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SAPER INNOVARE

Il ruolo della pianificazione come elemento di governo di un territorio deve sapersi innovare continuamente.

È necessario infatti operare un salto di qualità concettuale, per abbandonare modelli che oggi producono solo burocrazia, e spingersi verso modelli più efficaci ad affrontare le sfide del nostro tempo. Negli anni 50 e 60 il problema della pianificazione era la crescita frenetica, la necessità di urbanizzare, di trasformare il territorio in modo ordinato e geometrico. La qualità dell’abitare era affidata agli standard geometrici e urbanistici, alle distanze degli edifici.

Questi modelli, soprattutto legislativi a cui siamo purtroppo ancora oggi legati, appartengono ad una società che non c’é più. La legge fondamentale è del 1942, gli standard urbanistici sono del 1968, altre leggi ancora in vigore sono degli anni 60 e 70. Non si tratta di considerare questi modelli completamente sbagliati, ma certamente le esigenze della pianificazione sono cambiate e preponderante risulta oggi la componente della sostenibilità.

Il territorio è una risorsa non rinnovabile, se non in tempi geologici, e in Trentino solo il 7% del territorio è insediabile! Sotto il profilo ambientale il nostro territorio si suddivide in un territorio costruito dove abitiamo e svolgiamo le nostre attività, in un territorio agricolo e in uno naturale. Il primo consuma risorse, è energivoro e produce inquinamento, il secondo e il terzo permettono il sostegno del primo, per vivere e per rinnovare gli elementi naturali (acqua, aria, cibo, ecc.). Il tutto richiede equilibrio, se intacchiamo l’ambiente di sostegno, come abbiamo fatto nel secolo precedente, rischiamo di compromettere realmente la sopravvivenza dell’ambiente ove viviamo e la riproducibilità degli elementi naturali indispensabili alla vita.

Ecco perciò che i nuovi modelli di sviluppo dovranno necessariamente riguardare: la difesa del suolo come una priorità non negoziabile oltre che una responsabilità intergenerazionale, la rigenerazione e il riuso come strategia necessaria per adeguare i volumi alla nuove esigenze di vita quotidiana e infine la resilienza come nuovo paradigma della riflessione urbanistica (dai cambiamenti climatici alla capacità dei luoghi a ritornare ad essere funzionali).

Gli strumenti urbanistici devono quindi sapersi adeguare ed essere efficaci rispetto alle priorità del nostro tempo, coniugando lo sviluppo con i temi ambientali, di sostenibilità e di difesa del suolo. Certamente con la nuova legge urbanistica e il nuovo regolamento urbanistico edilizio provinciale alcuni passi avanti sono stati fatti stabilendo, ad esempio, una modalità operativa nella misurazione degli indici più moderna e orientata alla sostenibilità. Ma sotto il profilo delle politiche incentivanti l’edilizia sostenibile c’è l’esigenza di innovare ancora. La sostenibilità applicata all’edilizia ha bisogno di strumenti più operativi ed efficaci di quelli ancora oggi esistenti che diano concretezza a questo tema, elevino l’asticella della qualità del costruito e siano stimolo per la crescita economica.

Le tre generazioni di piani urbanistici provinciali (67-87-2008) che si sono succedute hanno attraversato, come già detto, la fase dello sviluppo economico degli anni 60 per poi passare ad una fase orientata al controllo del territorio e alla difesa dell'ambiente, attraverso il livello "intermedio" e, infine, alla fase dove l'affermazione del ruolo del paesaggio diviene risorsa strategica insieme ad una concezione identitaria del territorio.

Ma è ancora attuale parlare di PUP nel 2020?

Oggi siamo di fronte a un cambio di paradigma economico e sociale a scala internazionale: si paventava la formazione di un sistema di centri urbani forti e di periferie deboli e ci stiamo già confrontando con una profonda crisi demografica e con un crescente invecchiamento della popolazione.

La sfida futura dovrà quindi farsi carico delle situazioni molto delicate dei nostri centri storici minori che hanno una valenza paesaggica importantissima, ma che sono affetti da problematiche concrete, prime fra tutte l'abbandono.

Grande attenzione dovrà perciò essere posta anche alle aree interne garantendo uguali opportunità alle vallate rispetto alle città.

Questo, insieme al tema ambientale e della sostenibilità e ad una maggiore attenzione alla qualità architettonica del costruito, ritengo sia la chiave entro cui individuare strategie per un eventuale nuovo Piano Urbanistico Provinciale.

La politica deve porsi degli obiettivi alti e nobili, non solo perchè ce lo chiede l'Europa ma perchè lo chiedono i cittadini.

Una nuova stagione di una pianificazione, come importante processo della vita politica di una comunità, ha bisogno più che mai di progettualità e partecipazione.

L'urbanistica del futuro sarà un'urbanistica di ascolto e dovrà obbligatoriamente porre al centro la qualità della vita e quindi l'uomo.