Tu sei qui

Almanacco 70

La mostra Almanacco 70 offre ancora una volta un‘importante occasione per riportare l’attenzione sul dibattito che ha interessato gli anni del boom economico, attraverso una selezione di opere di alcune figure di spicco del panorama architettonico e artistico trentino. Il nostro Ordine, con la propria rivista, ma anche attraverso incontri molto partecipati, ha rivolto l’attenzione all’opera di architetti, decani della professione e artisti che sono stati i protagonisti di un cambiamento radicale della società nel secolo scorso.

È stato in quegli anni che arte e architettura elaborarono, entrambe, il concetto di astrazione: i temi della geometria diventarono gli ambiti da esplorare. Due discipline che, nella mostra della Galleria Civica “Almanacco 70 - Architettura e Astrazione”, curata da Campomarzio, Margherita Pilati e Gabriele Lorenzoni, trovano una forte convergenza.

Questi protagonisti, giovanissimi, hanno saputo applicare i paradigmi della ricerca internazionale, elaborandone progressivamente una personalizzazione, introducendo in Trentino il linguaggio del movimento moderno e del razionalismo.

È significativo che questi architetti e ingegneri, laureatisi fuori provincia in un periodo come quello degli anni sessanta caratterizzato da grande fermento nell’ambito della ricerca sull’architettura e spesso con significative occasioni di formazione professionale post-laurea, siano tornati in Trentino portando con loro i contenuti di queste esperienze e li abbiano applicati con coerenza e innovazione. Lo sperimentare, l’andare oltre il costruire tradizionale erano principi fondanti.

Gli Anni Settanta li videro giá piuttosto maturi rispetto al decennio precedente e con una notevole evoluzione della capacitá progettuale.

Esperienze significative vissute nel momento in cui c’erano dei maestri veri da cui imparare e amministratori pubblici illuminati che seppero promuovere una visione urbanistica complessiva: i progetti architettonici diventarono così anche progetti urbani.

Il ‘67 è l’anno del varo del primo Piano Urbanistico Provinciale di Samonà.
È un avvenimento ondamentale per la nostra Provincia che ha posto le condizioni per uno sviluppo omogeneo del territorio trentino: un‘urbanistica costituita non solo di numeri e parametri, ma che ha fatto dell’ambiente e della qualità dello spazio abitato gli elementi cardine.

Sono stati gli anni in cui il Trentino ha cominciato a crescere velocemente: le opere di committenza pubblica erano di alta qualitá e mostrarono come l’architettura e il progetto, se sostenuti, possano lasciare segni di grande qualitá sul territorio.

A distanza di qualche decina d’anni si palesa un’evidente difficoltà di riconoscere molte di queste opere come testimonianze degne di conservazione. Fin dalle scorse consigliature il nostro Ordine ha promosso incontri pubblici e dibattiti al fine di sensibilizzare verso la tutela dell’architettura moderna e contemporanea.

Se non si storicizza e non si capisce lo spirito dell’epoca si tende a banalizzare o, ancora peggio, a definire con l’abusato termine giornalistico di “ecomostri” alcune pagine importanti della storia dell’architettura trentina.

Vorrei concludere citando una frase di Silvano Bassetti che, in una pubblicazione in cui raccoglieva una rassegna di opere ed artisti contemporanei della nostra regione, scriveva: 

“L’architettura è arte civile (...) l’architettura e ciò che riesce ad emergere per qualità morfologica e per intenzionalità artistica nel grande mare dell’edilizia.

Spesso solo la storia rende giustizia all’architettura, selezionando la qualità dalla quantità, il valore artistico dal valore economico, il sostanziale dall’effimero.” 

S. Bassetti, Presentazione architetti Trentino-Alto Adige. Rassegna, a cura di M. Lupo e S. Bassetti,
Bi Quattro Editrice, Rovereto, 1988.

 

Non si tratta della citazione di un grande maestro, ma quella di un architetto e amministatrore pubblico (trentino di nascita, ma bolzanino di adozione) che credeva profondamente che sviluppo economico, sociale e culturale dovessero trovare nell’architettura una loro particolare espressione. Lo ha concretizzato permettendo ad una vasta schiera di professionisti, spesso introdotti all’incarico pubblico dalla partecipazione vittoriosa ai numerosi concorsi banditi sia a livello provinciale che comunale in Alto Adige, di crescere così come erano crescuiti i colleghi protagonisti di questo numero di a.