Tu sei qui

Cos’è stato e di cosa si è parlato all’ottavo Congresso nazionale degli architetti?

Quasi tremila delegati hanno preso parte, nelle giornate del 5, 6 e 7 luglio scorsi, all’ottavo Congresso nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori svoltosi presso il Parco della Musica di Roma. Tra di loro anche una nostra delegazione, guidata dalla presidente Susanna Serafini e composta da 30 colleghi.

Cos’è stato e di cosa si è parlato all’ottavo Congresso nazionale degli architetti?

Intenzione del Consiglio nazionale - espressa nel titolo assegnato al Congresso, “Abitare il paese. Città e territori per il futuro prossimo” - era dare luogo ad un evento aperto, inclusivo e positivo che si strutturasse in una concatenazione biunivoca di constatazioni e proposte finalizzate alla ridiscussione delle pratiche e dei concetti associati ai temi dell’abitare le città e i territori rispetto agli scenari attuali e, entro questo orizzonte, alla riaffermazione della figura professionale dell’architetto all’interno di una visione condivisa e condivisibile non permettendo che la pur necessaria presa di coscienza delle criticità che il nostro lavoro sta attraversando finisse per caratterizzare l’incontro come mero momento di rivendicazione corporativa.

Il duplice binario perseguito nelle fasi preparatorie - stimolato, da un lato, dall’acquisizione di contributi da parte degli Ordini radunati entro macroaree regionali e, dall’altro, dalle linee guida messe a punto dal Comitato Scientifico e dal Consiglio Nazionale - ha determinato l’articolazione del programma, ampio e variegato, che nel suo svolgersi non ha mancato di interrogarci sulla nostra identità, sul ruolo e sul valore della nostra professione nella società di oggi, sulla necessaria revisione di alcuni suoi modi in relazione alle potenzialità e alle difficoltà del nostro territorio nazionale, sull’irrinunciabile e improrogabile confronto con la condizione europea non astenendosi, d’altra parte, dal riaffermare i necessari appelli per un più ampio e qualificato riconoscimento alle specificità di una categoria professionale, culturale, economica e sociale quale la nostra.

L’assenza di molta parte della rappresentanza politica sia comunale che nazionale, solo in parte risarcita dall’ascolto e dalle rassicurazioni del Ministro per i Beni Culturali Bonisoli, ci hanno ribadito la necessità di questi appelli ma d’altra parte ci hanno anche lasciato sottintendere l’importanza di una riflessione rivolta ad una autocritica circa il nostro essere e il nostro fare che sia stimolo ad una maggior comprensione da parte della società e dei suoi rappresentanti di chi siamo e di quale contributo possiamo dare al suo sviluppo e alla sua crescita.
Introdotto dalla Relazione del presidente Giuseppe Cappochin, lo svolgersi delle tre giornate ha dato spazio e contenuti a queste riflessioni proponendo tavole rotonde rivolte a confronti tanto su temi interni quanto aperti verso scenari disciplinari e geografici più ampi (Riflessioni del Comitato scientifico del Congresso nazionale; Agenda urbana 2030; La città del futuro prossimo. Verso una cultura della costruzione di qualità; Consumo di suolo a saldo zero e rigenerazione urbana; Legge per l’architettura. Esperienze internazionali a confronto; Connessioni e intelligenza collettiva) che ci hanno fatto comprendere sia i necessari passi avanti da compiere che la qualità del nostro patrimonio culturale e professionale.

Interventi di relatori di chiara fama hanno contribuito ad approfondire contenuti specifici (Analisi giuridica della proposta di legge per l’Architettura; Centri storici, periferie, città diffusa, aree interne: sviluppo e squilibri nell’Italia di oggi; Il ruolo dello Stato nelle città del futuro; L’immagine sociale dell’architetto) mentre alcuni colleghi ed esperti in temi urbani hanno fatto il punto su progetti e iniziative in atto nel nostro paese e in paesi vicini (Concorsi di architettura e qualità del progetto; Creating Vibrant and Healthy Cities for All).

Il composito mosaico delle proposte tematiche maturate ai tavoli regionali ha concluso le attività del Congresso, ribadendo con la sua pluriformità la grande complessità tanto dei problemi quanto delle sfide che attendono tutti noi - dal Consiglio, agli Ordini, ai professionisti nelle diverse modalità di esercizio del mestiere - affinché essi si trasformino in temi di dialogo, di offerta professionale qualificata, di giusta soddisfazione economica e di affermazione culturale dell’architetto quale parte attiva di una società rivolta al futuro.

In termini concreti, il principale documento portato all’attenzione dei congressisti è stata la proposta di legge per la promozione e la tutela dell’architettura quale prodotto di ingegno e, al contempo, azione sociale e culturale avanzata dal CNAPPC che, nella sua complessità, riassume da un lato le istanze nazionali e dall’altro acquisisce e fa proprie direttive e indirizzi internazionali. A questo, riassunto nel Documento programmatico, si sono affiancate altri progetti sempre rivolte alla promozione della nostra figura e ruolo.
Quanto qui riassunto dimostra la necessità di dare un seguito all’evento in sé. Un seguito che dovrà essere fatto di iniziative concrete volte alla fruttificazione di quanto sin qui maturato in modo che intenzioni quali la Legge oppure il richiamo alla cultura e alla qualità del costruire, contenuti nel Manifesto conclusivo, non rimangano iniziative interrotte.