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SINERGIE PER LA QUALITÀ

Questo numero della rivista riguarda la qualità del progetto alle varie scale e cerca di restituire l’ampia riflessione sviluppata attorno a tale tema a seguito dell’ottavo Congresso nazionale degli architetti del luglio scorso che si é concluso con l’impegno politico alla formulazione e approvazione di una legge per l’architettura al cui scopo anche il nostro Consiglio è coinvolto nell'elaborazione di apposite linee guida per la qualità architettonica.

Si auspica così che anche nel nostro paese possa concretizzarsi l'impegno preso dai ministri della cultura europei con la “Dichiarazione di Davos” nella quale si sono impegnati ad includere la visione di una Baukultur di alta qualità tra gli obiettivi politici chiave per la città e i territori del futuro prossimo.
E proprio per comprendere al meglio come articolare il nostro contributo ci siamo posti il problema di dare sostanza e profondità ad un termine -qualità- che spesso viene ripetuto come un valore, come un appello o come una necessità, ma che altrettanto spesso viene banalizzato e ridotto a retorica priva di contenuti.
Interrogandoci ci siamo resi conto che, per un Ordine professionale, ricercare, indagare e raccontare la qualità di un’architettura, di un piano o di un progetto territoriale, non riguarda tanto la costruzione di un discorso sul linguaggio quanto la ricomposizione delle correlazioni tra i fattori che la rendono possibile, interrelando i risultati percepibili con i processi che li sottendono e questi con le dinamiche che li hanno suscitati, rintracciando all’interno di questa trama il nostro ruolo.
L’architetto, infatti, esercita la sua professione dando risposta alle domande che la società gli pone ma, al contempo, attraverso l’interpretazione lungimirante e critica degli stimoli provenienti dal dibattito a scale diverse, delle urgenze e delle problematiche locali, delle potenzialità presenti sui territori in cui opera arricchendoli con il suo contributo.
Così facendo egli non è né un semplice burocrate né un creativo fine a sè stesso ma, viceversa, è figura pluridisciplinare che mette a frutto quella capacità di sintesi propria del suo bagaglio formativo.
La bontà delle relazioni che stabilisce con gli interlocutori che incontra in questo processo costituisce la premessa alla qualità del progetto sia esso di architettura o di brani di territorio. Una considerazione, questa, ancora più importante ora che con la nuova compagine politica trentina è necessario aprire un dialogo che possa stimolarla ad una riflessione globale e coerente in tal senso.
Nell’ottica di questa visione abbiamo quindi provato a ricostruire una mappa di possibili sinergie, di possibili declinazioni di questo modo di intendere la qualità del progetto e delle pratiche perseguibili alle varie scale. I temi -territorio, architettura, procedure- sono stati quindi indagati sotto la lente della correlazione tra risultati, processi e dinamiche, proponendo un quadro, per frammenti, di quelle che si ritengono essere le tematiche su cui concentrare l’attenzione in un processo di riflessione sulla qualità.
Abbiamo cercato risposte a domande ricorrenti, proponendo esempi, indagini, ricerche vicine e lontane geograficamente, tenendo sempre in conto le diversità del nostro territorio -insieme “area interna” e canale di transito a scala continentale, ambito turistico e industriale, città e montagna- vedendo tale eterogeneità come fattore di ricchezza e di potenzialità implicita.
Riguardo al territorio i contributi si interrogano e forniscono esempi sul futuro della pianificazione a partire dalla comprensione dei temi posti dal contesto socio-economico locale e da una riflessione sul ruolo strutturale del piano; sulle tematiche attorno alle quali è necessario sviluppare approfondimenti e risposte per poter contribuire a una visione rinnovata del territorio; sul valore della norma non come limite ma come guida. È risultato evidente come il problema dell’efficacia degli strumenti abbia a che fare con i cambiamenti intercorsi nel modo di intendere la pianificazione in relazione ai quali l’Agenda urbana europea ha già richiamato alla necessità di una visione d’insieme.
A livello locale bisogna evidenziare come continuiamo a scontare il perpetuarsi di abitudini, magari inizialmente lungimiranti o aggiornate rispetto al dibattito che le aveva prodotte, ma che oggi sono inefficaci poiché ormai prive dei contenuti che le avevano generate e ora a confronto con nuovi contesti. I piani devono favorire la rigenerazione urbana e declinare come attuare l’indirizzo di consumo di suolo zero poiché non è solo vietando nuove edificazioni che si tutela il territorio, ma anche promuovendo un recupero critico dell’esistente. Le esperienze qui presentate ci mostrano come sia necessario fare i conti con le specificità del territorio e le sue peculiari caratteristiche, finanche con i suoi limiti e problemi che se intesi in chiave propositiva possono rivelarsi fattori di crescita e di miglioramento sensibile.
I contributi proposti inerenti la qualità a scala architettonica ci permettono di riflettere su come l’architettura contemporanea possa farsi terreno di confronto comune nei processi di sviluppo e trasformazione del territorio arrivando a coinvolgere sia manufatti tecnici che infrastrutturali e ad interessare i privati attraverso il buon esempio della mano pubblica.
Anche in Trentino, pubblico e privato possono diventare quindi interlocutori convergenti e tra loro dialoganti con cui sviluppare sinergie costruttive di elaborazione dei programmi, di espressione architettonica e di valutazione dei progetti. Questo può avvenire sia esplorando ambiti funzionali più consueti che indagando temi talvolta inaspettati e considerando paritariamente località e scale piccole e grandi. Gli esempi riportati ci manifestano come l’architettura possa essere strettamente correlata ai processi di ricomposizione delle comunità attraverso il coinvolgimento dei cittadini, a quelli di trasformazione economica e sociale che valorizzano i patrimoni culturali locali e di come gli interventi privati possano essere tanto occasione di autopromozione -come è nella loro natura- che contributo “gratuito” allo sviluppo positivo del territorio.
Il richiamo ai modi in cui tutto ciò avviene, mette in primo piano il ruolo delle pratiche e dei processi sia con riferimento a quelli normativamente stabiliti -come le gare e i concorsi- sia al senso stesso dei meccanismi di condivisione delle scelte, sia ai modi in cui è possibile e auspicabile interessare la popolazione all’architettura per farne capire il ruolo e il valore rispetto al territorio e alla società della quale fanno parte. Una divulgazione che si vorrebbe contributo alla formazione di quella “domanda di architettura”, che il nostro Ordine fortemente auspica e che promuove anche attraverso il ciclo di eventi sulle possibili sinergie per la qualità.