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I professionisti e le opportunità dei contributi europei. Dinamiche e riflessioni a partire dal caso dell’Emilia-Romagna

La tendenza a considerare i professionisti una categoria separata dal sistema imprenditoriale, ha caratterizzato per decenni l’organizzazione economica, politica ed amministrativa del nostro Paese, incidendo in misura consistente sulle scelte effettuate dalle amministrazioni pubbliche in tema di incentivi e strumenti di sostegno. Una serie di fattori concomitanti, hanno da poco reso possibile una netta inversione di tendenza che, prendendo avvio in alcune regioni è oggi in rapida diffusione sull’intero territorio nazionale.

Dalla Legge di bilancio del 2016, che recepisce la comunicazione Europea CE2003/361 e la successiva comunicazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, prende avvio il processo di graduale ripensamento degli strumenti di sostegno agli investimenti gestiti dalle Regioni, al fine di ricomprendere anche i professionisti tra i soggetti beneficiari di contributi pubblici, sino a quel momento prerogativa esclusiva del mondo delle imprese. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta esclusivamente di un allargamento del perimetro dei soggetti beneficiari, ma piuttosto di un cambiamento sostanziale, che impone di ridefinire la platea degli interlocutori coinvolti nella più generale progettazione ed attuazione delle politiche di sviluppo territoriale.
La Regione Emilia-Romagna, prima con alcune iniziative di carattere sperimentale all’inizio degli anni duemila, poi successivamente con la Legge Regionale 14/2014, riconosce l’importanza della categoria, sino a coinvolgerla direttamente nello sviluppo della strategia di specializzazione intelligente, prevista dalla Commissione Europea a corredo dei programmi operativi regionali (POR FESR 2014-2020). La legge infatti, prevede l’istituzione del comitato consultivo delle professioni, orientato a favorire il confronto e lo sviluppo delle azioni necessarie ad aumentare gli investimenti nel territorio regionale. Il comitato, composto da professionisti ordinistici e non, è rappresentativo delle principali aree di appartenenza ed è presieduto dall’assessore regionale alle attività produttive.
Nel 2017, come frutto del confronto, prende il via il primo strumento di incentivazione rivolto esclusivamente ai liberi professionisti. Si tratta di un bando per sostenere gli investimenti atti a favorire lo sviluppo delle attività professionali con particolare riferimento ai processi di innovazione e di digitalizzazione. Il successo della misura, ha immediatamente reso possibile l’assegnazione di ulteriori risorse che hanno permesso nei due anni successivi di riaprire per ben due volte i termini di presentazione dei progetti. Complessivamente, sono stati 600 i progetti finanziati per un totale di 20 milioni di euro di investimenti sostenuti dai professionisti grazie al contributo pubblico che ha raggiunto l’ammontare oltre 8 milioni di euro.
Attrezzature ed infrastrutture informatiche, accompagnate da attrezzature ICT in grado di aumentare l’interazione tra i professionisti e i propri clienti nonché ad incentivare l’aggregazione degli stessi per offrire nuovi servizi ed aprire nuovi mercati, hanno rappresentato i nucleo centrale degli interventi premiati con il contributo pubblico ad una platea di professionisti molto articolata che vede nei medici, veterinari, Ingegneri, commercialisti, geometri ed architetti i principali protagonisti, con una media dimensionale dei progetti di circa 35 mila euro e una prevalenza di soggetti singoli (66%) sulle aggregazioni con forme diverse (34%).
Per quanto riguarda gli architetti, molti sono gli esempi di investimento che hanno caratterizzato i progetti finanziati: dal potenziamento dell’attrezzatura informatica, necessaria a processare progettazioni sempre più articolate, alla realizzazione di applicazioni per la gestione dell’efficienza energetica, piuttosto che acquisto di droni utilizzati per le rilevazioni topografiche funzionali anche alla realizzazione di plastici con stampanti 3D o allo sviluppo di rappresentazioni in realtà aumentata.
L’esperienza degli strumenti di incentivazione a favore dei professionisti, oltre a dare una risposta immediata ad un comparto sino a questo momento solo indirettamente considerato, ha senza dubbio rappresentato l’occasione per riflettere su luci ed ombre che caratterizzano il rapporto con questa realtà.
Da una parte, l’enorme potenziale rappresentato dall’integrazione tra professionisti e sistema produttivo, una preziosa leva in grado di aumentare l’attrattività e la competitività di un territorio, dall’altra l’estrema frammentazione dei soggetti che costituiscono la categoria e che esprime un sistema della rappresentanza molto debole e difficilmente in grado di far sentire il proprio peso nei contesti in cui vengono definite le strategie di medio e lungo termine.
Sulla dimensione strategica, oggi più che mai, si gioca il futuro non solo del singolo professionista o imprenditore ma di tutto il sistema economico nato dalla rivoluzione industriale. La pressione sul pianeta, determinata da un modello di sviluppo tutt’altro che sostenibile presenta ogni giorno un conto sempre più salato che potrà essere saldato solo attraverso un cambio di rotta difficile addirittura da immaginare, se si ragiona utilizzando i procedimenti logici a cui ci siamo abituati.
Il cambio di rotta potrà avvenire solo se si avrà la capacità di spingere ulteriormente sull’integrazione delle competenze superando la visione settoriale, tanto nella pubblica amministrazione quanto nel settore privato. Sempre più spesso i problemi da risolvere necessitano di una visione olistica in grado di attingere dall’esperienza di più soggetti, impegnati in settori a volte anche molto distanti tra loro.
Un esempio utile per chiarire questo concetto è rappresentato dall’economia circolare in cui la progettazione di un prodotto entra in diretta relazione con la natura dei materiali con cui è costruito e il relativo processo produttivo, oltre al contesto sociale in cui viene utilizzato, riutilizzato ed infine smaltito. Affrontare, come fatto sino ad oggi, tale complessità con modalità settoriale significa perdere ogni possibilità di ridurre significativamente gli impatti.
Al contrario, l’integrazione delle competenze è in presupposto per condizionare l’intero processo, allo scopo di individuare e raggiungere il miglior risultato complessivamente considerato. Solo una profonda consapevolezza, che deriva da una radicale trasformazione culturale, può fornire la spinta necessaria ad indurre consumatori ed imprese a ridefinire i canoni che caratterizzano sia la domanda che l’offerta.
In questo quadro, è evidente che parlare di opportunità per i professionisti, facendo esclusivo riferimento al tema degli incentivi economici a sostegno degli investimenti, risulta riduttivo, anche se indubbiamente rappresenta un’ottima occasione per avviare una prima relazione che necessariamente richiede di essere elevata al piano superiore della condivisione strategica, per essere infine trasformata in vera e propria forza di cambiamento.
Il prossimo appuntamento per trasformare radicalmente l’approccio attuale, sarà costituito dalla nuova politica di coesione, oggi in fase di discussione sia a livello europeo che nazionale. Gli obiettivi tematici, gli indicatori e le azioni che ne scaturiranno dovranno essere ispirati alla ricerca di nuovi equilibri da definire con il contributo di tutti i protagonisti chiamati al confronto, non ultimi i rappresentanti delle professioni, che finalmente che avranno l’occasione di incidere sin dall’inizio per la definizione delle strategie di medio-lungo termine.