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Oltre le barriere

Nonostante l’accresciuta sensibilità pubblica degli ultimi anni, i problemi legati al superamento delle barriere architettoniche sono ancora principalmente connessi al concetto rigido di stretta applicazione della normativa, che detta prescrizioni metriche e di finitura senza comprendere le reali differenziate dinamiche che possono portare ad un allargato utilizzo dei luoghi.

È indubbio che i diversi provvedimenti legislativi, emanati a partire dagli anni Settanta, hanno dato vita a processi volti a rendere gli spazi urbani e le strutture edilizie idonei alla vita di chi ha limitate capacità motorie e sensoriali. È altrettanto indubbio però che l’integrazione sociale delle persone con disabilità arriva formalmente con l’approvazione nel 2006 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, quando finalmente si comincia a parlare di processo di inclusione da promuovere in tutti gli ambiti della vita sociale.

Si passa dunque dal concetto assistenziale che vuole, con azioni specializzate, eliminare ostacoli fisici e ambientali, spesso riservando posti differenziati, al concetto globale di collettivo comfort, sicurezza ed autonomia per un’utenza ampliata ad esigenze multigenerazionali, cioè sia dei bambini che degli anziani che di coloro che in vari modi possano avere difficoltà motorie, sensoriali, cognitive.

La persona con disabilità può dunque riacquistare la pari dignità umana, titolare ed artefice dei diritti alla pari degli altri cittadini. Il concetto di inclusione apre un processo di rivoluzione culturale dove vi è uguale riconoscimento ed anzi, chi conosce la difficoltà può definire, quanto tutti gli altri, le regole per un migliore funzionamento della società civile.

Attorno a questo importantissimo processo verso un’“utenza ampliata” nasce il concetto di Universal Design o Design for All (come ci arriva dall’Europa del nord): non una progettazione specializzata per l’handicap ma il più estesa possibile, per tutti, evitando caratteristiche specificatamente individuabili come ospedaliere, ma ricercando nuove valide configurazioni formali ed estetiche.

Per sensibilizzare al tema dell’accessibilità l’Ordine degli Architetti nell’autunno del 2015 ha costruito una proposta formativa in materia di progettazione ed accessibilità.
Attraverso un focus sulle diverse abilità e di conseguenza sui diversi bisogni, si è analizzata la normativa di settore tra prescrizioni e limiti, individuando le frequenti conflittualità di applicazione. L’obiettivo è stato quello di far comprendere, attraverso le docenze, la proposizione di testimonianze e di buone pratiche di Universal Design, l’importanza della progettazione di ambienti realmente accessibili, al di là dell’applicazione puntuale delle norme di settore.

L’approfondimento di realizzazioni di successo come il “progetto casa agevole” (Fondazione Santa Lucia - Roma), prototipo di abitazione concepita come ambiente per un’utenza ampliata e non come spazio per le sole persone anziane o disabili, ci fa capire come sia nostra responsabilità progettare per tutti al di là di un’eventuale condizione di disabilità.

È emerso chiaramente come sia inoltre fondamentale l’attenzione a tutte le persone che vivono accanto alla disabilità e che devono condurre serenamente la loro quotidianità, trasmettendola positivamente a chi ha una forma di handicap, allontanando il rischio, purtroppo reale, di trovarsi soli, pur in una “clinica” perfetta.

L’uomo riconosce sé stesso ovviamente rapportandosi alle persone e alle cose in cui vive ed è vissuto, per questo l’ambiente può assumere valenza positiva o negativa; in casi di deficit cognitivi, spesso accompagnati ai deficit funzionali, un ambiente adatto è essenziale fino a poter essere curativo, supportando la relazione con sé stessi e l’esterno, non necessariamente in una struttura specializzata, ma proprio nei luoghi normalmente frequentati.

Nel maggio 2017 si sono approfonditi tali aspetti in una tavola rotonda che ha visto coinvolta l’associazione Alzheimer di Trento e gli Ordini territoriali degli Architetti e Ingegneri.

Le barriere percettive non sono sufficientemente messe in evidenza nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione che porterà ad un diffuso bisogno di luoghi adatti, luoghi non separati, ma aperti ad una fruizione allargata.

Allo stesso tempo il mondo dei bambini rivendica la propria specificità per una vivibilità urbana. Non sono temi così distanti, nel giugno scorso il convegno “La città con i bambini” organizzato dalla sezione trentina dell’INU ha visto interventi su spazi pubblici inclusivi per bambini ed adulti: “Città senza barriere fisiche e mentali”.

Non solo gli spazi pubblici, la residenza e i luoghi di lavoro sono ambiti toccati dall’accessibilità, ma sempre più anche il mondo del relax e vacanza. A livello europeo si registrano sempre maggiori flussi turistici di persone con esigenze speciali e molti sono gli esempi virtuosi, come la famosa catena alberghiera nordica presente in nove paesi, che ha fatto dell’accessibilità un elemento strategico dell’offerta turistica o il trentino marchio OPEN che si identifica in una “destinazione per tutti”.

Questo numero della rivista vuole porre l’attenzione a pratiche progettuali che hanno saputo andare oltre le barriere; l’ inclusione è la chiave che apre a tutti indistintamente l’inserimento sociale e permette anche al diversamente abile di “essere”, “vivere”, “contribuire” come ha voluto sottolineare un nostro collega docente al corso da noi organizzato.

Sta quindi a noi progettisti comprendere l’importanza irrinunciabile di queste tre parole che fanno comunque parte integrante del percorso che abbiamo intrapreso per divenire architetti.