer

DUn altro tema interessante, da lei trattato, è quello della qualità architettonica non solo delle tipologie, per così dire, consuete -le scuole, per esempio- ma anche di edifici solitamente intesi nella loro dimensione “funzionale” come le caserme o le reti infrastrutturali. Come si è sviluppata questa attenzione e come si sono coniugati gli aspetti più tecnici alla loro qualificazione architettonica?

R ▪ Sì, questo è vero. Già all’inizio degli anni novanta in me è cresciuta la convinzione che noi architetti non dobbiamo limitarci a sviluppare e portare avanti l’architettura in qualche opera civile, in qualche edificio o in qualche progettazione urbanistica nei nostri centri. Dobbiamo mettere un piede dentro il settore delle infrastrutture come le strade, i depuratori, gli inceneritori, perché l’impatto di queste opere è molto più grande di quello che può essere l’impatto di un qualsiasi edificio. E per questo mi sono impegnato in questa direzione. Ho cercato di convincere gli ingegneri che per progettare una strada si facessero affiancare da un architetto. Per la costruzione delle strade ho fatto elaborare nuove direttive nelle quali si è messo l’accento sull’aspetto architettonico e paesaggistico.

 

DCi accorgiamo che non è sempre facile comprendere e apprezzare l’architettura contemporanea soprattutto se essa riguarda interventi inseriti in contesti paesaggisticamente delicati o storicamente caratterizzati.
La realizzazione di così numerose opere pubbliche di qualità, ampiamente divulgate e pubblicate, ha avuto un impatto “culturale” sulla popolazione locale e sugli amministratori? C’è stata una ricaduta sulla qualità architettonica delle opere di committenza privata?

R ▪ Affinché si possa realizzare un’architettura di alta qualità tutti gli attori coinvolti devono essere preparati, convinti e consapevoli. In primo luogo il committente deve avere una certa sensibilità verso l’architettura moderna. Deve essere, in qualche modo, intenditore di architettura e deve dare la piena fiducia al suo architetto. La Provincia Autonoma di Bolzano, ma anche parecchi comuni, in questo senso erano degli ottimi committenti che davano ampio spazio agli architetti per sviluppare le loro idee.
Poi dipende tutto dall’architetto che deve essere molto preparato e che non deve mai smettere di formarsi. La ripetuta e continua partecipazione a dei concorsi è un ottimo modo per aggiornarsi.
Affinché si possa realizzare buona architettura non basta che l’architetto e il committente siano all’altezza e abbiano la volontà di creare una bella opera.
È indispensabile che le circostanze siano favorevoli e vengano incontro a questa intenzione. In altre parole architettura moderna di alta qualità può essere solo realizzata se le istituzioni competenti hanno il coraggio di approvare progetti innovativi. E per questo anche gli amministratori nei comuni devono essere favorevoli all’architettura moderna e devono essere in un certo senso preparati. I concorsi servivano anche per sensibilizzare gli amministratori pubblici all’architettura moderna.
Noi in Alto Adige negli ultimi decenni abbiamo avuto la grande fortuna che tutti questi attori fossero in sintonia.
Sia i committenti, sia gli architetti, sia le istituzioni hanno sviluppato e mostrato questa sensibilità indispensabile se si vuole realizzare buona architettura.
Attualmente anche i privati seguono l’esempio delle istituzioni. Da citare a questo proposito è soprattutto il settore dell’imprenditoria. Tante imprese oggi stanno scoprendo che l’architettura è un aspetto importante per valorizzare il loro marchio.
Inoltre oggi è possibile constatare con piacere come l’architettura contemporanea sia diventata in Alto Adige un tema di conversazione e discussione di dominio pubblico e per la stampa. Ci si confronta, si discute a riguardo: per la promozione dell’architettura contemporanea questo è molto importante.

Headquarter Salewa Bolzano, 2007-2011 Cino Zucchi Architetti, Park Associati

Headquarter Salewa
Bolzano, 2007-2011
Cino Zucchi Architetti, Park Associati

JOSEF MARCH:
(1949), architetto, è stato funzionario dell’Amministrazione provinciale di Bolzano ricoprendo per molti anni ruoli dirigenziali tra i quali, dal 1993 al 2002, la direzione della Ripartizione edilizia e del Servizio tecnico e, dal 2002 al 2013, la direzione del Dipartimento Lavori pubblici. Ha coordinato e presieduto numerosi concorsi di architettura legati alla progettazione di opere pubbliche nel territorio altoatesino, numerose delle quali costruite e pubblicate in riviste a diffusione nazionale ed internazionale.