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Efrem Ferrari, Michelangelo Perhem Gelmi. Il complesso delle terme di Levico

Le "nuove" terme di Levico realizzate tra il 1957 e il 1964 non sono un’attrezzatura per il turismo.

Stabilimento termale di Levico: vista dal parco Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.12

Stabilimento termale di Levico: vista dal parco
Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.12

Le acque arsenicali-ferruginose, indicate per le anemie del sangue e le cure della tiroide e del sistema nervoso, sono una risorsa pubblica messa a disposizione della comunità attraverso la progettazione e la costruzione del complesso termale voluto e finanziato dalla Regione Trentino – Alto Adige1. La costruzione delle terme è parte delle azioni di prevenzione e cura intraprese a tutela della salute dei cittadini. Per raggiungere questo obiettivo gli enti mutualistici delle diverse categorie professionali hanno sostenuto i propri assistiti al fine di migliorare il benessere psicofisico e perseguire efficienza e produttività. La moderna struttura termale di Levico, è opportuno ricordarlo, è stata realizzata prima dell’istituzione del Sistema sanitario nazionale, avvenuta nel 1978. Alla fine degli anni Sessanta l’accesso alle cure era garantito dalle convenzioni con “ENPAS, INADEL, Cassa mutua malattia di Trento, ONIG” nazionale2. A cinque anni dalla realizzazione dello stabilimento una guida del Touring Club Italiano segnala la presenza nell’abitato di Levico di 51 strutture ricettive confermando l’importanza dell’indotto economico generato dalle terme3. Specializzazione, qualità del servizio di cura, convenienza economica e attrattività del territorio hanno nel tempo fatto si che molti pazienti diventassero clienti abituali delle strutture ricettive.
Gli stabilimenti termali, indirizzati a una clientela aristocratica e fondati sin dalla seconda metà dell’Ottocento da società private internazionali come, nel caso degli investimenti su Levico dell’imprenditore berlinese Giulio Adriano Pollacsek4, nel primo e secondo dopoguerra sono progressivamente stati riorganizzati da enti pubblici o assistenziali a servizio di un pubblico più ampio composto in prevalenza da lavoratori dipendenti.
L’Assessorato ai Lavori Pubblici presso il quale collaboravano gli architetti Ezio Miorelli e Michelangelo Perchem Gelmi era impegnato nel miglioramento delle strutture termali di Vetriolo, Pejo e Rabbi, nella realizzazione di servizi all’attività turistica e nel potenziamento dei collegamenti ferroviari con Trento. Le analogie formali e strutturali che accomunano alcuni lavori di Miorelli e Perghem Gelmi, oltre a trovare probabile ragione nella collaborazione tra i due progettisti, sono da ricondursi a comuni condizioni economiche e operative. Il padiglione per la mescita delle acque termali Cappuccio a Vetriolo di Ezio Miorelli (1966 c.) e quello di Michelangelo Perghem Gelmi per la promozione turistica a Malè (1962), ad esempio, hanno coperture risolte con origami apparentemente privi di peso che rendono evidenti affinità e comuni ricerche. Le ricerche artistiche di Miorelli e in particolare alle sperimentazioni, quasi astratte, sull’assenza di peso e sulle forme delle composizioni tessili aiutano a comprendere le soluzioni adottate nel citato padiglione mescite di Vetriolo. Alle atmosfere quasi orientali definite dalla disposizione apparentemente casuale delle travi nel padiglione Cappuccio si contrappone la modularità dell’ordine costruttivo delle coperture di Pergnem Gelmi imposta dalle dimensioni delle strutture termali di Levico e, in seguito, di Merano. Nel caso di Vetriolo l’assenza di una funzione vincolante e le contenute dimensioni hanno consentito a Miorelli di sfruttare quei margini di libertà offerti a chi lavora in montagna e utili all’arte del costruire per far sbocciare opere inattese. Miorelli e Perghem Gelmi sono accomunati dall’interesse per le arti e perseguono anche attraverso economie di cantiere e sperimentazioni quella qualità architettonica che dovrebbe essere caratteristica peculiare dell’Opera pubblica.

“Le terme di Levico”, post 1957 Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.11

Dall’album “Le terme di Levico”, post 1957
Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.11

Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Le nuove Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)
Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Le nuove Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)
Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Le nuove Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)

Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Le nuove Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)

Molti edifici pubblici realizzati nelle valli trentine tra gli anni Cinquanta e Sessanta sono accomunati da strutture e pensiline in calcestruzzo a vista, murature tinte di bianco, basamenti e setti murari in pietra a spacco o in mattoni pieni, ampie vetrate anche con l’uso di formelle in vetrocemento. Tra questi edifici, riconoscibili per materiali e finiture, vi sono le strutture sanitarie progettate a Trento e nelle valli da Enrico Azzali, Carlo Keller ed Eugenio Taddei. La realizzazione di ospedali, ambulatori e stabilimenti termali costituiva priorità economica e morale. La loro funzionalità è manifestata da una generale sobrietà di forme e dalla scelta di materiali economici e dall’impiego di tecniche costruttive spesso artigianali. Queste premesse di carattere generale sono utili anche per comprendere il complesso delle terme di Levico. Nel 1953, anno in cui inizia la progettazione, in Valsugana si arriva con il treno a vapore. Gli alberghi sono quasi vuoti per la fine della belle èpoque levicense e le difficoltà economiche.
Garantire la salute e il benessere psicofisico dei cittadini è un investimento sociale ed economico. Migliorare la produttività dei lavoratori e ridurre i costi conseguenti a degenze e inattività sono condizioni per lo sviluppo del paese. Agli effetti delle terapie termali, che rientrano a pieno titolo in questa strategia nazionale, si sommano i benefici psicologici del soggiorno. Negli ambienti di cura delle strutture termali al paziente sono offerti: riservatezza, comfort e igiene. Negli spazi per la socializzazione il cittadino trova luoghi per il ristoro e il passeggio. La cura degli ambiti esterni o a servizio del tempo libero è sfruttata per definire l’immagine della stazione termale e per la promozione turistica. L’obiettivo strategico nella comunicazione è perseguito discostandosi dalle cupe atmosfere dei sanatori d’inizio secolo che richiamano alla memoria vane lungodegenze e malattie non ancora debellate. Combattere le patologie generate dall’inadeguata alimentazione e dalle scarse condizioni igienico sanitarie è negli anni Cinquanta condizione urgente e necessaria. L’architettura è una delle armi per vincere questa battaglia civile.
Negli stessi anni in cui si realizzano le "nuove" terme di Levico, molti sono progettisti coinvolti in strutture analoghe: Ignazio Gardella lavora alle terme Regina Margherita di Ischia (1950-1954), Pier Luigi Nervi a Chianciano (1952), Luigi Moretti a Fiuggi (1964), Franco Albini e Franca Helg a Salsomaggiore (1964-67) e Gino Valle ad Arta Terme (1964-2014). Il complesso sorge sull’area delle ex terme Regina di Levico distrutte dai bombardamenti del 1945. Quanto realizzato è l’esito di un concorso vinto nel 1953 da Efrem Ferrari e del lavoro di “aggiornamento”5 del progetto curato dall’ingegnere Michelangelo Perghem Gelmi, consulente tecnico-architettonico del citato assessorato Lavori Pubblici della regione6. Lavorando “in accordo”7 con l’architetto Ferrari, Perghem Gelmi “rielaborò interamente il progetto originario mantenendone solo l’impostazione volumetrica generale [...]. Furono aggiunte nuove parti essenziali e fu variata l’ubicazione sul terreno nonché la disposizione sia planimetrica che altimetrica”. Fu inoltre introdotto un “cambiamento strutturale” del “corpo di unione dei vari padiglioni” adottando una “struttura corrugata formata da una successione di superfici di iperboloide, appoggiate, sui due punti più bassi ed opposti [...] e collegate tra loro da lunette coniche a sesto ribassato”8. Le coperture dell’atrio e della sala d’attesa sono solai in laterocemento portanti per forma che consentendo di coprire, con mezzi relativamente economici, spazi ampi e indivisi. Pur in presenza di strutture geometricamente complesse le coperture trasmettono su pilastri e murature carichi prevalentemente verticali. La leggerezza, suggerita dall’esilità delle sezioni di pilastri e volte, così come apprezzabile nelle fotografie d’epoca, è perseguita attraverso l’impiego del materiale strettamente necessario. La copertura della sala d’attesa è costituita da una membrana in laterizio armato ST AR 12 della citata ditta piacentina con una soletta superiore in conglomerato dello spessore di 3,5 cm, impermeabilizzata con la stesura di manti in “asfalto plastico a freddo”9 e l’applicazione a spruzzo di vernice di alluminio. Nella costruzione sono adottate quelle tecniche impiegate nelle realizzazioni di strutture industriali ampie ed economiche che Perghem Gelmi ben conosce avendo iniziato l’attività professionale lavorando proprio per la società RDB. La conoscenza delle tecniche per la realizzazione di strutture in laterizio armato ha consentito l’eliminazione dei pilastri centrali al fine di raggiungere quell’effetto “di gran leggerezza sia all’apparenza che materialmente”10 oggi in parte compromesso dagli interventi manutentivi. “Tutta l’impostazione del complesso termale, circondato da un giardino e da un parco, è improntata sulla chiarezza costruttiva, sulla trasparenza data dalle grandi superfici vetrate e sull’impiego di materiali allo stato naturale, siano essi cemento, pietra calcarea appena sbozzata, legno, vetro o cotto”11. Per le “celle bagno contenute in uno spazio molto ristretto” e basso “sono state adottate pareti interamente vetrate. In tal modo dall’interno delle cabine è possibile spaziare sul verde circostante senza avere l’impressione di essere chiusi in una scatola”. I percorsi sono distribuiti in modo lineare per favorire l’orientamento e l’organizzazione dei servizi. Ordine e il nitore comunicano la salubrità degli ambiti per le terapie anche attraverso l’uso della luce indiretta che scende dall’alto riflettendosi su superfici cangianti, lisce e lavabili. Non vi sono più buie sale d’attesa e lunghi corridoi ma ampi spazi affacciati sul parco. La modernità si manifesta nella dotazione d’impianti e apparecchiature sanitarie, negli arredi, nell’esilità delle strutture portanti e nell’ampio uso di vetrate contribuendo a dare speranze e certezze. Il raggiungimento degli obiettivi, quello medico che interessa l’ospite e quello economico che necessario per l’ente gestore è garantito dall’atmosfera d’efficienza suggerita dalla struttura. Emerge l’importanza attribuita alla definizione di uno stile che esprima serenità e certezza nell’efficacia della cura e, allo stesso tempo, abbia quel carattere esclusivo proprio delle strutture termali.
Il Complesso è organizzato in padiglioni autonomi affiancati secondo rapporti gerarchici e funzionali. L’ampia piazza coperta dell’atrio centrale è luogo d’accoglienza e incontro. Da questo spazio indiviso si accede direttamente alla sala d’attesa e, da questa, ai due bassi padiglioni degli ambulatori che sono organizzati secondo un pragmatico funzionalismo. Negli ambiti per la ristorazione sono introdotte geometrie poligonali, linee curve e una progressiva riduzione di segni evidente nel puntuale attacco a terra delle scale a bilanciere. L’ordine cartesiano degli ambulatori è progressivamente disarticolato e si scioglie definitivamente nelle sinuose linee ad arabesco con cui è disegnato il parco.
È interessante osservare che sin dalla costruzione del complesso assumono sempre più rilevanza i servizi offerti che esulano dalle proprietà curative delle acque, come dimostra la richiesta fatta in cantiere al progettista nel 1959 per ricavare gli spazi per i parrucchieri12. Le riviste che influenzano il gusto proprio dell’emergente classe media che frequenta per le cure gli stabilimenti termali definiscono i modelli di riferimento nel campo della cura del corpo, dell’arredamento e del costume. Le fotografie storiche del complesso di Levico testimoniano l’attenzione posta in ogni dettaglio. Alle nuove terme non vi è lusso ma una sobria eleganza borghese.
Al centro del progetto vi sono la dignità e la salute della persona. Nel caso specifico la cura del corpo e dei luoghi hanno contribuito in modo determinante al benessere e all’autostima di quanti, sopravvissuti agli stenti del secondo conflitto mondiale, iniziarono a guardare con ottimismo al futuro. Il potersi permettere, anche grazie alle sovvenzioni pubbliche, una villeggiatura in quella che era stata una rinomatissima stazione termale è sicuramente uno degli aspetti psicologici più influenti.
Offrivano il loro contributo alla cura anche i colori della natura e quelli dell’arte, i primi contemplabili nel parco, nella discesa al lago e nei boschi di Vetriolo, i secondi nelle opere d’arte contemporanea presenti nel complesso. I quattro pannelli di Luigi Senesi (1966-67), la ceramica di Riccardo Schweizer (1964) e la scultura di Luigi Degasperi posta al centro della vasca d’acqua nel parco e le altre opere presenti aiutano l’ospite a scrollarsi di dosso il passato e ad aprire lo sguardo verso il futuro13.
Il complesso delle terme di Levico testimonia il processo di risanamento sociale ed economico avviato dopo gli orrori della guerra e perseguito con orgoglio, dignità e consapevolezza da quanti hanno partecipato alla costruzione non imprigionando il progetto nei limiti del funzionalismo. Le qualità della costruzione sono ancor oggi riconoscibili nonostante demolizioni, manutenzioni incaute e ampliamenti incongrui. Trattandosi di un’opera pubblica realizzata da meno settant’anni la committenza e i tecnici incaricati delle manutenzioni e delle trasformazioni hanno evitato quel confronto con la Soprintendenza per i beni culturali che probabilmente avrebbe chiesto loro l’acquisizione di ogni materiale utile alla conoscenza del costruito. Le fotografie di cantiere, i disegni e i documenti d’archivio avrebbero probabilmente suscitato stupore e curiosità suggerendo una maggior cautela e rispetto. Il recupero del complesso potrebbe perseguire la conservazione delle strutture originarie, la rimozione dei volumi incongrui e l’aggiunta di nuove strutture coerenti con i criteri distributivi e insediativi originari. L’approccio al bene dovrebbe adottare quei protocolli diagnostici che prevedono l’ascolto, l’osservazione e, se necessaria, la prescrizione di esami specialistici.
Proprietari e gestori sono oggi chiamati a operare in un contesto sempre più difficile ed esigente che pretende il raggiungimento di elevatissimi standard qualitativi. Considerati i servizi di spa e piscine già offerti da alcuni alberghi di Levico è opportuno valutare se sia opportuno trasformare il complesso termale in una struttura di servizi a sostegno dell’offerta turistica o se, coerentemente con gli obiettivi originari, valga la pena puntare su servizi di alta specializzazione in campo sanitario. Gli interventi potrebbero recuperare, per quanto possibile, quella sobrietà documentata dalle fotografie d’archivio evitando di omologare anche questa struttura a quell’esperanto di finiture e arredi che spesso connota le strutture alberghiere e termali.

Terme di Levico: lavori eseguiti nella stagione 1957 Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.11
Terme di Levico: lavori eseguiti nella stagione 1957 Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.11
Stabilimento termale di Levico: salone d’ingresso Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.12
Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Collaudo statico delle volte-travi nell’atrio delle Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)
Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi, Collaudo statico delle volte-travi nell’atrio delle Terme di Levico, in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)

Terme di Levico: lavori eseguiti nella stagione 1957
Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.11


Stabilimento termale di Levico: salone d’ingresso
Mart, Archivio del ‘900, Fondo Perghem Gelmi, MPG.VI.12


Pagine da E. Ferrari, M. Perghem Gelmi,
Collaudo statico delle volte-travi nell’atrio delle Terme di Levico,
in “Costruire”, VIII/36 (settembre- ottobre 1966)

1. Malattie del sangue (anemie, lifatismo, leucemie croniche), della tiroide, ginecologiche, nervose (esaurimenti, sindromi neurodistoniche, malattie organiche del sistema nervoso, e dei nervi periferici) della pelle (dermatosi, psoriasi, acne), dell’orecchio-naso-gola; piorrea alveolare; diatesi linfatica e neuroartritica del bambino. Tratto da: Guida pratica dei luoghi di soggiorno, Stazioni termali, Tuoring Club Italiano, Milano 1969, pp.58-60.

2. ENPAS, Ente nazionale previdenza e assistenza ai dipendenti statali istituito nel 1942; ONIG, Opera nazionale per gli invalidi di guerra istituita nel 1949; INADEL, Istituto Nazionale Assistenza Dipendenti Enti Locali

3. Guida pratica dei luoghi di soggiorno, Stazioni termali, Touring Club Italiano, Milano 1969, pp.58-60.

4. F. Campolongo, C. Volpi, Architetture "redente". Rifugi, alberghi, monumenti e impianti a fune sulle cime di Trento, in Archivio trentino, v. 02/2015, pp. 256-287. ISSN: 1125-8225; F. Campolongo, C. Volpi, Luoghi moderni, itinerari e offerte turistiche del primo e secondo Novecento: appunti per una storia del turismo in Trentino, Fabio Mangone, Gemma Belli, Maria Grazia Tampieri [a cura di], Architettura e paesaggi della villeggiatura in Italia fra Otto e Novecento, Franco Angeli, Milano, 2015, pp.363-380, ISBN 978-88-917-0749-9.

5. Le nuove Terme di Levico, relazione tecnica di Efrem Ferrari e Michelangelo Perghem Gelmi, in Costruire n.36, settembre - ottobre 1966, Fondo Michelangelo Perghem Gelmi, MART di Rovereto (il testo contiene anche la relazione: G.V. (a cura di) Collaudo statico delle volte-travi dell’atrio delle Terme di Levico.

6. Michelangelo Perghem Gelmi nel 1958 partecipa al Concorso per il Nuovo albergo a Comano Terme. Con Efrem Ferrari nel 1960 partecipa e vince il concorso per le demolite Terme di Merano. Nel 1961 realizza lo sportello per il turista all’Antica fonte di Pejo e la Casa del villeggiante a Malè e nel 1963 partecipa al concorso per il Nuovo stabilimento termale Excelsior, Montecatini Terme.

7. Michelangelo Perghem Gelmi, Copertura sala attesa delle terme di Levico in «Il Lateriazio», bollettino tecnico erredibi, n.56, giugno 1959, Piacenza RDB, MART di Rovereto.

8. Ibidem

9. Le nuove Terme di Levico, Op. Cit.

10. Michelangelo Perghem Gelmi, Copertura sala attesa delle terme di Levico in «Il Laterizio», bollettino tecnico erredibi, n.56, giugno 1959, Piacenza RDB, MART di Rovereto.

11. Le nuove Terme di Levico, cit.

12. Lettera di Michelangelo Perghem Gelmi all’Assessore sullo sviluppo lavori Terme di Levico, 25 marzo 1959, MART di Rovereto.

13. L’eliminazione della vasca d’acqua dove era collocata l’opera di Degasperi, la negazione degli spazi a tripla altezza con cui si relazionava il lavoro di Senesi e le demolizioni perpetrate hanno parzialmente snaturato una delle opere più interessanti del secondo Novecento in Trentino.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:
Le nuove Terme di Levico, relazione tecnica di Efrem Ferrari e Michelangelo Perghem Gelmi, in Costruire n.36, settembre - ottobre 1966
Michelangelo Perghem Gelmi, Copertura sala attesa delle terme di Levico in «Il Laterizio», bollettino tecnico erredibi, n.56, giugno 1959, Piacenza RDB
Fabio Campolongo, Michelangelo Perghem Gelmi (1911-1992) [in collaborazione con l'Archivio del '900], [con contributi di Federica Dallaporta, Mario Perghem Gelmi, Gabriele Lorenzoni], Trento e Rovereto, Trento 2012.