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GiPro - Tavolo d’ambito “Giovani e professioni”

Che cos’è il GiPro e che cos’è il POG?
Il Piano Giovani d’Ambito Gi.Pro rappresenta i Giovani Professionisti under 39 iscritti ad un Ordine/Collegio Professionale della Provincia autonoma di Trento. Ha come scopo quello di rispondere a tutto campo alla domanda di orientamento sociale soprattutto in ambito lavorativo, espressa dalle giovani generazioni e, in secondo luogo, di garantire loro spazi nuovi di autogestione ed autonomia. A questo fine, nel 2008 è stato istituito il Tavolo GiPro, che in questi anni ha operato per sollecitare e promuovere iniziative formative, di orientamento lavorativo e di scambio culturale tra giovani professionisti.

GiPro - Tavolo d’ambito “Giovani e professioni”

Ogni anno il tavolo promuove un Piano Operativo Giovani (POG) ossia un programma annuale di progetti proposti e realizzati da giovani (riuniti in associazioni o in gruppi informali) o da altri soggetti (associazioni, istituzioni, ecc) e rivolto ai giovani professionisti (dai 18 ai 39 anni) e agli adulti che con questa fascia d’età si rapportano. Il POG deve essere approvato dal Tavolo e successivamente dall’Ufficio Giovani Provinciale. Nel 2017 il tema del Piano è stato Fare Rete e l’Ordine degli Architetti di Trento vi ha partecipato proponendo un seminario dal titolo Fare Spazio all’Educare.
Fare Spazio all’Educare
Il tema centrale del progetto proposto riguardava la scuola nel suo continuo e costante processo evolutivo, concepita sempre più come spazio di vita e non solo come mero contenitore. Se si tiene presente che gli studenti in Trentino sono il 18,60 % della popolazione residente (Fonte: ISTAT - ISPAT, Istituto di statistica della provincia di Trento, anno scolastico 2017/2018, numero studenti dalla scuola d’infanzia all’università pari a 100.115) risulta evidente come gli edifici scolastici siano oltretutto i più frequentati tra quelli pubblici. È quindi di fondamentale importanza per il benessere della popolazione attuale e soprattutto futura, individuare le esigenze legate ai metodi educativi utilizzati e saperle tradur re in soluzioni di tipo spaziale adeguate e soprattutto efficaci. Non a caso il pedagogista Loris Malaguzzi definiva lo spazio come “terzo insegnante”, individuandone il ruolo fondamentale non solo dal punto di vista funzionale e strettamente fisico (per rendere possibili determinate attività), ma anche in senso più profondo, legato all’approccio mentale ed emotivo allo svolgimento delle attività. Risulta quindi imprescindibile il connubio tra psicologia, pedagogia e architettura, come modalità per affrontare la nuova sfida della società contemporanea rappresentata dall’edificio scolastico.
Il coinvolgimento nell’organizzazione dell’associazione Pedagogia e architettura - attraverso la figura della professoressa Beate Weyland - ha contribuito in modo decisivo a reindirizzare l’iniziale e più classica modalità organizzativa, rendendo i tre giorni previsti meno canonici e più coerenti al tema trattato, anche grazie alla concomitanza della mostra-laboratorio al Forte di Fortezza intitolata Progettare Scuole Insieme.
La prima parte del seminario si è svolta il 5 dicembre 2017 presso la sede della SAT di Trento in via Manci. Il primo intervento proposto è stato quello della dott.ssa Antonella Giurato, coordinatrice pedagogica della Provincia Autonoma di Trento dal 1980 al 2013, dal titolo Lo spazio educativo tra nido e scuola dell’infanzia. Oltre che per i temi e gli spunti trattati sul tema della definizione del luogo scuola, l’intervento è stato molto interessante e dibattuto per i racconti di 33 anni di tentativi di ridefinire gli edifici scolastici in Trentino. L’architetto Simona Della Rocca -fondatrice di BDRbureau assieme ad Alberto Bottero- ha descritto uno dei progetti vincitori di Torino Fa Scuola: la dimostrazione di come, per ottenere un ottimo risultato da un concorso di progettazione, non basti la partecipazione di ottimi professionisti, ma sia imprescindibile la redazione di un bando correttamente scritto e che contenga al suo interno un piano funzionale chiaro e condiviso con tutti i futuri fruitori. Il concorso organizzato dalla Fondazione Giovanni Agnelli, la Compagnia di San Paolo con la Città di Torino e la Fondazione per la Scuola, è stato preceduto, infatti, dalla costruzione del concetto pedagogico, attraverso un lavoro di progettazione condivisa con un gruppo di lavoro formato da insegnanti e genitori degli alunni della scuola coinvolta. Questo gruppo non ha solo espresso le sue esigenze e le sue aspettative, ma ha dovuto seguire un percorso di formazione tenuto da pedagogisti in modo da redarre un concetto pedagogico che potesse guidare correttamente i partecipanti al concorso. Nell’ultimo intervento della giornata, Beate Weyland - professoressa di Didattica presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano - ha esposto un breve riassunto della sua lunga ricerca sul Rapporto tra pedagogia e architettura facendo alcuni esempi concreti e presentando brevemente gli edifici che sono stati visitati durante la seconda giornata di seminario. La giornata si è conclusa con la visita alla scuola dell’infanzia “Virginia de Panizza” di Trento, con la guida del sig. Carlo Andreotti,
presidente del Consiglio direttivo della struttura. L’edificio, progettato dallo Studio Campetti e arredato dallo Studio Betta Zoccatelli, rappresenta un esempio di come l’arredamento può e deve diventare parte integrante e fondamentale del modo di vivere gli spazi da parte degli alunni.
Il 20 dicembre si è svolta la seconda parte del seminario costituita da un percorso guidato, sempre da Beate Weyland, attraverso alcuni edifici scolastici dove la parte pedagogica è intervenuta in modo significativo fino dalle prime fasi della progettazione. Grazie alla sua esperienza abbiamo potuto comprendere pienamente come, per attuare processi di questo tipo, sia fondamentale non solo la figura del progettista, ma soprattutto la spinta politica e la volontà di mettersi in gioco da parte del corpo insegnante. Per questo, nell’individuazione degli edifici da visitare, ha giocato un ruolo fondamentale non solo la possibilità di intervenire del progettista, ma anche la contemporanea presenza del dirigente/direttore. Le scuole visitate sono state: la Scuola elementare di Monguelfo (alla presenza dell’architetto Klaus Hellweger e del dottore Josef Watschinger, direttore del distretto scolastico di Monguelfo), il Polo per l’infanzia Firmian (architetto Matteo Scagnol, dottoressa Francesca Marangoni),
la Scuola Primaria Langer (architetto Matteo Scagnol, dottoressa Lorella Saccoman) e la Scuola professionale provinciale per le professioni sociali Hannah Arendt (architetto Claudio Lucchin, dott. Luigi Loddi dirigente della Scuola Hannah Arendt) queste ultime tre tutte a Bolzano. La differente tipologia degli edifici e la possibilità di visitarli durante l’orario scolastico, è stata di fondamentale importanza per capire, o forse intuire, in parte in che modo gli spazi entravano pienamente in gioco come “terzo insegnante”. Durante le visite ci sono stati momenti anche di acceso confronto tra insegnanti e progettisti e questo ha fatto capire, in modo ancor più chiaro, la necessità di un processo condiviso a monte di ogni eventuale intervento.

GiPro - Tavolo d’ambito “Giovani e professioni”

Laboratorio Progettare Scuole Insieme, Fortezza (BZ)
Fotografie Raffaele Cetto

Il 21 dicembre la tre giorni di Fare Spazio all’Educare si è conclusa al Forte di Fortezza, che dal 28 ottobre 2017 al 1 aprile 2018 ha ospitato la mostra-laboratorio Progettare Scuole Insieme, curata dai professori Kuno Prey e Beate Weyland e dall’architetto Paolo Bellenzier. Tale mostra aveva lo scopo di mostrare a dirigenti, insegnanti, amministratori locali e architetti, un possibile modo per anteporre alla progettazione architettonica un progetto pedagogico degli spazi condiviso da tutti coloro che collaborano al “progetto scuola”, partendo dall’assioma fondamentale per cui la scuola è molto di più degli edifici che la contengono e che gli spazi che la compongono raccontano di un modo di lavorare, raccontano di accoglienza o chiusura, di democrazia o di autorità.
La mostra-laboratorio intendeva quindi offrire un possibile metodo e strumento di lavoro alla comunità scolastica, ai progettisti e alla committenza per progettare in modo coerente e unitario il concetto della scuola come progetto culturale.
Attraversando 10 sale i visitatori venivano guidati in una sorta di PARCOUR: un percorso esperienziale alla ricerca di nuove idee per la scuola e delle migliori proposte per trasformare le idee in spazi. Le 10 sale che rappresentavano 10 tappe della progettazione condivisa erano

  1. (RI)PROGETTARE SCUOLE INSIEME - Cosa vuol dire? Siamo pronti?
  2. NON COSÌ - Quali sono i nostri punti di partenza ?
  3. STANZA DEI DESIDERI - Quali desideri per la scuola che verrà?
  4. MENS SANA IN CORPORE SANO - Cosa fanno le altre scuole nel mondo?
  5. VISIONI - Quali sono i pensieri più profondi per la scuola di domani?
  6. CENTRI e SOGNI - La scuola ha un centro? Quali sono i suoi nodi sinergici?
  7. MODELLIZZAZIONE - Come rappresentare le idee in 3D? Perché?
  8. SCHEMI FUNZIONALI -Come trasformare l’idea in un progetto?
  9. BUONI ESEMPI in ALTO ADIGE - Cosa è già stato fatto?
  10. CONCLUSIONI - Come proseguiamo?

Si può dire che il laboratorio è stata la chiusura ideale del percorso intrapreso il 5 dicembre: tra i partecipanti - circa 30 - non vi sono stati solo architetti o ingegneri, ma anche pedagogisti, insegnanti, studenti, genitori i quali, divisi in gruppi, hanno dovuto elaborare la loro idea di scuola, traducendola poi in un plastico, che è stato spiegato e discusso di fronte a tutti. Ecco che l’intento del POG 2017 Fare Rete si è concretizzato nel Fare Spazio all’Educare. C’è da augurarsi che anche la classe politica del nostro Trentino prenda sempre più coscienza della necessità di ripensare l’edilizia scolastica e che possano esserci occasioni come Torino Fa Scuola anche nella nostra Provincia.