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Il Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio. Un supporto per l’architettura e gli architetti.

Il Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio è uno strumento innovativo, finalizzato alla promozione della qualità architettonica e paesaggistica delle trasformazioni che investono il territorio.

È previsto dall’art. 13 della L.P. n. 15 del 4 agosto 2015, al quale ha dato attuazione la delibera della Giunta provinciale n.181 del 2016. Il Comitato ha il compito di supportare e orientare le fasi di progettazione di interventi edilizi o infrastrutturali, di sistemazione di spazi aperti o di assetto urbano, pubblici e privati ed eventualmente di proporre soluzioni alternative per migliorarne la qualità architettonica e paesaggistica.
La consulenza specialistica offerta dal Comitato è facoltativa e gratuita ed è rivolta agli enti pubblici, ai soggetti privati, agli organi di controllo e in generale ai committenti o ai progettisti che si trovino ad affrontare interventi particolarmente significativi o posti in contesti paesaggistici delicati.
Il lavoro del Comitato può essere definito, in estrema sintesi, come un accompagnamento allo sviluppo dei progetti che si traduce in momenti di confronto ed elaborazione condivisa. Il metodo di lavoro si basa sul sopralluogo e la discussione collegiali. L'attività è finalizzata a valorizzare le capacità e l’impegno dei progettisti e il coinvolgimento dei committenti pubblici o privati e degli organismi deputati al rilascio di autorizzazioni e pareri.
Il Comitato provinciale, opera dal 2016 ed è composto dagli architetti Elena Galvagnini, Carlo Magnani e Markus Scherer. La composizione del Comitato è stata recentemente confermata dalla Giunta provinciale per il triennio 2019-21. La Segreteria tecnica del Comitato è innestata sul Dipartimento provinciale competente per l’urbanistica e il paesaggio e in particolare sull’Osservatorio del paesaggio che cura tale attività con la collaborazione del Servizio urbanistica e tutela del paesaggio.
Quanto riportato di seguito, riprende in forma sintetica e per estratti, alcuni contenuti del Rapporto di attività relativo al primo triennio di operatività del Comitato. Relativamente al proprio approccio culturale ai temi del progetto nel documento, il Comitato afferma: “nell’attualizzare il patrimonio edilizio alle nuove esigenze e alle trasformazioni in atto, come anche nel costruire nuovi edifici e infrastrutture, che siano in contesto urbano, rurale o nelle aree naturalistiche, abbiamo cercato di favorire l’elaborazione di una visione complessiva che esuli dai soli aspetti architettonici: abbiamo cercato di fare convergere i progetti verso una visione che interpreti ed esprima questo specifico territorio in modo contemporaneo, in costruzioni che possano contribuire a rafforzare il carattere del patrimonio naturale e culturale e quel senso di appartenenza che è la garanzia di trasmissione di valore paesaggistico, sociale ed economico per il futuro”.
Forte è l’attenzione del Comitato relativamente all’uso sostenibile delle risorse. In questa prospettiva è data centralità ai temi della qualità “per incidere in modo positivo e duraturo sul valore del territorio”; del riuso, auspicando la necessità che “la riqualificazione del costruito non si esaurisca in soluzioni basate su un mixaggio di elementi tratti dal linguaggio rustico “generico”, dimensionate con le esigenze tecniche del risanamento energetico e ricomposte in modo da sfruttare le opportunità normative” e dell’uso accorto del suolo.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, il Comitato afferma: “Altrettanto importante abbiamo ritenuto l’interrogarsi sull’opportunità o necessità delle nuove costruzioni e il frenare la dispersione insediativa nelle aree rurali e nel paesaggio aperto. L’edificabilità di un terreno deve rappresentare un adeguato investimento in termini di risorse nell’interesse della collettività e non solo per il singolo imprenditore o per il proprietario del terreno. Va quindi innanzitutto sostenuto e incoraggiato l’impegno delle amministrazioni centrali e locali a preservare il paesaggio culturale. È quindi importante che il futuro edificio sia posizionato e sviluppato in modo da valorizzare il contesto, facendo si che la futura volumetria non risponda solo ad uno schema funzionale precostituito, ma reinterpreti tale schema in base all’orientamento, ai vincoli topografici e visivi, agli aspetti naturalistici e agli elementi di relazione complessa con il territorio circostante”.
Ancora, illustrando il proprio metodo di lavoro, il Comitato segnala: “Il nostro contributo (...) può in estrema sintesi essere definito come l’accompagnamento allo sviluppo dei progetti (...). Un momento di confronto ed elaborazione condivisa di soluzioni progettuali che si basa sul sopralluogo e la discussione collegiali e si esprime nel parere non vincolante e la possibilità di approfondimento ulteriore con nuovi incontri. Un contributo che non ha l’ambizione di essere “la soluzione” e dove rimangono centrali le capacità e l’impegno dei progettisti incaricati, il sostegno dei committenti, l’attenzione dell’amministrazione per l’esito finale dei progetti, ma che crediamo possa porre le basi per un dialogo costruttivo tra i progettisti e le amministrazioni nella ricerca delle specifiche soluzioni progettuali. (...) La condizione di terzietà e la natura consulenziale e facoltativa del Comitato paiono favorire una dimensione collaborativa e di responsabilizzazione di progettisti e committenti che ha consentito di superare in diverse occasioni le rigidità derivanti dal rapporto centrato sul rilascio di nulla osta e autorizzazioni, tipico della gestione del vincolo paesaggistico”.
Relativamente agli strumenti per promuovere sul territorio trentino una maggiore qualità delle trasformazioni il Comitato coglie “con particolare favore l’adozione da parte della Giunta provinciale dell’Atto di indirizzo per la promozione della qualità architettonica e paesaggistica delle trasformazioni che investono il territorio trentino approvato con deliberazione n. 2077 del 19 ottobre 2018” e a tale proposito sottolinea “la necessità di promuovere presso le Amministrazioni il ricorso al concorso di idee e ad altri, analoghi, strumenti in grado di consentire la selezione delle migliori proposte, valorizzando le competenze professionali dei progettisti”.
Dal lavoro del Comitato sono emerse alcune tematiche specifiche, considerate di interesse alla quali è dedicato un particolare approfondimento.
Tra esse:

Le trasformazioni dell’edilizia storica
La relazione del Comitato parte da una lettura delle criticità riconducibili principalmente alla difficoltà di gestire le innovazioni introdotte al quadro normativo e in particolare alla “definizione meno vincolistica della categoria edilizia della “ristrutturazione” (...) e all’introduzione di strumenti di varia natura e con varia finalità, che consentono demolizioni, ricostruzioni, sopraelevazioni, ampliamenti ed altre trasformazioni anche rilevanti di molti edifici presenti negli insediamenti storici, nel passato soggetti a norme di natura più conservativa”.
A tale proposito il Comitato segnala come, dall’approfondimento dei casi esaminati, sia “emersa una diffusa difficoltà ad affrontare tali situazioni e la necessità di disporre di strumenti utili alla gestione di questo nuovo orientamento normativo, che diversamente potrebbe generare scadimento qualitativo e perdita della memoria rappresentata dagli insediamenti storici e dall’edilizia tradizionale, in particolare di origine rurale”.

L’architettura alberghiera e gli insediamenti turistici
Il Comitato rileva che “I caratteri architettonici delle strutture alberghiere condizionano fortemente l’assetto paesaggistico delle aree turistiche e pertanto l’intera immagine della provincia” e segnala che le trasformazioni che investono questo settore "sono spesso poco attente agli effetti" che la somma di queste trasformazioni genera sui livelli di vivibilità e attrattività degli insediamenti turistici che appaiono, spesso, caratterizzati da disordine percettivo e mancanza di una chiara identità, coerenza e riconoscibilità di linguaggio architettonico. Per queste ragioni nella Relazione viene sollecitato “lo studio critico di esempi riusciti di architettura alberghiera e di soluzioni efficaci di riassetto insediativo e una riflessione approfondita e condivisa sul tema del linguaggio architettonico in relazione alle specificità dei luoghi (...)”.

I rifugi alpini ed escursionistici
Anche relativamente a questo tema il Comitato sollecita una “riflessione generale sul ruolo dell’architettura come strumento di qualificazione e caratterizzazione dei territori turistici”. Nel caso dei rifugi “assume, inoltre, particolare rilievo il forte rapporto affettivo che lega gli abitanti della provincia di Trento alla montagna. Questo aspetto rende a volte aspro il confronto tra istanze di trasformazione e aspirazioni alla conservazione dei caratteri architettonici tradizionali degli edifici”. Per queste ragioni il Comitato suggerisce “l’approfondimento di esperienze virtuose realizzate in area alpina, promuovendo un più forte investimento sul tema della qualità progettuale attraverso il coinvolgimento dei diversi soggetti interessati, in particolare delle strutture pubbliche deputate alla promozione e controllo qualitativo di settore e del mondo associazionistico che su questo aspetto svolge in Trentino un ruolo centrale”.

Gli insediamenti in aree rurali: la caratterizzazione architettonica delle aziende agricole e delle strutture agrituristiche
L’analisi del Comitato mette in luce alcune criticità emerse nel corso del triennio di attività in particolare relativamente ad una scarsa tutela del terreno agricolo e alla conseguente necessità di assumere scelte localizzative più attente. Il Comitato ha, inoltre, voluto orientare gli interventi verso soluzioni più coerenti sotto il profilo del linguaggio architettonico affiancando “ad una azione di tutela e valorizzazione delle preesistenze di pregio (...) iniziative che introducano tra le priorità il tema della qualità architettonica e l’apertura ai linguaggi dell’architettura contemporanea per i nuovi interventi”.

Il rapporto tra infrastrutture di mobilità e paesaggio
Partendo dal presupposto che “la natura del territorio della provincia di Trento e la sua vocazione turistica, rendono il tema delle infrastrutture di mobilità particolarmente rilevante sotto il profilo paesaggistico”, il Comitato “richiama alla responsabilità in merito alla qualità paesaggistica che questi interventi infrastrutturali devono possedere. Nell’affrontare queste tematiche si è spesso rilevata un’attenzione esclusivamente rivolta agli aspetti funzionali o al massimo concentrata sul tema della mitigazione dell’impatto paesaggistico operata attraverso il mascheramento più o meno riuscito dei manufatti”.

Il Rapporto di attività con il testo completo della Relazione trasmessa dal Comitato alla Giunta provinciale e tutte le informazioni necessarie per accedere al servizio di consulenza sono consultabili all’indirizzo http://www.paesaggiotrentino.it/it/comitato-cultura-architettonica/.

LAURA GOBBER:
Architetto è componente della Segreteria tecnico-scientifica dell’Osservatorio del paesaggio, presso il quale cura la Segreteria del Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio. È stata responsabile del Settore tecnico della Comunità di Primiero.

GIORGIO TECILLA:
Architetto è direttore dell’Osservatorio del paesaggio. È stato direttore dell’Ufficio centri storici e tutela del paesaggio della Provincia autonoma di Trento.