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Il Cinema Bucaneve e altre architetture bene-stanti di Rolando Toffol a San Martino di Castrozza

Non avrebbe sfigurato come copertina di una storia dell'architettura italiana del secondo Novecento, per la chiarezza delle forme, l’eleganza nel mescolare materiali diversi, e per la capacità di valorizzare grazie ad un linguaggio assolutamente moderno l’incredibile contesto paesaggistico in cui si situa(va). Non avrebbe sfigurato accanto ai momenti più alti della cultura architettonica del Novecento italiano ed internazionale, di cui si dimostra(va) in grado di riprendere i principali punti di riflessione, a partire dalla cura e l’attenzione per l’inserimento ambientale caro alla ricerca teorica sulla continuità ambientale di Ernesto Nathan Rogers che nulla ha a che fare con goffo tentativo di imitare le forme di un passato idealizzato.

Fig. 01 Cartolina viaggiata illustrante il Cinema, anni '60

Fig. 01
Cartolina viaggiata illustrante il Cinema, anni '60

A partire dal 2014, in seguito alle anomale nevicate dell’inverno, al suo posto c’è invece un parcheggio scoperto. Questo purtroppo il triste destino del Cinema Bucaneve a San Martino di Castrozza, edificio realizzato nel 1953 su progetto di un giovane ventisettenne del posto, Rolando Toffol (1927-2013), autore, nonostante non avrebbe mai raggiunto la laurea in architettura a Venezia, di un repertorio di progetti nella zona del Primiero la cui molteplicità e costante qualità meriterebbe un attento approfondimento specifico.
L’opera e il percorso biografico di Toffol, appassionato di matita e di sci tanto da rappresentare l’Italia alla Settimana Internazionale dello Sport Universitario di Sant Moritz e all’Interski di Colorado del 1968, parlano infatti di una carriera che riveste valore paradigmatico per ricostruire un modo di fare architettura, integrata avrebbe detto Walter Gropius nel 19551, che sembra ormai essere stato definitivamente cancellato dalla progressiva burocratizzazione del mestiere. Accanto all’abbandono forzato – destino non poi così anomalo visto che toccò in sorte a figure quali Le Corbusier e Scarpa – degli studi di architettura allo IUAV di Venezia, allora all’avanguardia, l’architettura di Toffol parla di una dedizione totale alla regione in cui questa attività andrà a svolgersi per oltre un cinquantennio, per un totale di circa 80 progetti, nessuno dei quali firmati a proprio nome.
Se è difficile riassumere in poche righe i caratteri salienti di una carriera che si è agevolmente mossa, in piena tradizione moderna, tra le varie scale del progetto, è però forse possibile prendere a prestito le parole che Dino Buzzati utilizzerà dieci anni più tardi rispetto alla realizzazione del Bucaneve, quando nel descrivere le residenze alla Fontanelle di Morassutti, legato a Toffol da un rapporto di amicizia e stima reciproca, parlerà di architettura «d’accordo con le montagne»2.
Ciò sembra valere appieno anche per l’architettura del Bucaneve (FIG. 01) nel quale Toffol sembra in grado di condensare, al pari degli edifici di Morassutti a San Martino, i temi al centro del dibattito disciplinare internazionale degli anni Cinquanta, impegnato allora in una reinterpretazione critica dell’esperienza moderna, a contrastare la deriva dell’International Style. Proprio nella capacità di sfuggire ai rischi tanto di un stanco linguaggio omogeneo per tutte le stagioni quanto al kitsch pseudo-alpino risiede la qualità princiape di questo, e degli altri progetti di Toffol.
Inserito nel mezzo di quella incredibile bastionata di Dolomia che, dalla parete ovest del Cimon della Pala fino alla Rosetta e al Cusiglio incornicia perfettamente il centro di San Martino, il Bucaneve sembra in grado di riportare questa unica complessità geografica, soprattutto grazie alla complessità volumetrica – cifra stilistica ricorrente nelle opere di Toffol – nella quale viene sottilmente a rompersi la monoliticità dell’edificio quanto nell’uso contemporaneo di diversi materiali, legno e pietra, richiamo anch’essi alla specificità ambientale di San Martino, stretta tra le chiare rocce dolomitiche e le scure propaggini del Lagorai ad ovest. L’edificio però conta di una propria completezza e riconoscibilità: la sicurezza linguistica con cui Toffol sviluppa i differenti elementi, spaziali e materici, sottolinea come l’architettura non voglia farsi mera copia del paesaggio circostante ma aspiri invece a farsene parte integrante, e per questo riconoscibile autonomamente. Un’architettura bene-stante: intesa cioè non solo come passivo inserimento in un preciso contesto ambientale quanto struttura che si voglia strumento attivo attraverso il quale prendere coscienza di uno specifico genius loci.
Ciò è presente in tutta l’attività progettuale di Toffol, indipendente dalla scala dei vari lavori.
E fortunatamente è possibile apprezzare questa sensibilità dal vivo, osservando alcune opere che hanno goduto di maggior fortuna del Bucaneve. A partire da due progetti, dimensionalmente più contenuti, che Toffol realizzanella parte nord del paese, a due passi dall’hotel di famiglia. Si tratta della casa costruita nel 1956 per se e la famiglia, (FIG. 02) già pubblicata anche in copertina ad un Ville e Giardini del 1969, che riprende quanto già sperimentato nel cinema. La sottile quanto radicale rottura della monotonia volumetria, la chiarezza e la decisione delle linee e delle forme appaiono anche qui combinate ad rara sensibilità nell’andare ad esaltare i tratti salienti del paesaggio dolomitico. La casa infatti, posta in posizione leggermente elevata rispetto ad una seconda casa realizzata da Toffol (FIG. 03), funziona infatti come dispositivo attraverso cui ammirare, e allo stesso proteggersi, la natura circostante. La facciata a sud risulta infatti per larga parte occupata da una finestratura a doppia altezza che ha la doppia funzione di inquadrare lo scenario verso le Pale e il paese sottostante, quanto di raccordare, almeno matericamente, lo spazio del soggiorno a piano terra con quello dello studio dello stesso Toffol, collocato al piano superiore. Questo sottile gioco tra vuoti e pieni si ripete anche nella facciata rivolta ad ovest, dove la casa, con un richiamo forse wrightiano, sembra volersi sporgere verso il corso d’acqua sottostante. 
Da qui, dalle ultime case di San Martino, prima che la strada si arrampichi verso il Passo Rolle, è possibile intravedere alcune tracce dell’opera forse più ardita firmata da Toffol assieme all’ingegnere Illing, ossia il collegamento sciistico tra le aree della Tognola e Ces, completato nel ‘87, tappa fondamentale della storia sciistica e turistica del Primiero. Intervento di ingegneria ambientale e impiantistica che, ad una scala del tutto diversa, condivide con i precedenti progetti citati la medesima capacità e sensibilità di inserirsi nel territorio, per assecondarlo con gesti sì decisi ma non invadenti, come invece accaduto purtroppo in occasioni di progetti analoghi.
Lungo un cinquantennio di attività progettuale, sottratta ad altri impegni lavorativi quanto privati, il maestro di sci Toffol è stato in grado di lasciare un’opus architettonico che merita di essere studiato con attenzione. Il logo per San Martino, il cinema Bucaneve, la scuola e la caserma dei pompieri, il rifugio di Punta Ces sono solo alcune delle opere che testimoniano una totale adesione al progetto come strumento moderno per disegnare dal «cucchiaio alla città». Una carriera, quella del non-architetto Toffol che, vista dalla situazione di iper-specializzazione attuale, può forse sembrare storia di altri tempi, come come d’altri tempi è stata la nevicata che nel 2014 ha dato l’avvio la realizzazione di quel parcheggio.

Fig. 01a  Il modello dell'edificio
Fig. 01b  Prospetto
Fig. 01c  Prospettiva

Fig. 01a 
Il modello dell'edificio

Fig. 01b 
Prospetto

Fig. 01c 
Prospettiva

1. Cfr. WALTER GROPIUS, Architettura integrata, Il Saggiatore 2010

2. D. Buzzati, D’accordo con le montagne, Domus, 435, 1966, Vd. pag. XX

Fig. 02 Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, vista
Fig. 02a Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, schizzo prospettico
Fig. 02b Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, schizzo prospettico
Fig. 03 Villa a San Martino di Castrozza, vista

Fig. 02
Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, vista

Fig. 02a
Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, schizzo prospettico

Fig. 02b
Villa per la famiglia Toffol a San Martino di Castrozza, schizzo prospettico

Fig. 03
Villa a San Martino di Castrozza, vista

MATTEO TRENTINI:
(1980) studia architettura a Milano e Vienna, città dove ha collaborato in numerosi studi. Dal 2013 al 2019 è stato prima assistente poi docente alla Accademia di Architettura di Mendrisio, dove nel luglio del 2018 ha conseguito il dottorato in storia e teoria dell‘architettura. Sempre a Mendrisio è stato per un biennio ricercatore associato presso il Laboratorio di Storia delle Alpi. Dal 2018 è ricercatore presso la Facoltà di Architettura di Stoccarda.