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Considerazioni sulla Convenzione di Faro

Prima di tutto, ringrazio per questo invito, che devo alla mediazione del collega e amico Franco Marzatico.
Apprezzo la vostra intenzione come professionisti del settore di “lanciare uno sguardo oltre il cantiere” e spero nel mio breve intervento di poter fornire un contributo utile al dibattito.

Considerazioni sulla Convenzione di Faro

Propongo qualche considerazione preliminare, per fare velocemente il punto della situazione, al fine di meglio comprendere il senso della convenzione di Faro.

Stiamo vivendo una fase di profondo cambiamento, perché sta cambiando proprio la visione del patrimonio culturale. Potremmo usare uno slogan per descrivere quanto sta accadendo: stiamo passando dal diritto dei beni culturali al diritto ai beni culturali, cioè dalla tutela dei beni alla riappropriazione dei beni da parte delle comunità.

Il dato di maggiore novità, infatti, a mio giudizio, è proprio il grande aumento del pubblico nei musei e nei luoghi della cultura e la sua volontà di partecipazione, che può incidere sull’intera politica del settore. Gli esempi di questo fenomeno potrebbero essere tanti, basterà ricordare il grande incremento degli iscritti al FAI (Fondo Ambiente Italiano) che con varie espressioni di contribuzione e di volontariato sostengono la missione di salvaguardia, promozione e diffusione dei valori del patrimonio culturale.

A tal proposito, citerei le parole di Andrea Carandini, Presidente nazionale del FAI: “L’Italia è un Paese asfittico dal punto di vista della società civile, perché è stato dominato da un’ideologia statalista, di destra e di sinistra, secondo la quale i singoli cittadini devono attendersi tutto dallo stato e mai auto-organizzarsi per fornirsi di quanto lo stato non arriva a procurare ... ma le cose stanno cambiando anche nel campo del paesaggio e del patrimonio culturale”.

È vero il sistema italiano è chiuso: incentrato sulla tutela e sul vincolo, che è uno strumento passivo, che ha avuto e che ha grandi meriti, ma che resta distante dai cittadini.

La svolta arriva con le riforme Franceschini, che hanno rotto il paradigma del sistema italiano. Fra i provvedimenti di riforma può apparire secondaria, ma non lo è, l’introduzione della gratuità per la prima domenica di ogni mese nei musei statali, che è stata imitata subito anche da altre amministrazioni, e che ha avuto il merito di far conoscere i musei italiani agli Italiani. Il pubblico, infatti ha subito risposto in modo molto positivo ed è in costante aumento.

In questo contesto inserirei il tema della Convenzione di Faro. La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro, la città portoghese, nel 2005, è stata sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non è ancora stata ratificata dal Parlamento italiano.

La Convenzione, introducendo i concetti di “eredità culturale” e di “comunità di eredità”, promuove una nuova visione del rapporto tra patrimonio culturale e le comunità che lo custodiscono; riconosce che l’eredità culturale rientra tra i diritti dell’individuo a partecipare alla vita culturale e ne rimarca il valore ed il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, incoraggiando processi di valorizzazione partecipativi.

Il concetto di eredità culturale è profondamente innovativo. Bisogna chiarire subito che nel testo in inglese l’espressione è cultural heritage, ma non è stata tradotta con patrimonio culturale come sarebbe stato normale, per evitare confusioni o sovrapposizioni con la definizione di patrimonio culturale che fornisce il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 22 gennaio 2004, n.42).

L’eredità culturale è un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Essa comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione nel corso del tempo fra le popolazioni e i luoghi.

Si passa quindi, in sostanza, dai beni alle persone. Un cambiamento di prospettiva assolutamente radicale.

Segue poi nel documento il concetto di comunità di eredità.

Una comunità di eredità è costituita da un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future.

Un esempio concreto che può essere fornito è il caso delle Catacombe di San Gennaro a Napoli, che si trovano in un rione difficile, il rione Sanità, di alta pericolosità sociale. Qui la cooperativa La Paranza, formata da giovani del quartiere e organizzata dal parroco Don Antonio Loffredo, apre al pubblico, gestisce e valorizza il complesso, generando risorse anche per il restauro e la corretta manutenzione del sito.

Tanti sono i meriti di questa iniziativa, sotto il profilo culturale e sociale, che ne hanno fatto un caso emblematico in Italia. I giovani della Cooperativa hanno ottenuto nel 2017 il Premio Francovich, consegnato dal Ministro Dario Franceschini.

Bisogna segnalare che Antonio Loffredo con i suoi ragazzi non si è interessato di un singolo bene, ma di un intero rione, si è rivolto prima alle persone che alle cose, ha compreso che il patrimonio culturale se conservato e correttamente conosciuto è fonte di introito economico, di sviluppo e di rigenerazione culturale e sociale.

“Come sarebbe bello -citando ancora Andrea Carandini- se tutta questa azione dal basso potesse federarsi, rimettendo in vigore la tutela sociale che un tempo esisteva, controbilanciando e sostenendo la tutela legale dall’alto”. Questo percorso non breve, nè semplice potrebbe essere attivato proprio tramite la Convenzione di Faro.

ANNA MARIA VISSER:
Archeologa e museologa. Vicepresidente del Comitato tecnico scientifico “Belle Arti” e membro del Consiglio Superiore del Ministero Beni, Attività Culturali e Turismo. Condirettore del master MCM MuSeC (economia e management dei musei e dei servizi culturali) e docente di discipline museali presso l’Università di Ferrara. Già direttrice dei Musei Civici di Arte Antica di Ferrara, città UNESCO. Già membro del direttivo e coordinatrice della Commissione tematica Personale, Formazione e Aggiornamento di ICOM Italia. Past - President dell’ANMLI (Associazione nazionale dei Musei degli Enti Locali e Istituzionali). Membro del direttivo internazionale di ICOM ICTOP.
Ferrara, 6 giugno 2018