Tu sei qui

PUP > Territorio > Paesaggio > Identità.

Recentemente il nostro Ordine, in collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica della Provincia Autonoma di Trento, l’Istituto Nazionale di Urbanistica e con il supporto di step, ha organizzato un seminario cogliendo la ricorrenza dei 50 anni del primo Piano Urbanistico Provinciale.

In questo incontro si è voluto porre l’attenzione al ruolo del sapere tecnico all’interno dell’attivazione degli strumenti urbanistici, con particolare riferimento al contributo che i professionisti operanti sul territorio possono dare nella configurazione di linee di sviluppo urbanistico a scala territoriale. È stata l’occasione per passare in rassegna la Pianificazione provinciale nell’evolvere di questi cinquant’anni, Pianificazione che ha attraversato diverse fasi: dal boom economico degli anni ‘60 alla fase orientata al controllo della sicurezza del territorio e alla sensibilità ambientale, fino a quella dell’ultima variante del PUP del 2008, che inserisce nello strumento urbanistico temi importanti come la partecipazione e la sussidiarietà responsabile.
Il ruolo del pianificatore è fare sintesi di tutte le istanze che la società esprime, l’architetto ne può essere regista, ma sempre più è necessario unire anche competenze diverse e complementari.
Le trasformazioni di un territorio sono di fatto la conseguenza di un gioco di squadra, il loro governo si attua con tutti gli attori, sfruttandone e stimolando le reciproche peculiarità.
È dato per scontato l’asserire che il sapere tecnico, come lo intendiamo oggi, risulti fondamentale, ma ciò non è sufficiente per la costruzione e lo sviluppo di un territorio.
Un Piano calato dall’alto, frutto della presunzione di una capacità specialistica, rischia di naufragare, di essere inattuabile perché non accettato, non fatto proprio. Il ruolo del pianificatore dovrebbe essere quello dell’allenatore di una squadra: il sapere esperto, applicato alla progettazione e alla pianificazione di un ambito, deve essere capace di cogliere le opportunità del territorio, ma anche i suoi limiti, e non deve porsi al di sopra degli altri saperi.
E qui il pensiero va a un grande architetto come Giancarlo De Carlo che ci ricorda come “l’architettura e l’urbanistica sono parti dello stesso problema (...), la loro interdipendenza è tale che nessuna azione può essere concepita in una delle due senza la coscienza della sua reciprocità con l’altra”.
Urbanistica ed edilizia sono infatti due facce della stessa medaglia, sono due punti di vista diversi per guardare lo stesso oggetto.
Se parliamo del territorio costruito, all’urbanistica spetta determinare le regole del gioco, gli scenari di sviluppo urbano, i modelli di crescita, all’architettura renderli esecutivi ed efficaci attraverso trasformazioni puntuali. In entrambi i casi tra loro devono dialogare, perché il risultato è il prodotto di due livelli dell’agire che devono essere coerenti fra loro.
Oggi la complessità delle problematiche, in un mondo ormai globalizzato, pone ai territori delle sfide non facili da affrontare.
La competizione, però, si svolge ancora sui territori e fra territori e quindi un Piano Urbanistico di una specifica area territoriale, deve rinnovarsi, sempre più come strumento di crescita economica e sociale e perciò chi meglio di coloro i quali vivono e lavorano in un territorio, può avere la capacità di dare valore a quell’area?
Aumentare il grado di consapevolezza, conoscenza e relazione di questi attori è la chiave di un vero progredire.
La strategia di sviluppo ha bisogno di porsi anche sul piano culturale.
Step, la Scuola di Governo del Territorio della nostra Provincia è, in questo senso, un progetto di cultura, un aiuto ad allargare i confini dove l’elemento formazione è basilare.
È una realtà che cerca di sensibilizzare alla tutela del paesaggio e alla qualità del costruito, come valori fondamentali della nostra identità, inserita nello sforzo regionale, ormai pluridecennale, di fornire strumenti che incentivino un uso intelligente del territorio.
Il nostro Ordine, che ha sempre portato avanti il tema della qualità dell’architettura sia alla scala micro che macro, si è trovato partner in varie iniziative, condividendo la volontà di creare una diffusa cultura del territorio ed il concetto di paesaggio, visto quale elemento strategico.
Paesaggio, dunque, trattato concretamente, non inteso come pura visione di incontaminati ambiti naturalistici da preservare, ma come habitat toccato dall’azione antropica.
La preservazione della qualità dell’ambiente passa certo dalle normative, che ne vincolano e indirizzano le trasformazioni, ma deve soprattutto scaturire da una consapevolezza culturale.
I punti di riferimento, gli stilemi che nell’immaginario collettivo riflettono l’identità sono generati dalla conoscenza che, se allargata, permette visioni innovative e percorsi di trasformazione migliorativa.
Strumenti come l’Osservatorio del Paesaggio, monitorano e promuovono la correttezza delle trasformazioni, puntano a modelli di sviluppo capaci di combinare salvaguardia e valorizzazione delle risorse, sviluppo economico ed alta vivibilità, oppure l’istituzione del Comitato Provinciale per la Cultura Architettonica e il Paesaggio, organo che non si occupa solo di consulenze, ma di generare una cultura della qualità.
Partecipazione, rete, multidisciplinarietà, sono cardini su cui può poggiare, dunque, un sapere condiviso.
Partecipazione, che sappia allargare il più possibile la conoscenza, la consapevolezza, la possibilità di condividere e ampliare le scelte.
Rete, perché solo un legame tra molti può essere significativo.
Multidisciplinarietà, ormai irrinunciabile, per la connessione tra aspetti non univoci dello stesso tema.