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Elena Comai

Ricordo -del crescere in Trentino- le ore passate nella falegnameria di mio padre come una delle principali influenze nella mia scelta professionale. Ai miei occhi, la passione per il fare e la ricerca di soluzioni ha sempre “vinto” sul risultato finale. Determinazione e sana incoscienza mi portano oggi ad essere titolare di un piccolo studio professionale a Londra, ECA studio, e alla doppia cittadinanza.

Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero e in che modo hai ti sei confrontato inizialmente con il mercato del lavoro del paese in cui ti sei spostato?
Dopo aver lavorato due anni in Italia ero veramente infastidita dal modo in cui io e tanti altri giovani architetti neolaureati venivamo trattati nel posto di lavoro. Era implicito il ritenermi estremamente fortunata ad esercitare la professione che amo e ancor più che non avessi diritto al giusto compenso, dopo le fatiche e sacrifici degli anni di studio.
Ammetto che partita per Londra non ero certa che qui avrei trovato un clima lavorativo diverso, ma confidando sulla mia determinazione (e testardaggine) ero decisa a lavorare come architetto e ad avere il mio studio. La recessione economica del 2010 nel Regno Unito non ha reso le cose facili e la mancanza di esperienza lavorativa inglese fu decisamente l’ostacolo maggiore, in concomitanza con l’esubero di architetti inglesi allora disoccupati.
Come trovi le condizioni e le modalità in cui viene svolta la professione nel paese in cui vivi e lavori?
Nel Regno Unito l’architetto è una professione estremamente rispettata e l’Ordine degli architetti investe costamente nel trasmettere il valore che un professionista riconosciuto apporta ad un progetto in termini di design, funzionalità e valore economico (soprattutto in un clima di severa carenza di abitazioni e valori immobiliari proibilitivi). L’Ordine è fondamentale nel “normare” le modalità con cui si svolge la professione: pubblicizza con assoluta trasparenza il processo progettuale, dalla fase creativa alla realizzazione, oltre a pubblicare parametri e dati concreti e aggionati sul calcolo delle parcelle dei diversi professionisti. Questo aiuta nel momento in cui si viene approcciati da un cliente che il più delle volte ha chiari tutti i benefici che derivano dal pagare un architetto per seguire un progetto. Nella mia esperienza è estremamente facile instaurare rapporti professionali e scambiare informazioni; al contempo l’inizio di un qualunque progetto o prestazione si verifica esclusivamente a fronte di un contratto concordato e firmato.
Quali differenze riscontri con l’ambito italiano sia rispetto alle dinamiche interne alla professione che rispetto alle relazioni tra i vari interlocutori con cui ti confronti?
Riflettevo di recente su come le dinamiche lavorative italiane siano fondamentalmente cambiate rispetto a dieci anni fa quando mi sono trasferita a Londra e su come, a seguito di richieste di alcuni clienti, ECA studio potesse progettare in contesto italiano. Avendo lavorato per poco tempo in Italia non mi ritengo nella posizione di confrontare le esperienze professionali nei due Stati, a rischio di diffondere luoghi comuni. Tuttavia, riflettendo sulla natura delle relazioni tra i diversi interlocutori con cui mi confronto (siano questi clienti, imprese con cui lavoro o parte dell’amministrazione pubblica per l’approvazione dei progetti) posso dire che li accumuna la varietà del background, il rispetto reciproco e la voglia di dare il meglio. È estremamente frequente avere clienti e lavorare con coetanei, le relazioni che si instaurano sono nell’ordine professionali, personali, collaborative e lontane dalle formalità. In cima alla lista dei pro del lavorare a Londra metto indubbiamente abbondanza e qualità di opportunità. Una grossa pecca che trovo nei colleghi architetti inglesi è la poca preparazione tecnica quando si tratta di dettagli costruttivi. La preparazione tecnica universitaria italiana è stata fondamentale e mi ha permesso di ritagliare nel mercato inglese la nicchia in cui ECA studio si specializza.

Elena Comai - ECA Studio, South Hampstead House, London

ECA Studio, South Hampstead House, London