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Gli archivi di architettura e la sfida del digitale

In ambito archivistico la sfida rappresentata dall’utilizzo del digitale si svolge su due fronti, quello della produzione e quello della conservazione a lungo termine; la sfida è complessa e aggiunge un nuovo aspetto a quella “varietà di supporti” che tradizionalmente caratterizza gli archivi di architetti, composti da documenti su carta (es.: schizzi, disegni, acquerelli, corrispondenza, fotografie, documentazione amministrativa, materiali di studio), su “lucido”, in balsa (es. modelli), “negativi” di fotografie, anche tele (es. prospettive in “olio su tela”)1. Siamo in questo caso davanti alla parte storica, prodotta cioè anteriormente agli ultimi 40 anni per convenzione archivistica, o comunque non recentemente.

Da qualche tempo infatti anche questa tipologia di archivi è “ibrida”, composta da documentazione su supporto cartaceo ma sempre più su supporto digitale (per esempio: progetti, email). Tale compresenza crea difficoltà di vario genere miste a preoccupazione in vista della conservazione “a lungo termine”, che premetterà alle future generazioni di interessati, non soltanto storici, di consultarle e studiarle, per esempio nel caso di restauro di edifici. Si gioca oggi la partita che permetterà tale fruizione, se questi archivi verranno organizzati in modo corretto e funzionale, scegliendo supporti e formati appropriati, considerandone sia l’utilizzo immediato (archivio corrente) sia la conservazione a lungo termine (archivio storico) a seguito di valutazioni e selezione sull’archivio di deposito, non più di uso frequente2.

La stesura di queste note prende l’avvio dalla partecipazione alla giornata di studio “Using Archives -questioni sull’archiviazione digitale in architettura” svoltasi il 23 maggio scorso a Torino presso il Politecnico di Torino- Dipartimento di architettura3 con il duplice obiettivo di riferire una sintesi di tale giornata e di proporre l’idea di organizzare in Trentino un’analoga occasione di riflessione e di confronto tra professionisti di aree diverse -architetti, archivisti, informatici...- con la collaborazione di vari soggetti, pubblici e privati.

Dal punto di vista di tutti noi “utilizzatori di PC” l’indicazione più spendibile nella attività pratica è la Regola 3-2-1-0 presentata da Stefano Allegrezza, docente presso l’Università di Udine:

3 Avere almeno 3 copie dei propri archivi digitali  
2

Memorizzare queste copie su almeno 2 differenti tipi di supporti

Es.: hard disk e supporto ottico 
NB.: diversificare

1

Conservare almeno 1 delle 3 copie a distanza geografica

Ad almeno 200 km di distanza

0

Possibilità di riscrittura (conservando una copia su supporto WORM, non riscrivibile)

Nel caso di un progetto concluso, per proteggerlo da eventuali contagi esterni

L’intervento di Allegrezza si è aperto con un “amarcord” di supporti informatici (floppy disk, ma anche schede cartacee perforate...), ponendo il quesito su come saranno fruibili i contenuti digitali fra qualche decennio, considerato che la documentazione analogica, per esempio, una lettera scritta su carta, sarà leggibile senza utilizzare “macchinari”4.

La conservazione digitale a lungo termine presenta infatti numerose problematiche, legate all’obsolescenza di hardware e software, dei supporti e dei formati. Sono numerosi infatti i casi di perdita di dati a causa di una conservazione non attenta a queste problematiche, anche a livello internazionale (NASA e dati sulla polvere lunare raccolti negli anni ‘60). Il principio su cui si basa tale conservazione è quello della ridondanza che consiste nel duplicare, triplicare l’archivio su più sistemi di storage, come abbiamo visto applicato nella Regola 3-2-1-0.

Tra le strategie di conservazione digitale sono compresi il riversamento diretto (refreshing), per es. da floppy a CD, DVD... e il riversamento sostitutivo (migration) che si realizza con una conversione di formato, per es. passando da Microsoft Word 1.0 per MS-DOS a Microsoft Word 6.0. In sintesi la conservazione dei contenuti digitali nel tempo richiede una cura continua, iniziando dalla scelta corretta dei formati e dei supporti e prosegue nel tempo con il riversamento5.

Secondo gli studi di Allegrezza, negli archivi di architetti si trovano 11 tipologie documentarie con 48 formati elettronici diversi (per es. DWG, DXF, DWF, PDF/E-1 e PDF/E-2) per i quali sono desiderabili requisiti come la non-proprietà, l’apertura, la standardizzazione, la trasparenza, la robustezza (per es. per un’immagine è da preferirsi TIFF a JPG, poco robusto), la stabilità, la sicurezza. La parentesi sulla “Famiglia di formato PDF” è stata di grande interesse, spiegando per es. nel dettaglio: PDF/A = for Archiving (oggi alla 4° versione, adatta per la conservazione a lungo termine, per almeno 50 anni); PDF/H = Healthcare, per ambito sanitario; PDF/E-1 = Engeneering (ISO 24517) e PDF/E-2 (ISO/DIS 24517-2) adatto per la conservazione; il formato PDF/A-3 consente di creare un unico file (=DWG + PDF/A-1 + PDF/A-2). Per le email in formato EML viene consigliato il formato PDF/A-3. Considerando i supporti,
attualmente nessuno risulta garantire la durata oltre i 30 anni: ISO/IEC 10995 certifica DVD-R, con oro, che non si ossida, per 30 anni.

Per evitare problemi causati da “ransomware” che cifra tutti i documenti o da Wannacry, è consigliato utilizzare storage di tipo WORM non riscrivibile (CD-R, DVD ± R).

 

  1. Si segnala che per il 25 ottobre 2017 l’Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale della Soprintendenza per i beni culturali sta organizzando una giornata di studio sulle problematiche conservative e di restauro dei lucidi.
  2. Cfr.: Gilda Nicolai, Dagli archivi tradizionali all’ambiente digitale: la valutazione e selezione nel contesto internazionale, in “Archivi”, rivista dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, a.XII, n.1 (gennaio-giugno 2017), pp.29-46. Sempre a livello internazionale si segnalano: A guide to the archival care of architectural records (19-20th centuries) (2000) (https://www.ica.org/sites/default/files/ArchitectureEN.pdf) e l’esperienza di acquisizione da parte dell’ Het Nieuwe Instituut (HNI) di Rotterdam di parte dell’archivio digitale dello studio di architettura olandese MVRDV (in Archivi digitali degli architetti: selezione vs obsolescenza, in:  http://www.basedarchitecture.com/archivi-digitali-degli-architetti-selezione-vs-obsolescenza)
    Per gli archivi di architetti può essere utile la lettura di alcuni contributi raccolti in: Stefano Allegrezza - Luca Gorgolini (a cura di), Gli archivi di persona nell’era digitale. Il caso dell’archivio di Massimo Vannucci, Bologna, Il Mulino, 2016. L’archivio del politico M.Vannucci si presenta come un archivio “ibrido” contenente documentazione analogica (cartacea) e digitale, prodotta e acquisita durante la sua attività che lo vide anche deputato della Repubblica nella XV e XVI legislatura. Riflessioni ancora attuali sono presenti in: Federico Valacchi, La memoria integrata nell’era digitale. Continuità archivistica e innovazione tecnologica; San Miniato, Titivillus, 2006.
  3. Convegno ideato e curato da Based Architecture (Lucia Bosso, architetto e Chiara Quaranta, archivista) in collaborazione con Ordine degli architetti di Torino, Fondazione per l’Architettura, Politecnico di Torino, ANAI - Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Piemonte e Valle d’Aosta. V programma completo:  http://www.basedarchitecture.com/using-archives-questioni-sullarchiviazione-digitale-in-architettura/
    Questa giornata rientra nel progetto di ricerca “Using archives” sull’archiviazione digitale in architettura che comprende 3 fasi: inchiesta/giornata di studio/ mappatura nazionale.
  4. “The letter possesses the enviable quality of being readable with no machinery, tools or special knowledge that of English”. Questo passo è tratto da un articolo di Jeff Rothenberg, Ensuring the longevity of digital documents in “Scientific american”, January 1995, immaginando che suoi futuri nipoti trovino, nel 2045, in una soffitta una sua lettera (datata 1995) che indica come un CD-ROM lì a fianco contenga la chiave per ottenere l’eredità che l’autore, ipotetico nonno, ha lasciato loro.
  5. Si veda anche: Armando Tomasi, Fonti digitali: quale futuro per la ricerca storica? In “Studi Trentini. Storia” a. 95 2016 n. 1 pp. 15-20. (Unica soluzione contro l’obsolescenza tecnologica che rende “vecchi”, cioè illeggibili con una rapidità incredibile, i documenti che produciamo è il “presidio tecnologico”, complesso e costoso). Si ricorda che con “conservazione” si indica il sistema organizzato di competenze e infrastrutture in grado di garantire l’intero processo di conservazione, dalla creazione dei pacchetti di archiviazione fino all’eventuale scarto, per assicurare ai documenti informatici la persistenza delle caratteristiche di autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità mentre con “backup”: stoccaggio di dati, disaster recovery, sicurezza dei sistemi ecc.).
  6. Convegno Internazionale: Architettura e archivi digitali - L’architettura nell’era digitale: una questione di memoria (Parigi, 8 - 10 novembre 2007) Cité de l’Architecture et du Patrimoine, e Institut National d’Histoire de l’Art (info da: http://www.architettiroma.it/professione/notizie/09184.aspx, consultato il 28 agosto 2017).
Gli archivi di architettura e la sfida del digitale

Francesco Corni, Castello del Valentino - Spaccato
Immagine del pannello applicativo all’esterno del Castello.

Gli archivi di architettura e la sfida del digitale

Fotografia di Roberta G. Arcaini

Sergio Pace, docente di storia dell’architettura presso il Politecnico e direttore scientifico della biblioteca centrale di architettura Roberto Gabetti, ricordando un convegno nel 2007 a Parigi su Architettura e archivi digitali6, ha sottolineato la difficoltà che avremo nel seguire i percorsi che hanno portato alle scelte progettuali, ora che i contatti non sono testimoniati da corrispondenza cartacea ma da email, WhatsApp (dal 2009). Anche gli archivi su supporti tradizionali -carta e lucidi- presentano delle criticità, per esempio legate agli aspetti logistici, allo spazio necessario per contenere faldoni, buste e rotoli di lucidi. Negli anni Novanta il problema era rappresentato dalla digitalizzazione dei dati mentre oggi dobbiamo gestire e conservare documenti nativi digitali. Nei decenni le dimensioni degli archivi di architettura diventano sempre maggiori, confrontando quelle dell’intero archivio pervenutoci di Frank Lloyd Wright (25.000 disegni) con quelli del solo progetto del Centre Pompidou a Parigi di Renzo Piano e Richard Rogers (200.000 disegni). Per conoscere il processo progettuale, sempre più complesso, non è sufficiente per Pace conservare i disegni ma è necessario conservare anche la documentazione amministrativa, come nel caso del Servizio Costruzioni FIAT.

La mattina di lavori ha poi presentato il punto di vista sia di produttori d’archivio (Cinquetti e Rosenberg) sia di archivisti (Guercio, Buda) e alcuni casi di studio (archivio Gae Aulenti e archivio Fuksas).

Pier Massimo Cinquetti (Base engeneering srl e consigliere dell’Ordine degli architetti di Torino), ha presentato l’esperienza nel proprio Studio in Torino -ma con un ufficio anche in Cina- di una organizzazione archivistica efficace secondo una struttura semplice e condivisa da tutte le persone che lavorano nello studio, presentata in un Manuale che viene consegnato come “prima lettura” a chi inizia a collaborare con lo Studio stesso. Per delineare questo modello-base si sono confrontati con ISO 9001-2008 per Sistemi di gestione di qualità mentre per i progetti di rigenerazione di alcuni edifici, come attualmente sugli ex stabilimenti De Agostini a Novara, solitamente ricercano la documentazione originale su supporto cartaceo e poi la digitalizzando, per utilizzarla durante il lavoro consegnandone poi una copia digitale al committente.

Ricordando la discussione della propria tesi di laurea nel medesimo Salone d’onore, allora “Sala delle tesi”, l’arch. Giorgio Rosental (Studio Rosental) ha raccontato la propria esperienza lavorativa avviata, seguendo le orme paterne, in ambito documentario analogico, producendo documenti cartacei o su radex (su cui utilizzare una lametta per correggere), e caratterizzata ora dal passaggio alla produzione di documenti digitali, con AutoCAD. In precedenza aveva utilizzato la riproduzione su microfilm. In chiusura ha accennato al problema della tutela degli elaborati degli studenti delle facoltà -ora dipartimenti- di architettura.

Mariella Guercio, archivista attiva a livello internazionale e presente a Torino in qualità di presidente nazionale dell’A.N.A.I. - Associazione Nazionale Archivistica Italiana ha parlato di Transizione digitale: criticità e sviluppo, a partire dal progetto ERPANET nato circa 15 anni fa per “fare rete” e dall’esperienza degli Archivi nazionali statunitensi, iniziata negli anni Sessanta e che ha vissuto fortissime difficoltà nella gestione di archivi digitali di presidenti statunitensi, anche a causa delle dimensioni insostenibili (per es.: archivio di Bush jr. con oltre 400 milioni di documenti).

La sostenibilità deriva da un’attenta attività di selezione, impostata già nel momento della produzione dei documenti nativi digitali, ma ciò vale per tutti gli archivi nel loro complesso, come universitas rerum. La lunga tradizione archivistica italiana, con una metodologia consolidata per le pubbliche amministrazioni, presenta criteri e strumenti (di classificazione, di fascicolazione, piano di conservazione) che possono essere di utilità anche per gli archivi prodotti da figure giuridiche private e dunque anche per archivi di architetti. Si dovrà lavorare su questi temi per definire delle regole semplici e condivise in una logica di collaborazione all’interno di una “comunità di pratica”, formata da professionisti di formazioni diverse. Anche Guercio ha ribadito la necessità della conservazione dell’intero archivio, non soltanto dei disegni: contratti / documenti amministrativi, scambi d’informazioni, documentazione tecnica7.

Carla Zhara Buda ha illustrato l’attività svolta dal Centro Archivi del MAXXI di Roma che conserva 74 fondi archivistici, alcuni dei quali con materiale digitale (elaborati grafici e fotografie) come per es. il progetto per Auditorium “Parco della Musica” a Roma ed il progetto per casa e atelier d’artista di MoDus Architects a Castelrotto (BZ)
(v. www.maxxi.art).

Nina Artioli, architetto e nipote di Gae Aulenti, partendo da immagini della casa-studio della propria nonna a Milano, nella zona di san Marco, ha esposto i principali contenuti dell’archivio (anni Settanta-2012), interamente raccolto e conservato nella medesima casa, riordinato e inventariato a cura dell’arch. Francesco Samassa, collegati all’attività varia (circa 700 progetti) svolta dall’Aulenti, dalla progettazione o restauro di edifici al design all’allestimento di mostre -per es. su Olivetti- e di scenografie, ricordando la collaborazione con Luca Ronconi. Oltre ai disegni, alle agende usate come quaderni di appunti, al materiale video (su videocassette), alla biblioteca sono di particolare interesse le fotografie, per lo più d’autore (Mulas, Cartier-Bresson...) in linea con la relazione che l’Aulenti ha sempre tessuto fra le varie arti ed il teatro (v. www.archiviogaeaulenti.info).
Nel 2016 fu organizzata presso la Pinacoteca Agnelli a Torino una Mostra-omaggio a Gae Aulenti.

Elisa Luconi, (3D Informatica) ha infine presentato il proprio lavoro per l’archivio ibrido dello studio Fuksas a Roma basato su un titolario di classificazione, gestione di fascicoli informatici, solitamente “di progetto”, nato dall’esigenza di individuare documenti e materiali per una mostra al MAXXI, ricordando il programma di ricerca europeo Gau:
di (Governance, Architecture and Urbanism: a Democratic Interaction sostenuto per l’Unione Europea da Cultura 2000).

Mi permetto di concludere queste note consigliando la visione del film-documentario Lo and Behold di Werner Herzog (2016), che racconta la nascita di Internet, sue luci ed ombre e possibili scenari futuri. In alcuni punti si parla anche di documenti su carta, a partire dal registro mostrato da Leonard Kleinrock, Internet Pioneer UCLA University, che reca l’appunto datato 29 ottobre 1969 quando fu inviato -e ricevuto- il primo messaggio via Internet, LO, come LOG senza G.

Gli archivi di architettura e la sfida del digitale
Gli archivi di architettura e la sfida del digitale
Gli archivi di architettura e la sfida del digitale

Mariella Guercio durante la relazione “Transizione digitale: criticità e sviluppi”. Fotografia di Roberta G. Arcaini

L’avvio della giornata di studio, con da destra le due organizzatrici, la presidente ANAI - Piemonte e Valle d’Aosta e la rappresentante della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d’Aosta. Fotografia di Roberta G. Arcaini

  1. Guercio ha segnalato fra l’altro la rivista on-line LIS.it, Italian Journal of Library, Archives, and Information Science, (peer-reviewed and open access) fondata nel 2010. (www.jlis.it)