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Divulgare e pubblicare l’architettura

Fare architettura è un atto pubblico. Chi ha scelto di fare l’architetto è consapevole che il proprio lavoro modifica e plasma il contesto in cui opera, ponendosi quindi a disposizione ma allo stesso tempo anche al giudizio della comunità.
Ciò risulta particolarmente evidente nel caso della realizzazione di un opera pubblica, fruibile quindi da parte di tutti, ma rimane valido anche in caso di realizzazione di opere per un committente privato. L’architettura è un’emergenza fisica che, affiancandosi o contrapponendosi ad altre strutture, costruisce lo spazio urbano in cui viviamo. Per questi motivi l’attività dell’architetto non si esaurisce nel dare una coerente risposta alle richieste dei propri committenti, vi è infatti anche una responsabilità nel riuscire a comunicare il senso del proprio lavoro, e più in generale il senso dell’architettura contemporanea.
Il contributo che noi diamo alla comunità in cui viviamo o dove operiamo si concretizza con gli esempi che riusciamo a realizzare, ma allo stesso tempo anche con le azioni che mettiamo in campo per favorire una generale crescita culturale della società.

Divulgare e pubblicare l’architettura

Risulta evidente che qualsiasi persona vive direttamente l’esperienza dell’architettura, abitando la propria casa, frequentando una scuola, un museo, una chiesa. Non vi è però un’educazione scolastica che permetta di fornire gli strumenti per comprendere l’evoluzione dei linguaggi dell’architettura. Ciò porta spesso ad una errata interpretazione di quelli che comunemente vengono considerati i caratteri “tradizionali” di un luogo. L’attaccamento a ciò che viene considerato tradizione, è spesso una sicurezza irrinunciabile per molti, anche se perlopiù riferita ad elementi ed idiomi che nulla hanno a che fare con le origini costruttive e stilistiche del luogo a cui sono riferite. Per questo è necessario da parte nostra uno sforzo ulteriore per “educare” la società all’architettura fornendo le chiavi interpretative per comprendere il senso delle nostre opere.

Quale può essere il nostro contributo?
Quale la nostra “lezione di architettura”, senza la presunzione di voler imporre una visione univoca? L’unico modo per comunicare onestamente il senso del nostro operato è quello di mettersi in gioco, mostrare le proprie opere, partecipare a concorsi e premi dove figure autorevoli possono esprimere giudizi e valutazioni su ciò che abbiamo fatto nella nostra attività lavorativa. Pubblicare, mostrare e promuovere tali risultati è il passaggio successivo per attivare occasioni di confronto e discussione che permettono di fare “cultura”, ovviamente cercando di superare la ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Vanno infatti individuati i canali per aprire alla società civile le valutazioni e le discussioni intorno all’evoluzione dei linguaggi artistici. È in questo modo che possiamo riuscire a far capire il valore del nostro operato. Valore non solo culturale ma anche economico. Quest’ultimo è uno dei temi su cui fare leva per far comprendere a committenti ed operatori il possibile e rilevante ritorno di immagine che un serio investimento sul progetto può portare.
Sono questi gli obiettivi che Turris Babel, rivista della Fondazione Architettura Alto Adige, cerca di promuovere: mostrare i risultati della migliore architettura altoatesina ad un pubblico più ampio possibile ed allo stesso tempo fornire stimoli alla discussione relativa alle trasformazioni urbane, attivare il confronto tra le diverse opere realizzate dai colleghi che operano in loco, porre domande a cui ognuno potrà cercare di dare risposta. Oltre a leggere i fenomeni locali è infine necessario allargare lo sguardo oltre i confini amministrativi a cui siamo abituati, questo è ciò che con l’associazione Architetti Arco Alpino abbiamo provato ad attivare, mettendo a confronto le dinamiche di trasformazione o conservazione dei diversi contesti alpini. Cercare le radici di quella ricchezza di dettagli ed elementi che hanno caratterizzato per secoli quelle minime differenze che possiamo riscontrare passando da una valle all’altra, è un modo per cercare di comprendere i diversi approcci progettuali contemporanei.

Questo è quindi il compito che come architetti dobbiamo cercare di attivare: ricercare l’architettura di qualità presente nei nostri territori, pubblicare i progetti e stimolare il confronto, comunicare che la qualità non è un costo ma è bensì un investimento.

Divulgare e pubblicare l’architettura
ALBERTO WINTERLE:
Architetto (IUAV, 1996), è partner dello studio weber+winterle. È direttore di Turris Babel, rivista della Fondazione Architettura Alto Adige e Presidente dell’associazione Architetti Arco Alpino, costituita tra gli Ordini degli Architetti PPC di Aosta, Belluno, Bolzano, Cuneo, Novara VCO, Sondrio, Trento, Torino, Udine, Vercelli.