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Fulvio Nardelli a Caderzone: un progetto per il centro storico

Dopo il 1990, riprendendo alcuni studi effettuati ad inizio secolo, il comune di Caderzone ha avviato una campagna di verifica delle qualità chimico-fisico-cliniche dell’acqua ferruginosa della fonte Sant’Antonio scaturente sopra l’abitato di Caderzone. Il decreto del Ministero della Salute che confermava il potere terapeutico per le patologie dermatologiche, digestive e delle vasculopatie periferiche permise agli amministratori di avviare lo sfruttamento dell’acqua ai fini termali.

Fulvio Nardelli a Caderzone: un progetto per il centro storico

La valorizzazione dell’acqua attraverso apposite strutture coincise con la possibilità per l’Amministrazione comunale di incidere significativamente anche sulla rigenerazione del suo centro storico attraverso il riuso di un suo comparto -il rione Lodron-Bertelli- tanto fortemente caratteristico per la sua storia e la sua architettura quanto al tempo abbandonato e marginale.

Composto da un insieme di edifici originariamente costituiti dal Palazzo con annessa cappella gentilizia, sede dei nobili rendenesi, dalle scuderie, da due edifici ottocenteschi racchiusi in una cinta muraria e da una torre limitata alle strutture fondazionali. Le scuderie si presentavano nel 1993 come rudere parzialmente irriconoscibile anche a causa di uno spaventoso incendio che lo aveva devastato nel 1976 mentre gli altri edifici erano utilizzati come abitazioni da tredici proprietari.

La scelta di intervenirvi per realizzare il polo termale destinato all’insediamento di una serie di funzioni strettamente correlate agli aspetti curativi, del benessere fisico e culturali ha trovato in Fulvio Nardelli un interlocutore esemplare.

Nardelli era conosciuto e stimato come architetto a Caderzone avendo redatto negli anni Settanta il Piano regolatore comunale e avendo partecipato attivamente alle iniziative per la salvaguardia della vasta prateria che collega Caderzone a Pinzolo. I suoi progetti che con successo hanno trasformato e fatto rivivere brani del patrimonio storico trentino e non solo, hanno evidenziato anche con questo intervento la sua abilità nel saper coniugare la capacità di far rinascere le preesistenze con quella di farle dialogare con i nuovi usi.

L’intervento si è articolato in più fasi successive: una prima fase è stata costituita dal restauro delle scuderie (conclusa nel 2000) in cui si sono realizzate, al primo piano, una ampia sala polifunzionale e al piano terreno il Museo della malga; nella seconda fase (2003) sono stati effettuati gli interventi sugli edifici ottocenteschi destinati al complesso termale; nella terza fase il restauro del palazzo Lodron-Bertelli per adibirlo a bar, ristorante, e albergo con numero limitato di camere e una moderna zona wellness in collegamento al complesso termale.

La capacità del progettista si è registrata non solo nella competenza con cui ha contribuito alla distribuzione e alla articolazione del programma funzionale negli edifici esistenti e nuovi valorizzandone gli spazi e i caratteri ma anche nella sua paziente e profonda abilità progettuale nel ricostruire e ricomporre gli edifici ormai distrutti attraverso l’esame di fotografie storiche, rilievi, documenti, edifici analoghi impiegando la propria competenza in maniera sapiente e sottile ritrovando negli stessi elementi del restauro la cifra progettuale delle aggiunte caratterizzate dalla reinterpretazione del grigliato ligneo quale espressione “astratta” dei nuovi volumi, ben calibrati rispetto all’insieme.

In tal senso, come ha sottolineato Sergio Giovanazzi1, il progetto realizza “una relazione estetica binaria tra tradizione e innovazione, tra arkhè ed epoca” e “ottiene questo effetto altamente astratto, “concettuale”, riproponendo un elemento architettonico tipico della tradizione alpina, il grigliato ligneo, dilatato su una grande superficie e privato dei riferimenti strutturali”. E ancora “questo doppio, continuo dialogo con la tradizione locale -il grigliato ligneo e la sua riproposizione in nuovi astratti volumi, l’esterno e l’interno delle ex-scuderie, il discorso tra il fronte astratto e quello tradizionale- rieccheggia richiami e teorie che hanno origini lontane ma che troppo spesso si spengono nel frastuono quotidiano”.


1. Sergio Giovanazzi, Fra tradizione e astrazione in Fulvio Nardelli rione Lodron-Bertelli a Caderzone Terme.
Volume della collana “Architettura viva. Guide turistiche per l’architettura”, a cura di Carla De Carli e Sergio Giovanazzi, Litografia Effe e Erre, Trento, 2010, pp. 22-24

Fulvio Nardelli a Caderzone: un progetto per il centro storico
Fulvio Nardelli a Caderzone: un progetto per il centro storico
MAURIZIO POLLA:
architetto, è stato fino al 2016 Dirigente del Servizio Tecnico del Comprensorio delle Giudicarie. Dal 1990 al 2010 è stato Sindaco di Caderzone.