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Il BIM: Potenzialità e implicazioni di un metodo di progettazione

“La prima regola di ogni tecnologia utilizzata in affari è che ogni tecnologia applicata a un processo efficiente ne migliorerà l’efficienza. La seconda regola è che la stessa tecnologia, applicata a un processo inefficiente, ne moltiplicherà l’inefficienza”.

(Bill Gates)

Analisi del ruolo del BIM nel ciclo di vita di un edificio

Analisi del ruolo del BIM nel ciclo di vita di un edificio

Il Building Information Modeling - BIM non è un concetto recente ma è stato teorizzato intorno anni Settanta per la standardizzazione del mondo delle costruzioni. Solo nell’ultimo ventennio, con l’evoluzione della tecnologia, la sua applicazione pratica ha raggiunto una maggior efficienza che ne ha permesso l’attuazione del processo. La validità del BIM è confermata da varie esperienze consolidate, dove è stato adottato ha portato ad una riduzione di costi, sprechi, ha ottimizzato i tempi di costruzione, ampliato la qualità del costruito e prodotto un risparmio nella gestione.
Nonostante le evidenze, c’è chi pensa ancora che il BIM sia qualcosa di lontano da noi e dal nostro modo di progettare e costruire, che basti introdurre l’utilizzo di qualche nuovo software specifico come accessorio accanto al processo tradizionale per fare BIM.
Il cosiddetto Decreto BIM (DM 01/12/2017 n.560 - Modalità e tempi di progressiva introduzione dei metodi e degli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture) a seguito del Codice dei contratti pubblici (DL 18.04.2016 n.50) prevede l’obbligo all’utilizzo dei metodi e degli strumenti elettronici di modellazione a decorrere dal 1° gennaio 2019 per le opere di importo pari o superiore a 100 milioni di euro, e poi via via per importi minori: dal 2020 per i lavori complessi oltre i 50 milioni, dal 2021 per i lavori complessi oltre i 15 milioni, dal 2022 per le opere oltre i 5,2 milioni, dal 2023 per le opere oltre 1 milione, dal 2025 per tutte le nuove opere. In Italia qualcosa, anche per effetto della normativa, si sta muovendo. L’analisi del numero di bandi in BIM mostra che si è passati da circa 30 procedure nel biennio 2015-2016 a 99 iniziative nel 2017 e poi a 291 procedure nel 2018, il triplo rispetto al 2017. Nel 2018 l’ammontare delle gare di progettazione in BIM è, infatti, salito a 246 milioni di euro, contro i soli 36 milioni nel 2017, registrando una crescita pari a 8 volte e una forte accelerazione nel quarto trimestre quando si sono toccati gli 80 bandi per 163 milioni di euro (Dati CRESME, CNAPPC).
Il rischio è quello di un processo in cui l’innovazione viene introdotta per obbligo normativo e la graduazione della sua applicazione risponde alla necessità di dare tempo agli attori del sistema di adeguarsi sotto il profilo delle dotazioni tecnologiche e della formazione ma (almeno per ora) senza un framework nazionale di indirizzo e coordinamento e, men che meno, una piattaforma condivisa.
D’altra parte, come dicevamo, gli stessi professionisti sono tuttavia ancora lontani da una effettiva consapevolezza del senso e delle potenzialità che costituiscono i punti di forza di questo approccio integrato di progettazione.
Una recente sondaggio sulla conoscenza e sull’uso del BIM tra gli operatori del settore delle costruzioni in Alto Adige “BIM Report Alto Adige 2018” di Fraunhofer ha rilevato che in Alto-Adige il BIM è ancora poco utilizzato anche se l’interesse per la tematica è comunque molto elevata. Per gli altoatesini il BIM non è un problema di costi ma è un cambiamento che richiede tempo ed impegno, anche se ne sono riconosciuti i vantaggi a lungo termine di accrescimento di competitività sul mercato e aumento della produttività. È quindi necessario avere proposte concrete che forniscano al mercato le risposte di cui esso ha bisogno attraverso il coinvolgimento di professionalità competenti ed indipendenti dalle principali software house.
Attualmente il processo di organizzazione e costruttivo delle opere di qualsiasi dimensione è altamente complesso e le problematiche che nascono da questa complessità non si possono più risolvere con un approccio di tipo tradizionale che non richieda un elevato sforzo di tipo economico. Per questo motivo il BIM diventa essenziale per la risoluzione delle problematiche progettuali e quindi di tutto l’intero processo del costruire.
La nuova norma UNI-EN-ISO 19650:2019 che sostituisce tutte le norme precedenti definisce il BIM la rappresentazione digitale condivisa per facilitare la progettazione, la costruzione ed i processi di gestione formando una base affidabile per la decisioni.
I vantaggi sono evidenti: nel settore delle costruzioni coesistono una molteplicità di specializzazioni, anche notevolmente distinte tra di loro: tale frammentazione appare evidente sia in fase di progettazione (progettisti architettonici, strutturisti, geotecnici, impiantisti, etc.) sia in fase di realizzazione (imprese appaltatrici, sub-appaltatrici, artigiani, ecc.), sia per quanto riguarda gli aspetti contrattuali e amministrativi, caratterizzati anch’essi da iter procedurali spesso lunghi e contorti. Il processo produttivo di tipo tradizionale, evidentemente, non è più in grado di gestire in maniera ottimale, generando inefficienze e perdite di valore tipiche come ad esempio: perdita di parte delle conoscenze accumulate ad ogni passaggio; presenza di informazioni talora ridondanti; frequenti rilavorazioni causate da mancate condivisione di scelte progettuali o carenze da parte della committenza.
Il BIM non è un processo semplice, ed a causa della sua complessità necessita di figure professionali altamente qualificate che siano in possesso di una formazione già a livello universitario in quanto l’approccio è opposto alla prassi consolidata. Il processo, inoltre, non coinvolge solo la figura del progettista ma tutto il comparto della costruzione, ovvero i produttori, le imprese etc. e non per ultima la Pubblica Amministrazione.
La norma UNI 11337-7:2018 fissa le competenze delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dai professionisti in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo le qualifiche (EQF) del quadro europeo. Le caratteristiche sono indicate per consentire la valutazione dei risultati e di congruenza delle competenze. Secondo la norma ( ma soprattutto nella prassi comune) le figure professionali che sono necessarie in un processo BIM sono:
BIM Specialist: è l’operatore della modellazione informativa, competente in una delle diverse discipline, che opera all’interno delle singole commesse in grado di utilizzare la documentazione tecnica e i software dedicati per la modellazione degli oggetti e la produzione degli elaborati.
BIM Coordinator: è il coordinatore dei flussi informativi e del team di BIM Specialist dell’azienda, che opera in qualità di garante dell’efficienza e dell’efficacia dei processi digitalizzati con riferimento alla specifica commessa. Ha una competenza multidisciplinare e supporta Bim Manager nella redazione del capitolato informativo o offerta di gestione informativa.
BIM Manager: è il gestore dei processi digitalizzati al livello dell’organizzazione, e ha la supervisione generale delle commesse aziendali. Definisce e assicura le regole per l’implementazione dei processi dell’organizzazione per la gestione dei flussi informativi e l’utilizzo del CDE per ogni singola commessa. Redige il capitolato Informativo, l’offerta di Gestione Informativa, e ogni aspetto contrattuale relativo alla gestione della commessa.
CDE Manager: è il gestore dell’ambiente di condivisione dati, che garantisce la correttezza e tempestività del flusso di informazioni tra le parti coinvolte. Applica tecniche di analisi e protezione dei dati, e favorisce l’interoperabilità dei modelli informativi e dei dati di commessa.
La difficoltà degli operatori a virare in questa direzione ha portato ad una crescita esponenziale di offerta formativa spesso inefficace e inefficiente per la quale si prevede, anche sulla scorta delle esperienze trascorse, di continuare a contribuire alla costruzione di percorsi di qualità non soltanto mirati alla formazione e al consolidamento di profili specifici bensì anche a implementare una più diffusa e precisa cultura dell’innovazione nel settore della progettazione estesa tanto ai professionisti quanto ai funzionari del settore pubblico coinvolti.
Insomma, digitalizzare, oggi, non significa dematerializzare documenti cartacei ma cambiare radicalmente il modo di intendere e di vivere le progettualità e le reti di relazioni intorno ad esse.