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Giovanni Roncador

Ho 38 anni, vivo e lavoro in Spagna, a Barcellona. Sono cresciuto a Trento, e nel 1998 ho intrapreso gli studi di Architettura allo IUAV. Nell’immediato post-laurea ho collaborato con l’Universitá e con alcuni studi professionali veneti: nel 2010 mi trasferisco nella capitale catalana dove studio un Master in Urbanistica nella UPC e comincio la mia avventura come libero professionista. Attualmente mi dedico alla progettazione di centri specializzati per la terza etá.

Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero e in che modo hai ti sei confrontato inizialmente con il mercato del lavoro del paese in cui ti sei spostato?
Gli anni in cui la mia generazione di architetti ha iniziato a muoversi nel mercato lavorativo non sono certo stati i migliori per il nostro settore professionale. La storia di quel periodo è indissolubilmente legata alla crisi e alla situazione economica precaria che colpiva tutta Europa. Gli effetti di quella stagione sfortunata cominciavano a sentirsi profondamente anche in Italia e in 2010 decisi di intraprendere un’esperienza differente; grazie a una borsa di studio Professionalizzante Leonardo promossa dallo stesso Ordine di Trento iniziai una collaborazione con la Delegazione Catalana di Architetti Senza Frontiere Spagna. Il mio interesse principale in quel momento era scoprire l’approccio cooperativo alle pratiche professionali relative all’architettura e all’urbanistica. In un periodo storico dove il mercato del lavoro legato alla costruzione era praticamente fermo, insieme a altri/e professionisti di varie discipline abbiamo fondato un associazione -poi trasformatasi in cooperativa- cercando di aprire una nuovo filone di servizi fondato sulla sinergia di differenti discipline. L’obbiettivo di Raons Públiques era ed è tutt’ora prestare servizi legati ai processi partecipativi relativi alla trasformazione dell’intorno, attraverso il progetto, l’educazione e la gestione delle problematiche urbane.

Come trovi le condizioni e le modalità in cui viene svolta la professione nel paese in cui vivi e lavori?
La situazione lavorativa in Spagna si è lentamente stabilizzata, il mercato lavorativo (inerente alla nostra professione) nella cittá di Barcellona e in generale in Catalunya ha ripreso piede anche se non tornerá piú ai livelli esorbitanti e sproporzionati che abbiamo visto prima del 2007. Si costruí tanto in quegli anni che tutt’ora permane un’enorme quantitá di alloggi sfitti o invenduti; il mercato si é spostato quindi verso la riabilitazione e la ristrutturazione, spinto anche dalle nuove economie generate dal turismo e dai gruppi di investimento stranieri. In questo contesto la difficoltá maggiore per un professionista che arriva da un altro paese è sicuramente quella della ri-creazione di una rete di contatti lavorativi che possa essere stabile e fruttifera. Fortunatamente la pratica professionale in Spagna é molto simile a quella italiana. Le fasi del progetto, il sistema di affidamento degli incarichi, la documentazione relativa a sicurezza e sostenibilitá grosso modo posso ritenersi similari.

Quali differenze riscontri con l’ambito italiano sia rispetto alle dinamiche interne alla professione che rispetto alle relazioni tra i vari interlocutori con cui ti confronti?
Se da una parte le dinamiche professionali si possono considerare simili fra Italia e Spagna, anche grazie alle direttive europee que fomentano la omologazione delle normative tecniche, dall’altra ovviamente esistono differenze sistemiche soprattutto inerenti al ruolo dell’Ordine professionale. Il “Colegio de arquitectos” promuove la tutela della professione e vela sull’adempimento della buona pratica professionale ed ética degli affiliati. In Spagna peró l’Ordine ha un ulteriore ruolo di controllo e verifica della qualitá della progettazione previo alla concessione dei permessi da parte dei comuni. I progetti infatti, prima di essere presentati agli organi municipali, devono essere controllati dall’Ordine, che garantisce la fattibilitá e l’adempimento delle normativa specifiche, rilasciando una attestazione di compatibilitá, imprescindibile nel processo edilizio. Questo sistema permette di rendere piú fluido l’iter burocratico con i dipartimenti tecnici municipali che ricevono una documentazione previamente certificata da un organo competente.

Giovanni Roncador

Centro per la terza età, progetto, Barcellona